Andiamo con ordine. Gli “esodati” sono lavoratori che si sono licenziati per un impegno del datore di lavoro di pagarli senza che lavorassero, versare i contributi per un periodo da pochi mesi a due anni e fino a che l’Inps non versasse loro la pensione. L’innalzamento dell’età di pensionamento della riforma Fornero ha reso questo passaggio non più automatico lasciando migliaia di persone senza lavoro e senza pensione.
È ovvio a tutti che questi lavoratori vanno aiutati. Il punto è come finanziare l’aiuto senza deprimere la domanda interna. La commissione lavoro della camera ha votato un emendamento alla legge di stabilità volto a finanziare le pensioni degli “esodati” attraverso l'innalzamento dell’Irpef per chi guadagna più di 150mila euro. Questa scelta è contraria al principio condivisibile della riforma Fornero: il sistema pensionistico deve essere equo, cioè trattare egualmente persone con carriere simili, e sostenibile, cioè capace di generare le risorse per erogare tutte le pensioni. Per mantenere questi principi e garantire l’equità non alziamo l’Irpef ma applichiamo invece i contributi sociali anche ai redditi superiori ai 93mila euro. Pagherebbero comunque i più abbienti ma senza rimuovere il principio base del sistema pensionistico: sono i contributi che pagano le pensioni, non le tasse una tantum.
Filippo Taddei è professore alla Johns Hopkins University
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