Cazzola, Pdl: sulla vicenda esodati Damiano non
la racconta giusta
di Giuliano Cazzola, deputato del Pdl e vice presidente della Commissione
Lavoro
In un articolo apparso su ItaliaOggi venerdì scorso, titolato
«La norma salva esodati? È di Fornero», sono riportate delle considerazione di
Cesare Damiano sulla mia linea di condotta a proposito del caso esodati che non
corrispondono a verità. Su sua insistenza io ho sottoscritto, nella primavera
scorsa, il progetto di legge AC 5103, perché conteneva solo due modeste
correzioni della legge Fornero rivolte a prevedere talune deroghe a salvaguardia
di situazioni effettivamente gravi. Poi quando il progetto, attraverso il
confronto con i sindacati, è divenuto una lunga e meticolosa lista,
finanziariamente insostenibile, ho ritirato la mia firma dal testo iniziale.
È vero, proprio perché ritenevo più utile una norma di carattere strutturale
al posto di una casistica infinita di deroghe, ho proposto io, in Commissione,
un emendamento per applicare, in via sperimentale, l'estensione anche ai
lavoratori, della possibilità riconosciuta, fino a tutto il 2015, alle
lavoratrici di avvalersi del trattamento di anzianità sottoponendosi interamente
al calcolo contributivo; in verità, avevo previsto requisiti più severi di
quelli che poi sono finiti nella stesura finale, ma non ho mai negato, come dice
Damiano, di averlo fatto, tanto che una norma siffatta è contenuta persino in un
pdl a mia firma depositato alla Camera.
Faccio solo notare che la mia non partecipazione al voto nella riunione del 7
agosto, quando il progetto fu approvato definitivamente dalla Commissione, pur a
fronte di una lettera del ministro che ne chiedeva il rinvio a settembre,
derivava dal fatto che non avevamo ancora ricevuto la nota tecnica sui costi.
Se, come sarebbe stato corretto, non vi fosse stata la fregola di votare al buio
quel provvedimento e si fosse atteso il responso sugli oneri finanziari, non
avrei avuto il minimo dubbio a stralciare quella norma prima di portare, come si
è fatto, il testo in Aula (dove è abortito).
Al dunque, poi, un parlamentare si assume le proprie responsabilità
attraverso il voto: io, quel provvedimento, non l'ho mai votato.
Quanto alle ultime fasi di questa triste vicenda, mi si rimprovera di essere
stato presente alla riunione preliminare in cui si è deciso di andare avanti
sulla linea Damiano e presentare con la firma del presidente e dei capigruppo
l'emendamento di cui si è parlato in questi giorni. In che modo avrei dovuto
dimostrare inequivocabilmente il mio dissenso se non presentando, come ho fatto
in quella sede, un emendamento per alcuni aspetti diverso e non partecipando,
con tanto di dichiarazione, al voto nella sede formale della Commissione ?
Damiano, poi, mi rende un grande onore definendomi «portavoce del ministro
Fornero». Io continuo a riconoscermi in questa maggioranza e nel governo che
essa esprime e ho grande stima per il ministro del Lavoro di cui apprezzo il
coraggio di aver preso a pedate, magari con qualche eccesso, tanti vecchi tabù
di un'Italia assistenziale e parassitaria e tanti luoghi comuni accettati come
verità inconfutabili.
Ho solo una domanda da rivolgere ai miei colleghi di partito che hanno sempre
seguito le indicazioni di Cesare Damiano in questa tormentata vicenda. Visto che
la vostra principale preoccupazione è di carattere elettorale, siete propri
sicuri che una spasmodica attenzione ai problemi dei c.d. esodati sia premiante
su quel piano ? Io non ne sono certo: a mio parere c'è un'Italia che lavora e
fatica che forse è stanca di pagare per chi ha in testa soltanto l'idea di
andare in pensione a qualunque costo e il prima possibile, dopo aver intascato
un incentivo o aver lasciato il posto al figlio. Credo che un partito di centro
destra, serio e responsabile, abbia più elettori in questa parte d'Italia che
non tra gli esodati.
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