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giovedì 12 aprile 2012

La condizione degli esodati postali

Bresciaoggi e Giornale di Brescia, giovedì 12 aprile 2012

RISPOSTE/1
No, noi non siamo «pre-pensionati»

Caro direttore, siamo Mara Polato e Beppe Zani, i due bresciani ospiti di David Parenzo che era in collegamento con gli studi di LA7 per la trasmissione televisiva "In Onda" trasmesso domenica 1-4-2012. Tema della serata erano gli "esodati". In studio i conduttori Porro e Telese e, per il Governo, il sottosegretario Polillo. Le scriviamo perché abbiamo letto la lettera de sig. Guido Mensi di Breno su Bresciaoggi di domenica 8-4-2012 e vorremmo spiegare meglio la condizione di noi esodati postali.
Innanzitutto non siamo "pre-pensionati". Noi abbiamo lavorato rispettivamente 39 anni e 39 anni e 6 mesi. Abbiamo concordato con l´Azienda Poste SpA un´uscita anticipata dal lavoro, un percorso al termine del quale avremmo trovato la pensione solo dopo aver versato contributi volontari per coprire il periodo mancante al raggiungimento dei 40 anni di anzianità contributiva (Mara 1 anno, Beppe 6 mesi). Niente a che fare con le baby pensioni. 
Il fatto è che i nostri accordi, sottoscritti singolarmente con Poste a marzo e a giugno 2011 (quando ancora nessuno sapeva chi fosse la Prof. Fornero) sono due dei tanti sottoscritti in questi anno dalla nostra Azienda che, da anni, ricorre a questo strumento per ridurre il personale. Sono patti fatti sulla base di determinate norme pensionistiche il cui ultimo ritocco è stato fatto a luglio 2011, ricorderete il prolungamento da 12 a 13 mesi della cosiddetta "finestra" di attesa tra la maturazione del diritto ed il godimento della pensione. Allora si disse che i conti "erano a posto" e che l´Europa approvava.
Poi arriva il governo Monti che modifica i requisiti necessari per andare in pensione, aggiunge altri anni minando il presupposto stesso dell´accordo. Se avessimo saputo, non avremmo firmato (né Poste ci avrebbe fatto una simile proposta). Adesso... il Governo non accetta di far andare in pensione con 40 anni di contributi coloro che hanno sottoscritto quell´accordo prima del 5-12-2011 (decreto Monti), Poste non ci vuole ri-assumere e così noi resteremo senza stipendio, senza reddito e senza pensione.
Se avessimo il nostro posto di lavoro avremmo certamente mugugnato, come nelle almeno 5 riforme pensionistiche precedenti. Ma senza un introito, come faremo a mantenerci? Come faremo a versare gli anni in più di contributi volontari richiesti? (almeno 800 euro al mese, faccia 2 conti).
Nonostante non siamo più dei giovinetti, abbiamo pensato anche di trovarci un lavoro assicurato per completare il nostro percorso assicurativo che, in alcuni casi, con le nuove regole prevede anche oltre 7 anni dopo di contributi da aggiungere a quelli previsti. Avendo ricongiunto tutti i contributi accumulati nella nostra vita lavorativa nel fondo ex IPOST, dovremmo poi ricongiungere tutti quegli anni (nel nostro caso 39 o 39 e 6 mesi) nel fondo INPS. A questo punto avremmo a che fare con quel fenomeno che va sotto il nome di "Ricongiunzioni onerose" (introdotta dal governo Berlusconi): semplificando significherebbe pagare nuovamente quegli anni di contributi che abbiamo già versato durante la nostra vita lavorativa. 
Siamo in un "cul de sac", senza via d´uscita, nel quale siamo stati cacciati da sedicenti tecnici al governo che con superbia hanno rifiutato non solo di accordarsi, ma anche un semplice confronto con i rappresentanti dei lavoratori. Oggi dicono di non sapere nemmeno quanti siano ed i pochi che potrebbero andare in pensione con le vecchie regole non sanno se potranno riceverla perché le risorse disponibili erano pensate per 50-60.000 persone, mentre adesso si parla addirittura di 350-370.000.
Per quanto riguarda il confronto coi giovani e su quanto dovrebbero protestare, dico: non risparmiatevi così come abbiamo fatto in passato e stiamo tuttora facendo noi: non ci saranno altri che lotteranno per voi, semmai con voi. Noi ci saremo, perché sappiamo.
Mara Polato - LONATO
Beppe Zani - CORTE FRANCA

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