LE TESTIMONIANZE. Il racconto sconfortato di due lavoratori che avevano firmato per andare in pensione
"Noi beffati dalla riforma Fornero"
"Con le aziende abbiamo firmato quando c´erano altre regole. Poi le hanno cambiate sulla nostra pelle"
È delusa e umiliata. Mara Polato, una dei 650 esodati bresciani che oggi si trova a fare i conti con un futuro incerto e assolutamente privo di garanzie. Almeno sino alla metà del 2014, quando "finalmente" potrà andare in pensione e godere dei contributi accumulati in tanti anni di lavoro.Del resto, Maria Polato in Posta ha lavorato una vita. Entrata come lavoratrice precoce a 16 anni, nel marzo del 2011 è stata convocata da poste Italiane per discutere della sua situazione pensionistica.
CON 39 ANNI di contributi che scadevano il 31 dicembre, infatti, l´azienda le propone il "classico" incentivo all´esodo: un anno di lavoro pagato e un anno di contributi versati, giusto il tempo di arrivare alla pensione. Il 14 marzo firma l´accordo e con la serietà di sempre conclude il suo mandato ma "il 5 dicembre 2011, a poco meno di tre settimane dallo scadere del mio impegno contrattuale, Monti e la Fornero se ne vengono fuori dicendo che non basta più lavorare 40 anni e che le pensioni di anzianità non esistono più" racconta la Polato, che vede così gettato alle ortiche un anno e mezzo della sua vita.
Si, perché se anche sino alla fine del 2012 si trova ad essere "coperta" dall´incentivo all´esodo concordato con l´azienda, per andare in pensione dovrà attendere il giugno del 2014, con 18 mesi di incertezza da scontare sulla sua pelle. "Se avessi saputo che le cose sarebbero andate così avrei continuato a lavorare - continua la donna -. Fosse per me rientrerei sin d´ora in azienda, ma poste Italiane non ne vuole sapere di tornare sui suoi passi ed io mi trovo a dover subire un accordo che ho firmato sulla base di regole diverse".
"SONO ARRABBIATA, indignata e umiliata - conclude - Non c´è giorno che non pensi all´errore che ho fatto nel firmare quell´accordo, ma io l´ho firmato il 14 marzo, e le regole che hanno cambiato tutto il gioco sono arrivate molti mesi più tardi. Una cosa davvero scandalosa". Sconfortato e arrabbiato è anche Sergio Guerra, 56enne operaio della Brandt (ex Ocean) che ha firmato la mobilità con la legge Prodi e ne è uscito con la legge Sacconi e che oggi, alla luce della riforma Fornero, rischia di avere 5 mesi di mobilità scoperti prima di poter andare finalmente in pensione.
"C´è chi sta peggio di me - commenta Guerra - ma questo non toglie che non si capisce per quale motivo da giugno a dicembre del 2012 io debba restare scoperto, costretto a una condizione di "esodato derogato" che certo non è dipesa da me". A.D.
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Brava Mara, hai detto bene: noi tutti esodati postali siamo arrabbiati,indignati, umiliati e delusi, soprattutto dal silenzio della nostra ex azienda,a quando la fine di questa odissea?? Paola
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