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sabato 5 gennaio 2013

Legge di Stabilità 2013

Legge di Stabilità 2013
Esodati, la legge di stabilità salvaguarda altri lavoratori
Beniamino Gallo - Copyright © - Riproduzione riservata
Il presente intervento è frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non impegna l’Amministrazione di appartenenza.
03/01/2013
La platea dei lavoratori salvaguardati ai quali si applicano i requisiti e le decorrenze previste dalla legislazione vigente prima della riforma Fornero si amplia a seguito della legge di stabilità 2013. Le modalità di attuazione degli interventi saranno definite con DPCM da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità .
La legge di stabilità 2013, commi da 231 a 235, amplia la platea dei soggetti salvaguardati (c.d. esodati), prevedendo che le disposizioni previgenti alla legge “Fornero” (D.L. 6.12.2011, n. 201 conv. in legge n. 214/2011) continuino a trovare applicazione, oltre che nei confronti dei soggetti già salvaguardati da precedenti interventi normativi, anche nei confronti dei:
lavoratori cessati dal rapporto di lavoro entro il 30 settembre 2012 e collocati in mobilità (ordinaria o in deroga) a seguito di accordi (governativi o non governativi) stipulati entro il 31 dicembre 2011 e che abbiano perfezionato i requisiti utili al trattamento pensionistico entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità o durante il periodo di godimento dell’indennità di mobilità in deroga, e in ogni caso entro il 31 dicembre 2014 (comma 231, lettera a));
lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione entro il 4 dicembre 2011, a condizione che perfezionino i requisiti utili per la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 36° mese dalla data di entrata in vigore del D.L. n. 201/2011 (lettera b)):
- con almeno un contributo volontario accreditato o accreditabile alla data di entrata in vigore del D.L. n. 201/2011, ancorché abbiano svolto (successivamente alla medesima data del 4 dicembre 2011) attività lavorativa retribuita (comunque non riconducibile al rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato) entro il limite di 7.500 euro annui (punto 1);- collocati in mobilità ordinaria alla data del 4 dicembre 2011, i quali avvieranno la contribuzione volontaria al termine della fruizione della mobilità ordinaria (punto 2);
lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2012, in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412 del codice di procedura civile ovvero in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale entro il 31 dicembre 2011, ancorché abbiano svolto, dopo la cessazione, qualsiasi attività non riconducibile a rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (lettera c)), a condizione che:
- abbiano conseguito un reddito annuo lordo complessivo riferito a tali attività non superiore a euro 7.500. In caso di cessazione infrannuale tale importo è rapportato ai mesi lavorati (punto 1);- perfezionino i requisiti utili a comportare la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2014 (punto 2);
lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria entro il 4 dicembre 2011 e collocati in mobilità ordinaria alla predetta data, i quali, in quanto fruitori della relativa indennità, debbano attendere il termine della fruizione stessa per poter effettuare il versamento volontario, a condizione che perfezionino i requisiti utili per la decorrenza del trattamento pensionistico entro il trentaseiesimo mese successivo alla data di entrata in vigore del D.L. 201/2011 (e cioè entro il 6 dicembre 2014) (lettera d)).
Modalità di attuazione
Le modalità di attuazione degli interventi saranno definite con DPCM da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità. Per il finanziamento degli interventi in favore delle nuove categorie di salvaguardati si prevedono risorse per un totale di 554 milioni nel periodo 2013-2020, da reperire principalmente attraverso le economie accertate, rispetto agli oneri programmati per la tutela dei salvaguardati da precedenti interventi normativi. Sulla base delle risorse stanziate, l’ampliamento dei beneficiari è stimato in oltre 10.000 unità.
Nel caso in cui tali economie non siano sufficienti si interverrà sulla rivalutazione automatica (perequazione) delle pensioni, bloccandola nel 2014 per quelle di importo superiori a sei volte il minimo Inps. Il blocco della perequazione può essere revocato o applicato in misura ridotta qualora risultino risorse sufficienti alla verifica che dovrà essere effettuata dall’Inps entro il 30 settembre 2013.
L'INPS provvede al monitoraggio delle domande di pensionamento inoltrate dai lavoratori, potenziali nuovi salvaguardati dalla legge di stabilità, che intendono avvalersi dei requisiti di accesso e del regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del D.L. 201/2011 (e cioè il 6 dicembre 2011) sulla base:
a. per i lavoratori collocati in mobilità ordinaria o in deroga, della data di cessazione del rapporto di lavoro;b. della data di cessazione del rapporto di lavoro precedente l’autorizzazione ai versamenti volontari;c. della data di cessazione del rapporto di lavoro in ragione di accordi di cui alla lettera c) (risoluzione del rapporto di lavoro entro il 30 giugno 2012).
I precedenti interventi normativi a tutela dei lavoratori esodati
Le nuove categorie di soggetti salvaguardati si aggiungono a quelle già individuate in precedenza a seguito della riforma delle pensioni che ha previsto nuovi requisiti per l’accesso al pensionamento e l’abolizione delle finestre. L’articolo 24, comma 14, del D.L. 201/2011 ha disposto infatti che le disposizioni previgenti in materia di requisiti di accesso e di regime di decorrenza dei trattamenti pensionistici (c.d. finestre”) continuino ad applicarsi, in primo luogo:
ai lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2011; ai lavoratori in possesso di un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e di un'età pari o superiore a 57 anni per le lavoratrici dipendenti e a 58 anni per le lavoratrici autonome. Tali lavoratori possono conseguire il diritto all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità in via sperimentale entro il 31.12.2015. Entro la medesima data il Governo verifica i risultati della sperimentazione, al fine di una sua eventuale prosecuzione.
Le disposizioni previgenti continuano, altresì, ad applicarsi, nei limiti delle risorse e sulla base delle modalità di attuazione stabilite con il D.M. 1° giugno 2012, a una serie di lavoratori che abbiano raggiunto i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011, riconducibili alle seguenti categorie:
lavoratori collocati in mobilità ai sensi degli articoli 4 e 24 della L. 223/1991, sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 4 dicembre 2011, e che maturino i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità (articolo 7, comma 2, della L. 223/1991); lavoratori collocati in mobilità lunga, ai sensi dell’articolo 7, commi 6 e 7, della L. 223/1991, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 4 dicembre 2011; lavoratori titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore alla data del 4 dicembre 2011, nonché lavoratori per i quali sia stato previsto da accordi collettivi stipulati entro la data del 4 dicembre 2011 il diritto di accesso ai predetti fondi di solidarietà; lavoratori che, antecedentemente alla data del 4 dicembre 2011, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione; lavoratori che alla data del 4 dicembre 2011 si trovino in esonero dal servizio ai sensi dell’articolo 72, comma 1, del D.L. 112/2008 (tale norma ha previsto per gli anni 2009, 2010 e 2011 - periodo prorogato fino al 2014 dall’articolo 2, comma 53, del D.L. 225/2010 - che i dipendenti pubblici possano chiedere di essere esonerati dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni); ai lavoratori che alla data del 31 ottobre 2011 sono in congedo per assistere figli con disabilità grave (ai sensi dell'articolo 42, comma 5, del D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151), a condizione che maturino, entro ventiquattro mesi dalla data di inizio del predetto congedo, il requisito di anzianità contributiva di 40 anni.
Successivamente, l’articolo 6, comma 2-ter, del D.L. 216/2011, ha previsto che (sempre nel limite delle risorse e con le procedure previste dall’articolo 1, comma 15, del D.L. n.201/2011) sono inclusi nell’ambito di coloro a cui continuano ad applicarsi le previgenti disposizioni in materia di requisiti di accesso e di regime di decorrenza dei trattamenti pensionistici, anche i lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto, in base ad accordi individuali, stipulati in data antecedente a quella di entrata in vigore del D.L. 201/2011, o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all'esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale. A tal fine, la data di cessazione del rapporto di lavoro deve risultare da elementi certi ed oggettivi; mentre il lavoratore deve risultare, alla data di risoluzione del rapporto di lavoro, in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento entro un periodo non superiore a 24 mesi alla data di entrata in vigore del D.L. n. 201/2011.
Da ultimo, sulla materia è intervenuto l’articolo 22 del decreto-legge 95/2012, che ha ulteriormente incrementato la platea dei soggetti salvaguardati. In particolare, l'articolo ha disposto l’applicabilità della normativa previgente in materia di requisiti di accesso e di regime di decorrenza dei trattamenti pensionistici a favore di determinate categorie di lavoratori, in aggiunta alle analoghe deroghe già contenute nei commi 14 e 15 dello stesso articolo 24 e nell’articolo 6, commi 2-ter e 2-quater, del D.L. 216/2011, stabilendo che la normativa previgente continui ad applicarsi, nel limite di ulteriori 55.000 soggetti, ancorché abbiano maturato i requisiti per l'accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011. Il relativo decreto di attuazione è in attesa di pubblicazione sulla G.U..
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venerdì 4 gennaio 2013

Rimoldi (Segretario nazionale Fnp Cisl): "Sulla questione esodati..."

Pensioni. Rimoldi, Segretario nazionale Fnp Cisl: "Sulla questione esodati il mio pensiero in linea con la posizione della Cisl"
La precisazione del Segretario nazionale Fnp Cisl a seguito dell'intervista rilasciata lo scorso 28 dicembre a 'Il Sussidiario.net': "Mai dichiarato quanto lasciato intendere su coloro che hanno ricevuto incentivi"
Roma, 2 gennaio 2013 - In merito all'intervista rilasciata lo scorso 28 dicembre dal Segretario nazionale della Fnp Cisl Attilio Rimoldi a "Il sussidiario.net", lo stesso Rimoldi precisa in una nota: "Ho dichiarato in quell'intervista che tutti gli esodati, attraverso un regolare contratto, devono essere tutelati e andare in pensione con le norme ante Fornero. Ho aggiunto però - sottolinea Attilio Rimoldi -che ci sono state anche scelte individuali con forti incentivazioni che sono da affrontare in modo diversificato. Il giornalista semplificando ha dato l'impressione che tutti coloro che hanno avuto incentivi non dovessero essere considerati esodati. Si tratta di una cosa che non ho mai dichiarato e mi dispiace per l'equivoco. Il mio pensiero in merito alla questione esodati - conclude il sindacalista della Fnp - espresso in altre interviste, e' in linea con la posizione della CISL".
Ufficio Stampa Cisl
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Pensioni: scatta la riforma, ma restano gli esodati

Pensioni: scatta la riforma, ma restano gli esodati
Fin qui, attraverso tre decreti, sono stati stanziati 10 miliardi di finanziamenti pubblici per tutelare 130 mila esodati, ma il numero dei lavoratori in questa condizione rimane ancora alto - 55mila persone erano state tutelate con una norma inserita nella spending review, ma il ministero del Lavoro non ha ancora varato il decreto attuativo.
Dal primo gennaio è in vigore la riforma delle pensioni, ma il difetto principale della legge firmata dai tecnici aspetta ancora di essere corretto per intero. Parliamo naturalmente dei cosiddetti "esodati". Fin qui, attraverso tre decreti, sono stati stanziati 10 miliardi di finanziamenti pubblici per tutelarne 130 mila, ma il numero dei lavoratori in questa condizione rimane ancora alto.
Si tratta di quelle persone che negli anni scorsi hanno abbandonato il lavoro (spesso in seguito ad accordi aziendali) nella convinzione di ottenere l'assegno previdenziale entro una certa data, ma ora - a causa dell'innalzamento dell'età pensionabile - non hanno più i requisiti per accedere alla pensione. E rischiano di ritrovarsi senza alcuna fonte di reddito.
Il primo decreto in favore degli esodati puntava al recupero di 65 mila persone, da pensionare entro fine 2013. Con quel provvedimento sono stati protetti 25 mila lavoratori in mobilità ordinaria, 17 mila sotto la copertura dei fondi di solidarietà, 10 mila appartenenti alla categoria dei prosecutori volontari, 3.500 in mobilità lunga e un migliaio tra esonerati e lavoratori in congedo.
Altre 55mila persone erano state tutelate con una norma inserita nella spending review dello scorso luglio, ma per loro la questione rimane aperta, perché il ministero del Lavoro non ha ancora varato il decreto attuativo.
Un emendamento alla recente legge di stabilità ha poi ampliato la platea dei salvaguardati di altri 10mila lavoratori: di questi, 800 appartengono alla mobilità ordinaria e circa 5 mila vengono protetti a patto che abbiano lasciato l'impiego in seguito alla sottoscrizione di accordi collettivi o individuali entro il 31 dicembre 2011.
Al momento, è davvero complesso stabilire con precisione quante persone siano rimaste senza tutela. Secondo la Cgil sarebbero 200 mila, per la maggior parte lavoratori di piccole e medie imprese del nord, agricoltori, interinali e donne. Di certo restano fuori dai provvedimenti correttivi fin qui varati dal Parlamento tutti i lavoratori che hanno sottoscritto accordi di mobilità validi dopo il 4 dicembre 2011, così come quelli che hanno aderito fuori dalle sedi di carattere governativo.
Sono esclusi anche i lavoratori che hanno firmato accordi territoriali o aziendali, oltre a chi, entro il 6 dicembre 2011, non aveva ancora effettuato alcun versamento volontario. Quanto alle donne, a preoccupare è la situazione delle molte lavoratrici che - in base alla riforma del 1992 - ritenevano di poter andare in pensione a 60 anni con soli 15 anni di contributi. Dopo la riforma Fornero questo non è più possibile.
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giovedì 3 gennaio 2013

Resta nodo esodati

Pensioni: a riposo piu' tardi con riforma Fornero ma resta nodo esodati
03 Gennaio 2013 - 12:15
(ASCA) - Roma, 3 gen - In pensione piu' tardi. E' questa la principale misura della riforma delle pensioni messa a punto da Elsa Fornero ed entrata in vigore dal primo gennaio. Il ministro del lavoro del governo tecnico guidato da Mario Monti ha cosi' messo mano ad un provvedimento che, di fatto, dal 2013 modifica sia l'eta pensionabile, sia i requisiti per ritirarsi dal lavoro, chiudendo definitivamente la finestra mobile per andare a riposo con le vecchie regole.
Per gli uomini la pensione anticipata sostituisce quella di anzianita'. La novita' si trova nell'abolizione delle quote e nell'incremento di un anno per gli anni di contributi necessari per l'uscita dal lavoro. Per la pensione di vecchiaia basteranno cosi' 66 anni e 3 mesi, rispetto ai 66 anni in vigore fino alla fine del 2012, mentre per la pensione anticipata ci vorranno 42 anni e 5 mesi di contributi (41 anni e 5 mesi per le donne). Per i lavoratori dipendenti e' prevista un'eccezione con la possibilita' di andare in pensione a 64 anni se si sono maturati entro il 2012 i 60 anni di eta' e i 35 anni di contributi.
Per le donne l'aumento e' significativo per il fatto che l'eta' aumentera' gradualmente fino al 2018, quando sara' equiparata a quella degli uomini. Dal 2013 le lavoratrici dipendenti andranno in pensione con 62 anni e tre mesi di eta', mentre per le autonome 63 anni e 9 mesi. Fino alla fine dello scorso anno le dipendenti andavano in pensione di vecchiaia con 61 anni (60 piu' uno di finestra mobile) e le lavoratrici autonome con 61 anni e mezzo (60 anni piu' 18 mesi di finestra mobile). A partire dal 2014 ci vorranno 63 anni e 9 mesi per le dipendenti e 64 anni e 9 mesi per le lavoratrici autonome. Il governo ha poi previsto una sorta di ''cuuscinetto'' per evitare il salto repentino previsto per gli anni successivi prevedendo che le dipendenti che abbiano compiuto 60 anni entro il 2012 possano andare in pensione a 64 anni e 7 mesi (quindi nel 2016 senza rischiare l'ulteriore scalino a 65 anni e tre mesi).
Nonostante le misure adottate resta aperto un problema decisamente urgente: gli esodati. La matassa dei lavoratori che, per effetto della riforma previdenziale, restano senza stipendio ne' pensione, quindi, non e' ancora del tutto sbrogliata. Nonostante i tre decreti e i 10 miliardi di finanziamenti pubblici che hanno offerto una scialuppa di salvataggio a 130 mila italiani che erano stati spiazzati dalle nuove regole, il numero dei cosiddetti ''esodati'' resta comunque alto.
Il primo decreto che puntava al recupero di 65 mila esodati pensionabili entro fine 2013 e' stato definito e protegge 25 mila lavoratori in mobilita' ordinaria, 17 mila sotto la copertura dei fondi di solidarieta', 10 mila appartenenti alla categoria dei prosecutori volontari, 3.500 in mobilita' lunga e un migliaio tra esonerati e lavoratori in congedo. Quanto ai 55 mila che sono rientrati nell'alveo del welfare italiano lo scorso luglio quando e' stata varata la serie di misure passata alla storia come spending review, la situazione e' irrisolta in quanto manca un decreto attuativo del ministero del Lavoro. Nella Legge di stabilita' e' stato poi adottato un emendamento che amplia di altre 10 mila unita' la platea dei dipendenti senza protezione, di questi, 800 appartengono alla mobilita' ordinaria, circa 5 mila sono quelli protetti a patto di aver abbandonato l'impiego in seguito alla sottoscrizione, entro il 31 dicembre 2011, di accordi collettivi o individuali.
Al momento definire con precisione quante persone restano senza tutele non e' facile. Ci ha provato la Cgil sostenendo che gli esodati sono 200 mila. Per lo piu' lavoratori di piccole e medie imprese del nord, agricoltori, interinali e donne. Il sindacato arriva a questa cifra mettendo insieme spezzoni sociali cui le norme del parlamento non hanno offerto protezione e, in particolare, tutti i lavoratori che hanno sottoscritto accordi di mobilita' validi dopo il 4 dicembre 2011, oppure quelli che hanno firmato fuori dalle sedi di carattere governativo.
Restano fuori quindi i lavoratori che hanno firmato accordi territoriali o aziendali, oltre a chi, entro il 6 dicembre 2011, non aveva ancora effettuato un solo versamento volontario. Molte lavoratrici poi, in base alla riforma del '92, potevano andare in pensione a 60 con soli 15 anni di contributi, ma con la riforma questo non e' piu' possibile.
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Damiano (sul Corriere della Sera): bisogna tutelare tutti gli esodati

DAMIANO: "ERRORI NELLE RIFORME FORNERO, LE CAMBIEREMO" del 03-01-2013
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Bersani ha confermato: esodati sarà uno dei primi punti del programma PD

Esodati: Pd pronto a risolvere situazione come Pdl. Agenda Monti ancora vaga
Autore: Marcello Tansini
Pd e Pdl pronti a rimetter mano alla questione esodati: la situazione
Il Pd si dice pronto ad affrontare una volta per tutte la questione esodati trovando una soluzione per tutti quei lavoratori che a seguito delle nuove norme della riforma Bersani rischiano di rimanere senza pensione e senza lavoro e Pierluigi Bersani, leader del Pd, ha confermato che uno dei primi punti del suo programma sarà proprio quello di sistemare gli esodati e nello stesso tempo prevedere un’uscita pensioni più graduale. Anche il Pdl si dice pronto a rivedere la norma esodati, mentyre resta, invece, vaga l’agenda Monti in merito e dovrà toccare necessariamente al Professore risolvere il nodo esodati.
Salvaguardati, comunque, i 65 mila esodati pensionabili entro fine 2013; 25 mila lavoratori in mobilità ordinaria, 17 mila sotto la copertura dei fondi di solidarietà, 10 mila appartenenti alla categoria dei prosecutori volontari, 3.500 in mobilità lunga e un migliaio tra esonerati e lavoratori in congedo.
Ma, secondo la Cgil, sono ancora 200 mila le persone rimaste senza tutele, la maggior parte delle quali sono lavoratori di piccole e medie imprese del nord, agricoltori, interinali e donne. Fuori dalle tutele tutti i lavoratori che hanno sottoscritto accordi di mobilità validi dopo il 4 dicembre 2011.
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Burlando (Governatore Liguria): molti non conoscono il loro destino

Articolo n° 232255 del 03/01/2013 - 09:08
Riforma Fornero, Burlando su Twitter tende la mano agli esodati: “Faremo battaglia di civiltà: lavoro o pensione”
Liguria. Dal primo gennaio 2013 gli italiani andranno in pensione più tardi, 66 anni e 3 mesi gli uomini, 62 anni e tre mesi le donne. Ma se la riforma pensionistica targata Fornero è definitivamente realtà, l’emergenza esodati, momentaneamente tamponata, è invece di fatto rimandata.
In Liguria il governatore Claudio Burlando lancia su Twitter la sua “battaglia di civiltà”: “#esodati entra in vigore la riforma – scrive Burlando – molti non conoscono il loro destino. Siamo a disposizione per un battaglia di civiltà: lavoro o pensione”. E ancora, rispondendo ad un cittadino: “finché ci sarà un solo esodato la battaglia non dovrà fermarsi. Ci sono migliaia di famiglie in difficoltà”.
Diversi i casi che piovono dalla galassia (ligure) di Twitter. Guido, rispondondendo alla chiamata di Burlando “discutiamo casi concreti, sarà più facile capirci. fateci avere segnalazioni”, spiega: “#esodato, 39 anni di contributi versati, per la pensione devo aspettare il 2020″. Gli fa eco Settimo771: “accordo sindacale prima della riforma, mobilità per 3 anni, sarei andato in pensione fra 2 anni, devo aspettare agosto 2020″. Un altro racconto in breve da Tammy: “31 anni contributi versati, 59 anni, la ditta chiude, senza lavoro e pensione fra 7 anni, come gli esodati”.
“Ho parlato con dg Inps Liguria – risponde Burlando – non hanno ancora elenchi definitivi. Contattate Vesco: seguiremo tutti i casi esposti”.
La Regione esaminerà con l’Inps caso per caso. “Aiutateci a segnalare i casi che conoscete. Incontreremo tutte le realtà e anche le singole persone. Ci lavoreremo con l’Inps. Non abbiamo alcuna competenza – twitta ancora il Governatore – ma ci sembra giusto aiutare a capire”.

mercoledì 2 gennaio 2013

Esodati: il problema nell'Agenda Monti. Dati preoccupanti per il 2013

Esodati: il problema nell'Agenda Monti. Dati preoccupanti per il 2013
Ancora aperta la questione esodati: il punto
Autore: Marcello Tansini
Dopo l’approvazione della Legge di Stabilità, il problema sembrava risolto, ma illusoriamente, considerando che invece la questione sembra ancora aperta. Dei 350 mila esodati stimati dall'Inps ne sono stati salvaguardati meno della metà e gli altri si muovono ancora in un limbo in cui il nodo è irrisolto.
Nell'agenda Monti, a pagina 16, si fa riferimento agli incentivi da introdurre per il lavoro degli over 55, trattenendo al lavoro, cioè, magari in nuove mansioni, quelli che avevano programmato di andarsene. Ma di una tale soluzione si potrebbe parlare nel quadro di una ripresa occupazionale che l'agenda si limita ad auspicare ma che non può garantire.
Intanto, secondo la Cgil sono ancora 200 mila le persone rimaste senza tutele, la maggior parte delle quali sono lavoratori di piccole e medie imprese del nord, agricoltori, interinali e donne. Fuori dalle tutele tutti i lavoratori che hanno sottoscritto accordi di mobilità validi dopo il 4 dicembre 2011.
Oppure quelli che hanno firmato fuori dalle sedi di carattere governativo; chi ha firmato accordi territoriali o aziendali e chi entro il 6 dicembre 2011 non aveva ancora effettuato un solo versamento volontario.
Ci sono poi molte donne che, in base alla riforma del ’92, potevano andare in pensione a 60 con soli 15 anni di contributi. Salvaguardati, comunque, i 65 mila esodati pensionabili entro fine 2013; 25 mila lavoratori in mobilità ordinaria, 17 mila sotto la copertura dei fondi di solidarietà, 10 mila appartenenti alla categoria dei prosecutori volontari, 3.500 in mobilità lunga e un migliaio tra esonerati e lavoratori in congedo.
(Leggi)