ROMA – “Esodato” di questi tempi fa rima con “sfortunato”, quando non con “fregato”. Tali si ritengono infatti, sfortunati nel migliore dei casi e fregati negli altri, i lavoratori che hanno visto saltare i loro piani pensione dopo l’ultima riforma varata dal governo Monti. Gli esodati, quelli che avevano accettato di lasciare l’azienda in anticipo per essere “accompagnati” sino alla pensione, si sono ritrovati dopo la riforma in un limbo senza lavoro e senza pensione. Proteste generali e governo al lavoro per risolvere la questione. Ma a volte esodati vuol dire anche privilegiati. Almeno alle Poste.L’accordo di cui il presidente Ialongo parla dovrebbe far gridare vendetta. Un accordo simile infatti, seppur allettante dal punto di vista umano, e persino considerato “normale” probabilmente da molti italiani, è infatti un accordo che manda ancora una volta a farsi benedire principi di efficienza e meritocrazia. Principi che non sono evidentemente di casa nel nostro Paese, principi che non riescono a far breccia nemmeno in tempo di crisi. Gli italiani “tengono famiglia”, questo è il dato principale.
Seppur avvilente dal punto di vista sociologico, e demotivante per tutti quei giovani che un lavoro lo cercano senza mamma e papà, un altro aspetto inquietante deriva da questa pratica adottata dalle Poste: perché mai ora quegli esodati per cui tutti si preoccupano dovrebbero ricevere il sostegno pubblico? Cioè il sostegno di quei soldi versati da cittadini che magari il posto al figlio non l’hanno trovato? Nella logica medievale del “posto è mio e lo lascio in eredità” i soldi che al genitore mancano per coprire i contributi mancanti li dovrebbe pagare il figlio che ha avuto il posto fisso che tanto agognava, non certo la collettività.
Certo, non tutti gli esodati sono dei privilegiati. Alle Poste si parla di circa 500 casi, ma chi assicura che anche altre aziende non abbiano messo in pratica accordi simili?
L’accordo, che anche da un punto di vista aziendale sarebbe fortemente discutibile, è avvenuto grazie ad accordi individuali fra dipendente e azienda, sottolineano i sindacati che vorrebbero chiamarsene fuori. “La scelta è stata assolutamente discrezionale” assicura Enrico Miceli, segretario generale della Slc Cgil. Cgil, Cisl, Uil e Ugl tengono poi a precisare di non aver firmato alcun accordo su vie d’uscita familiare, anche se la soluzione – in passato – aveva ottenuto la benedizione dei sindacati (un paio d’anni fa erano stati firmate intese su assunzione – controscivolo in diversi istituti bancari). Complimenti al sindacato quindi che, forse non attivamente ma almeno passivamente, ha avallato questo accordo. Alla faccia della meritocrazia. E complimenti alle Poste che hanno evidentemente una “politica delle risorse umane” che prevede l’efficienza di sangue e il diritto dinastico.
(Leggi)
Le opinioni dirompenti e frutto di riflessioni superficiali rischiano di innescare convinzioni pericolose e discriminatorie. Che l'esodato sia un privilegiato è un'assurdità, anzi, un ossimoro. E' vero che molti figli di esodati sono stati assunti dalle Poste ma, attenzione, approfondiamo il dato: 1) non tutti gli esodati hanno avuto tale possibilità; 2) l'assunzione di un figlio ha comportato un taglio netto all'indennità di esodo (pari a poco più di 4 mensilità, una miseria); 3)I figli dei "privilegiati" vengono assunti solo part-time 4) Non si è trattato di "lasciare il posto ai figli", al contrario, di un'assunzione al livello più basso di inquadramento: per capirci, un ex dirigente ha lasciato non il suo posto dirigenziale bensì un posto da portalettere. Questo figlio, se meriterà, andrà avanti, altrimenti rimarrà lì venendo retribuito con i soldi che l'azienda avrebbe dovuto dare al proprio genitore in 4-5 giorni ( non è un'esagerazione: si pensi ad uno stipendio da dirigente ed ad uno da portalettere e la proporzione è abissale o, fuori da questo caso,in modo più generico, allo stipendio di un neo assunto ed a quello di chi lavora da quasi quarant'anni) 5) E' innegabile, e chi ha il coraggio di affermare il contrario probabilmente vive in un altro paese, che anche i figli di non esodati ma di personale operativo vengono assunti dalle rispettive aziende e, di sicuro, il figlio di un dirigente "in auge" non viene assunto come portalettere. Gli intrighi delle caste, quelli colpiscono l'efficienza e la meritocrazia, non il "contentino" che gli esodati ricevono dalle aziende che spesso, in tal modo, evitano contenziosi che porterebbero a rimborsi più elevati ( per intenderci, molto spesso l'esodato avrebbe potuto, a giusta ragione, agire per mobbing contro l'azienda). Ecco, una scelta di questo tipo se è stata predisposta non è certo per privilegiare i "mandati a casa", ma perchè efficiente per l'azienda: riduce i costi di eventuali contenziosi oltre che delle indennità di esodo. Per ultimo, gli esodati non chiedono nulla alla collettività. Gli esodati chiedono giustizia, gli esodati chiedono equità, uguaglianza, ragionevolezza nelle scelte. Chiedono che sia rispettata la loro legittima aspettativa, chiedono riforme che tengano conto della complessità e della differenziazione che caratterizza la nostra società. Gli esodati hanno visto leso il loro diritto ad una vita dignitosa da una legge che sembra una ipotesi di scuola più che una riforma economica e sociale. Tutto questo per replicare con la vera storia del "privilegiato esodato" e rifuggire da opinioni pericolosissime che esulano dal reale e che possono avere un impatto sociale disastroso. Se queste parole non vengono riportate in un contesto corretto, possono essere letali, possono incidere sul diritto alla dignità ed all'esistenza libera di coloro che, attualmente, non percepiscono alcun tipo di reddito.
RispondiEliminaVero, che è stato assunto il figlio al posto del genitore, ma tutto sommato non mi pare che fosse un privilegio passare da un contratto a tempo pieno ad un parte time di quindici giorni a settecento euro al mese.
RispondiEliminaAnche a me era stata fatta la stessa proposta , ma ho rifiutato , accettando le ventritre mensilità per riscuotere il primo rateo di penione,ed ora non rientro nel mille proroghe per soli ventitre giorni, in quanto grazie anche all' ultima finanziaria di Tremonti devo aspettare un altro mese in più per l' aumento delle aspettative di vita e la pensione la dovrei prendere fra 24 mesi e non più 23 , motivo per cui non rientro nel decreto. IO, comunque ho impugnato l'accordo mentre ero ancora in servizio ed ho avviato un procedimento legale nei confronti dell'Azienda; è stata gia fissata l'udienza in tribunale e voglio proprio vedere se il giudice sarà dello stesso parere del Signor Presidente Ialongo, il quale mi pare superficiale e poco conoscitore delle problematiche che l'Azienda ha volutamente innescato ignorando le conseguenze per i dipendenti e le relative famiglie. A questo punto, lasciatemelo dire " gli stavano sullo stomaco quelli prossimi alla pensione?". Spero che si trovi una soluzione in tempi brevi, ma sicuramente vi
partecipo non finirà qui: non intendo accettare passivamente nessuna decisione che non sia equa e soprattutto giusta.
A parità di costi cacci uno e pigli tre. Così ha fatto l' azienda.
qualcuno ha detto a questo deficiente che ha scritto questo articolo che i ragazzi assunti lavorano part-time al 50% quindici giorni al mese? Una condizione per accedere al posto un minimo di 70/100 al diploma o una laurea. E tutto era subordinato a una serie di prove di matematica, italiano, inglese e un test psicologico. Difatti non tutti sono stati ammessi. L'invidia è una brutta bestia e la disinformazione genera ignoranza. Vergognatevi a parlare così di persone che comunque hanno rinunciato al loro lavoro di almeno 4 anni e senza ricevere incentivi in denaro. Solo i contributi versati per tanti anni danno diritto alla pensione, figli o non figli entrati a 560 euro al mese.
RispondiEliminaIo sono esodato e postale, nessuno mi ha proposto l'assunzione dei figli e l'avessero fatto l'avrei rifiutato fermamente. Quand'ero in Azienda ho contestato questa forma di feudalizzazione dell'Azienda, l'assunzione dei figli è un abominio sociale. So anche che questa proposta veniva fatta agli "amici" del Sindacato, ovvero l'onnipresente e onnipotente CISL!
RispondiEliminaCaro Giorgio, perchè spari cazzate anche tu? non basta ilgoverno Monti a farlo? Per tua informazione io non ero iscritta a nessun sindacato quando mi è stato proposto l'esodo o con un incentivo in denaro o con la possibilità, dopo una valutazione, di fare entrare un figlio part-time al 50%. L'abominio sociale è quello che ci sta facendo oggi la Fornero. E la feudalizzazione è quando si fa entrare un figlio e si resta al lavoro, e ne ho visti di casi in tanti anni di poste. Se oggi, nonostante la riforma delle pensioni, mi offrissero la stessa cosa io lo rifarei pur di dare a un figlio una possibilità di vita futura. Ognuno è libero di avere le sue opinioni e di fare le sue scelte, ma questo non ti dà il diritto di sparare su quelle degli altri che hanno rinunciato a anni di stipendio per un figlio. E poi a te m i sembra che questa soluzione non ha tolto nulla o sbaglio????????????????? Siamo nella stessa barca e che sta affondando...lotta per i diritti e smettila di criticare gli altri, fai più bella figura. Mary 53 Esodata Postale che non si vergogna di quello che ha fatto anzi nè è orgogliosissima.
Eliminabrava Mary 53. purtroppo alcuni postali sono bravi a sparare cazzate!
EliminaAnch'io sono esodata postale nessuno mi ha mai proposto l'assunzione di mia figlia che ha preferito andarsene all'estero. C'è da dire che comunque Poste ci ha guadagnato assumendoli in part-time (quindi con costi inferiori) rispetto ai genitori dipendenti esodati.
RispondiEliminaI ragazzi del cosiddetto mix, hanno sostenuto delle prove con le commissioni esterne, infatti, alcuni non le hanno superate, e lavorano per 600 euro al mese. Altri hanno preso i soldi,è stata poste ha proporre, per decine di volte, al dipendente, questi accordi all'esodo. Io non mi pago per tre anni, perdendo circa 80 mila euro, mio figlio in tre anni ne prenderà 22 mila,ma vive a casa sua,non da a me questi quattro soldi!Ho accettato l'esodo, sapendo che mi sarei pagata dopo 3 anni e non dopo 10, altrimenti non avrei accettato. Di nepotismo, si può parlare nell'università dove lavora, Fornero, marito e figlia, non credo a 600 euro al mese.
RispondiEliminaben detto!!!!
EliminaPerche' tutti avete la convinzione che l'assunzione del figlio,
RispondiEliminaal posto del genitore sia una assunzione sicura nel tempo?
I contratti partime anche se indeterminato, per legge hanno
una durata contrattuale sottoscritta come le ore lavorative che si devono svolgere durante il mese. leggete bene i contratti sottoscritti, quindi non sono per niente sicuri di una durata nel tempo,dipende dall'azienda alla scadenza, quindi fate capire a chi dice che si e'stati previlegiati che non lo e' affatto.
LEGGETE BENE A CHI DICE PRELIVEGIATI.
RispondiEliminaIl contratto di lavoro part-time prevede la forma scritta. Qualora manchi la firma e quindi la prova della stipulazione del contratto a tempo parziale, il lavoratore può chiedere al giudice che sia dichiarata la sussistenza di un rapporto di lavoro a tempo pieno. Inoltre, il contratto di lavoro a tempo parziale deve indicare in modo preciso: la durata della prestazione lavorativa (salva la possibilità di apporre le cosiddette 'clausole elastiche'), la collocazione temporale dell'orario, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all'anno.
Le 'clausole elastiche' sono un accordo scritto stipulato tra le parti, con cui il datore di lavoro ottiene il potere di modificare, rispetto a quanto previsto nel contratto di lavoro, la durata della prestazione lavorativa. Il datore di lavoro è tenuto a dare al lavoratore un preavviso di almeno 5 giorni lavorativi.