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domenica 11 marzo 2012

Resta aperta la questione esodati

Fondo «calamità» e Tlc, al Senato si riapre la partita
ROMA
Il decreto semplificazioni non ha ancora ottenuto il formale via libera della Camera, ma la partita sui nuovi ritocchi da inserire al Senato è già cominciata. Il correttivo per ritornare al meccanismo originario finalizzato a garantire una dotazione permanente di almeno 600 milioni al fondo spese impreviste del Tesoro, necessario a coprire i primi interventi in caso di calamità, è già pronto. E dovrebbero arrivare anche altre novità sul fronte telecomunicazioni, con un restyling della della liberalizzazione collegata al cosiddetto "ultimo miglio", che è stata decisa in commissione alla Camera ma su cui L'Agcom ha espresso parere negativo e gli operatori internazionali hanno lanciato l'allarme sul rischio infrazione-Ue. I partiti però, dal Pdl fino alla Lega, sembrano volersi opporre a una marcia indietro sul testo.
Due spine per il Governo, dunque, nella complessa gestione parlamentare dei quattro decreti attualmente in attesa del disco verde delle Camere: liberalizzazioni, semplificazioni burocratiche, semplificazioni fiscali, riassetto ambientale. Senza poi considerare altri temi caldi. Primo fra tutti il nodo banche: la cancellazione dello stop delle clausole sulle linee di credito inserito a Palazzo Madama nel Dl liberalizzazioni è stata di fatto decisa, ma non è ancora stato individuato il veicolo legislativo per renderla operativa. Restano poi aperte altre tre questioni: «esodati», assunzioni insegnanti di sostegno e tesoreria unica.
La matassa più difficile da sbrogliare continua a essere quella delle banche. Anche per effetto delle dimissioni dei vertici dell'Abi, il Governo e i partiti hanno cercato di trovare una soluzione pur nel rispetto delle singole posizioni. L'Esecutivo, con il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, ha tenuto a rimarcare di non essere mai stato favorevole al ritocco apportato al Senato al decreto liberalizzazioni. Si tratta di una norma «sbagliata e di stampo dirigista», ha affermato De Vincenti, aggiungendo che il Governo «alla luce dell'ampia maggioranza che si era formata al Senato non ha ritenuto opportuno opporsi». Per il Governo, quindi, spetta al Parlamento individuare «le modalità attraverso cui modificare» questa misura.
L'ipotesi più gettonata resta quella di un emendamento al decreto fiscale, che sta cominciando il suo cammino al Senato, ma rimarrebbe il problema di una sfasatura temporale in termini di entrata in vigore rispetto alla norma prevista dal decreto liberalizzazioni (cancellazione delle commissioni sulle linee di credito), giunto a un passo dall'approvazione definitiva. In alternativa c'è l'opzione di un provvedimento ad hoc. Prima però occorre un'intesa tra i partiti. (Continua a leggere)
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