Pagine

lunedì 9 aprile 2012

Da Mantova: il 13-4-12 la sveglia suona alle 2 di notte: destinazione Roma

«Ci hanno sfilato la pensione di mano»
L’incubo degli esodati: con l’innalzamento dell’età minima rischiano di restare senza soldi per anni. È allarme mobilità
Il termine ha eco biblica e sapore aspro. Alle spalle c’è il posto di lavoro, abbandonato dietro la lusinga di accordi individuali, incentivi, scivoli, assegni. Davanti c’è la prospettiva della pensione. Ma il traguardo s’è fatto miraggio e la marcia è diventata infinita, senza più garanzie né coperture. In mezzo c’è il popolo degli “esodati”, ex lavoratori precipitati nel limbo della riforma Fornero. Il guaio è che l’innalzamento dell’età minima ha sconvolto i calcoli e moltiplicato le preoccupazioni: adesso la copertura delle aziende si esaurirà molto prima della pensione, lasciando gli esodati senza più ammortizzatori. E così per anni. Anche a Mantova, dove, secondo la stima della Cgil, gli ex lavoratori nel limbo sono circa 300, ma il numero lievita a 700 se si considerano anche gli over 52 in mobilità (e chi li assume più?). A metterci una toppa doveva essere il decreto Milleproroghe, invece la smagliatura si è allargata in beffa. Tanto che ora il ministro Fornero (guai a usare l’articolo “la” davanti al cognome) si è presa una settimana di tempo per sbrogliare la matassa insieme a cinque capoccioni dell’Inps. Sembra infatti che la stima di 65mila esodati a cui applicare le vecchie norme vada moltiplicata almeno per 5. Raddrizzati i calcoli, resterà da sciogliere il nodo più ostinato, quello dei soldi. Dove andarli a pescare? Morale, nessuno può ancora dirsi salvo. Non Grazia De Vita, condannata al limbo per un pugno di ore, né la sua (ex) collega Mara Vioni, nonostante l’ombrello del decreto Milleproroghe. L’azienda è Poste Italiane.
Racconta Grazia De Vita che la riforma Fornero le ha inquinato la serenità sin dal primo giorno di (pre)pensionamento. In Poste dal 1976, prima a Napoli e quindi a Mantova, De Vita viene convocata dai capi nel giugno dello scorso anno, quando già l’Italia zoppica ma la tempesta è solo un ronzio insistente. Grazia è un’amministrativa (mercato privati), il lavoro le piace ma la proposta l’alletta: secondo le vecchie regole potrà andare in pensione nell’aprile del 2013, l’azienda le offre un incentivo perché resti a casa dal 1° gennaio 2012. Al governo c’è Berlusconi, la Fornero è sconosciuta ai più. De Vita se la pensa un po’ e alla fine dice sì, firmando anche un documento che solleva Poste Italiane dalla conseguenze di eventuali modifiche alla normativa. «Altro che ritocchi, la riforma è stata una rivoluzione copernicana - si sfoga - Come la vivo? Sto male, sono angosciata e delusa, dopo tanti anni di lavoro. L’ansia è cominciata presto, l’accordo l’ho ratificato a fine dicembre, in piena bufera». A curvare la delusione in rabbia arriva l’articolo 6 del decreto Milleproroge che, in materia di accordi d’incentivo all’esodo, salva «i lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto entro il 31 dicembre 2011». Ovvero, l’ultimo giorno di Grazia da dipendente di Poste Italiane. Quindi? L’indennizzo si esaurisce tra un anno, ma lei potrà prendere la pensione soltanto dal luglio del 2016. Fortuna che ha i figli sistemati e un marito ancora al lavoro, ma riferisce di colleghi (di sventura) disperati. Gente che ha già speso l’indennizzo per il matrimonio dei figli o ristrutturare casa.
«La pensione? Me l’hanno strappata di mano. Sono incattivita» denuncia Maria Vioni, pure lei classe 1952, a casa dalla fine del 2010. L’accordo con Poste Italiane l’ha firmato fidandosi delle leggi esistenti, sicura di raggiungere il traguardo nel novembre 2013. In teoria è salva, sempre che il Governo trovi i soldi necessari a garantirle il diritto alle vecchie regole. A lei e agli altri 349.999 esodati. Altrimenti Mara rischia di dover tirare per altri tre anni senza un euro di più. Insomma, soffia una brutta aria, e non soltanto per gli esodati: «C’è un altro fenomeno che nel prossimo futuro minaccia di coinvolgere centinaia e centinaia di lavoratori mantovani – avverte il segretario generale della Cgil, Massimo Marchini - Sommato alla riforma del mercato del lavoro, che cancella l’istituto della mobilità, l’allungamento dell’età pensionabile partorirà una generazione troppo vecchia per trovare un’alternativa e troppo giovane per andare in pensione. Gli over 50 espulsi dal mercato del lavoro rischiano di scontare una disoccupazione di lungo periodo». Insomma, tocca tornare in piazza: Cgil, Cisl e Uil manifesteranno venerdì a Roma. La partenza da Mantova, in pullman, è fissata alle 2 di notte. Troppo presto? Troppo tardi? La sveglia suona battaglia.
Igor Cipollina
(Leggi)



1 commento:

  1. Se i tecnici sono questi io sono Napoleone. Siamo in mano a una squadra di incompetenti buoni a nulla per di più' pagati con i nostri soldi. Non hanno saputo valutare l'esatta entità' del problema ed hanno emanato regole e provvedimenti in contrasto con la reale situazione dei fatti. Adesso hanno bisogno di giorni o mesi per raddrizzare la baracca, intanto il lavoratore che ha sottoscritto accordi nel pieno della normativa vigente rimane in sospeso per colpa di tre o quattro cervelloni.
    esodato 52

    RispondiElimina