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venerdì 5 febbraio 2016

30mila esodati esclusi chiedono l’ottavo intervento

Pensioni, Salvaguardia: 30mila esodati esclusi chiedono l’ottavo intervento
Da Redazione  3 febbraio 2016
Restano fuori dalla manovra di salvaguardia 30mila esodati, e proprio questi ultimi ora decidono di farsi sentire scendendo in piazza per chiedere al Governo di trovare una soluzione definitiva che permetta loro di uscire dalla gravosa situazione in cui si trovano, ossia senza stipendio e senza pensione.

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30MILA ESODATI: CI SARA’ UN’OTTAVA SALVAGURDIA?
I 30mila esodati esclusi dalla tutela si mobilitano proprio per chiedere all’Esecutivo diapprovare un’ottava salvaguardia. Si tratta di quella platea di lavoratori che, con le vecchie regole, avrebbero maturato il diritto ad andare in pensione entro il 2018.
Con l’intervento, infatti, verrebbe finalmente a chiudersi l’annoso capitolo esodati, che rimane uno dei focolai ancora accesi del versante previdenziale, nonostante siano passati più di 4 anni dalla Riforma delle Pensioni varata dal governo Monti-Fornero.

OTTAVA SALVAGURDIA: CHI SAREBBERO I BENEFICIARI?
La Rete dei Comitati Esodati ha lanciato un appello per far sì che il Governo riconosca il diritto alla pensione, mediante le regole pre-riforma Fornero, a tutti coloro che non erano più occupati alla data del 31 dicembre 2011 per avvenuta risoluzione del contratto di lavoro a qualsiasi titolo, oppure che avevano entro la medesima data sottoscritto accordi collettivi o individuali i quali, come esito ultimo, prevedevano il futuro licenziamento, dovendo altresì maturare il requisito pensionistico con le previgenti norme entro il 31 dicembre 2018.

OTTAVA SALVAGURDIA: COME FUNZIONANO I RICORSI INDIVIDUALI?
Analogamente, sempre i Comitati in Rete si sono rivolti ai lavoratori esodati, informando come tutti i disoccupati, in quanto licenziati entro la data del 31 dicembre 2011 con o senza accordo di esodo o mobilità, possano fare riferimento alla stessa Rete dei Comitati di Esodati dal momento che quest’ultima si è resa promotrice di varie e diversificate proposte a sostegno e tutela dei soggetti disoccupati dal 2011, prevedendo iniziative informative e di consulenza volte a chiarire la rispettiva condizione.
In questo modo, i Comitati in Rete garantiscono una costante attività di aggiornamento circa le norme e i provvedimenti utili a raggiungere il diritto alla pensione negato. Allo stesso modo, gli stessi hanno, inoltre, promosso una denuncia per danni al Ministero del Lavoro, contestualmente pianificando un programma di ricorsi individuali al giudice del lavoro di tutte le province italiane.
A che cosa servono questi ricorsi individuali? Si tratta di ricorsi che puntano ad ottenere il riconoscimento del diritto alla pensione dei cosiddetti esodati, rimasti appunto esclusi dalla salvaguardia dalle norme della riforma.
L’attività della Rete dei Comitati, quindi, si prefigge lo scopo di raggiungere un’ottava manovra di salvaguardia degli esodati fino ad adesso esclusi dalla tutela, portando avanti e promuovendo specifiche iniziative di pressione sul Governo e sul Parlamento.

OTTAVA SALVAGURDIA: COME FUNZIONA IL CENSIMENTO DEGLI ESODATI?
La Rete dei Comitati di Esodati, tra le iniziative sul tavolo ha proposto anche quella che prevede il censimento di tutti i lavoratori che risultano disoccupati alla data del 31 dicembre 2011 o che entro il medesimo termine avevano siglato accordi individuali oppure collettivi di incentivo all’esodo.
L’intento è quello di fare chiarezza su una platea che numericamente non è stata mai quantificata in maniera certa, arrecando in questo modo non pochi problemi, sin dagli esordi, all’intera vicenda-esodati.
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Scade il 1° marzo la domanda per la 7^ salvaguardia

Esodati, scade il 1° marzo la domanda per accedere alla pensione con i requisiti pre ForneroEsodati, scade il 1° marzo la domanda per accedere alla pensione con i requisiti pre Fornero

La Spezia - "E' fissato per il prossimo 1 marzo il termine per le domande per accedere alla pensione con i requisiti pre riforma Fornero. La scadenza riguarda gli esodati e in particolare la settima salvaguardia a tutela di una platea di 26.300 lavoratori a livello nazionale di cui molti anche in Liguria": lo hanno affermato Inca Cgil Itas Cisl Ital Uil Acli Rete dei Comitati. "A seconda della situazione di ognuno, le domande devono essere presentate all'Inps o alle Direzioni territoriali. I beneficiari sono coloro che sono stati collocati in mobilità o in trattamento speciale edile, chi è stato autorizzato anteriormente al 4 dicembre 2011 alla prosecuzione volontaria dei contributi, chi ha cessato l'attività a seguito di accordi sottoscritti entro il 31 dicembre 2011, chi ha usufruito del congedo, nel corso del 2011, per assistere figli con disabilità grave, chi ha lavorato con contratto a tempo determinato tra il 1.1.2007 e il 31.12.2011 o i disoccupati con requisiti".
Chi non farà domanda entro il primo marzo, perde il diritto alla settima salvaguardia: tradotto non potrà accedere alla pensione. Per questo motivo Inca Cgil Inas Cisl Ital Uil Acli e la Rete dei Comitati degli esodati invita tutti coloro che pensano di essere in queste situazioni a recarsi presso un patronato e verificare la propria posizione. "Chi non ha diritto alla settima salvaguardia è invitato a contattare la "Rete dei Comitati" alla mail comitatoesodatiliguria@gmail.com. La Rete infatti ha avviato un vero e proprio censimento di tutti gli "esodati" non salvaguardati in modo da intraprendere con il Governo un confronto per un ottavo provvedimento di salvaguardia degli esodati finora esclusi".
Venerdì 5 febbraio 2016
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Ricongiunzioni onerose: un errore non ancora corretto

Pensioni, Opzione Donna e ricongiunzioni onerose. Ultimi aggiornamenti al 3 febbraio 2016
Autore: Antonella Viviano -
3 febbraio 2016

OPZIONE DONNA – Opzione Donna grazie alla Legge di Stabilità 2016 è stato prorogato al 31 dicembre 2015 permettendo, ancora per qualche tempo, il pensionamento anticipato alle lavoratrici in possesso dei requisiti indicati. Cesare Damiano durante la trasmissione Dimartedì ha affermato di essere orgoglioso della battaglia portata a compimento per il progetto sperimentale, che ha consentito ad ulteriori 36.000 lavoratrici di andare in pensione a partire dai 57 anni con il ricalcolo del 30%. Per ottenere questo risultato Damiano ha ricordato che sono stati stanziati due miliardi e mezzo di euro, anche se secondo l’esponente del Pd, tali risorse non sarebbe stato necessario stanziarle perché sono servite per correggere gli effetti dell’interpretazione sbagliata dell’Inps.

OPZIONE DONNA – Ed ha aggiunto:”Sarai dell’idea che si facesse una legge in base alla quale quando ci sono degli errori della politica che penalizzano i cittadini, sia la politica porre rimedio“. Per Damiano è proprio il caso delle ricongiunzioni onerose, per le quali ha precisato:” Le ricongiunzioni che costringono i lavoratori a pagare due volte i contributi, sono frutto di un errore del Governo Berlusconi, riconosciuto dal Ministro Sacconi“. Ed ha concluso:”Noi chiediamo che sia riparato quest’errore della politica“.

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giovedì 4 febbraio 2016

Salvaguardie e attesa per migliaia di famiglie

Riforma pensioni 2016 ultime novità: esodati, salvaguardie e attesa per migliaia di famiglie
Gli esodati chiedono con determinazione che il Governo restituisca loro il “maltolto” e venga risolto il problema di “decine di migliaia di famiglie italiane nell’angoscia e nell’incertezza da oltre 4 anni”. Ecco l’intervista esclusiva che ci ha rilasciato il portavoce della Rete dei Comitati Esodati Francesco Flore.
Ancora dopo sette misure di salvaguardia non è pacifica la definizione di “esodati”, e la questione di quanti rientrano nelle misure di tutela è un argomento che appesantisce il confronto tra questa categoria di lavoratori e i rappresentanti del mondo politico. Urbanpost ha raggiunto il portavoce della Rete dei Comitati Esodati, Francesco Flore, per meglio comprendere la situazione di quanti ancora rimasti, senza reddito e senza pensione, non sono rientrati nel perimetro delle sette salvaguardie varate sino ad oggi.
Secondo i vostri calcoli, quante persone rimangono escluse dalla settima salvaguardia? Sono le stesse cifre di cui parla il Governo?
“Ultimamente si sta facendo molta confusione sulla definizione dei criteri che connotano come “Esodato” un ex lavoratore la cui questione, come abbiamo avuto modo di documentare con un nostro video, E’ UNA VERGOGNA DI QUESTO STATO!! E’ bene ricordare che “esodato” è esclusivamente il lavoratore che entro il 31.12.2011 ha perso il posto di lavoro, per risoluzione contrattuale a qualsiasi titolo, oppure che, sempre entro la suddetta data, aveva firmato accordi che potevano prevedere una cessazione anche successiva alla medesima, ed era prossimo alla pensione considerando il raggiungimento della decorrenza pensionistica nel transitorio dei 7 anni successivi l’entrata in vigore della “riforma previdenziale Fornero” (cioè almeno fino al 31.12.2018). Quindi parliamo di ex lavoratori a cui sono state imposte le nuove norme pensionistiche in modo retroattivo i quali, se non salvaguardati, sono condannati per anni a restare senza alcun reddito e senza la pensione a loro impropriamente derubata! Noi non abbiamo mai conteggiato gli “esodati” non salvaguardati: non spetta a noi contarli! 
Chi deve fare chiarezza sui numeri?
E’ sempre e solo l’INPS che ha fornito i numeri nel corso di questi anni, numeri che però con l’INPS non seguono la regola per cui la matematica non è opinione, ma continuano a variare a seconda delle fasi e delle stagioni, probabilmente proprio perché si è sempre giocato sulla definizione di “Esodato” adattandola al giudizio dei vari ministri che si sono succeduti in ben 3 governi: circostanza che ha determinato la grave conseguenza di ostacolare il Parlamento impedendogli di legiferare correttamente in materia. Siamo davanti ad un Istituto che, asservito al Governo e ai vari uffici dei Ministeri, non ha fatto correttamente il suo dovere e lo dimostrano i suoi numeri “ballerini”. Speriamo che l’attuale dirigenza vorrà far funzionare al meglio la macchina di uno fra i più importanti Enti di Previdenza Pubblica dell’U.E., che deve porsi al servizio del potere legislativo anziché tentare di sostituirlo come abbiamo potuto verificare con alcune sue circolari ed altre iniziative estemporanee. Oggi, alla luce di quanto contenuto nella Legge di Stabilità e, soprattutto, di quello che ha finalmente certificato in modo esaustivo il Governo al Parlamento in risposta alla interrogazione n.5-03439 dell’On. Gnecchi, possiamo dire, senza tema di smentita, che gli “esodati” non salvaguardati sono fra i 24 ed i 25.000. Sottolineo che dietro a questi numeri ci sono famiglie italiane in grave sofferenza da oltre 4 anni e che pertanto hanno diritto a vedere risolto sollecitamente il loro dramma”.
Che cosa chiedete alla politica in questo momento?
“Semplicemente che si rispettino gli art. 23 e 38 della Costituzione che sanciscono chiaramente il diritto alla pensione. Pensione che, è bene sottolinearlo, non è un privilegio o una regalia del governante di turno, ma rappresenta pienamente una retribuzione differita che va restituita ai lavoratori che, unitamente al proprio datore di lavoro, l’hanno versata nelle casse degli Enti Previdenziali pubblici. Son ben altri i privilegi sui quali mettere mano e non certamente le pensioni dei lavoratori dipendenti o autonomi. Basterebbe iniziare a tagliare tutte quelle pensioni senza alcun contributo versato: son quelli i vergognosi privilegi da eliminare!! Chiediamo inoltre, e semplicemente, che questo Governo rispetti gli impegni proclamati dal precedente Premier (Letta nelle sue dichiarazioni programmatiche ha chiaramente affermato che “con gli esodati lo Stato ha rotto un patto” che si DEVE ripristinare) e dall’attuale (Renzi ha dichiarato che nella Legge di Stabilità per i 50.000 “esodati” ci sarebbe stata la 7’ salvaguardia, ma poi nel concreto il provvedimento si è limitato a meno della metà degli aventi diritto). Alla politica non chiediamo altro se non la soluzione promessa per chi è ancora fuori da ogni salvaguardia, e denunciamo con forza che questo stillicidio di promesse ed impegni non mantenuti è insopportabile e sta condannando decine di migliaia di famiglie italiane all’angoscia ed all’incertezza da oltre 4 anni. Governo e Parlamento devono sanare con urgenza e in maniera definitiva l’ingiustizia ancora in corso per gli oltre 24.000 “esodati” non salvaguardati approvando sollecitamente un ottavo provvedimento di salvaguardia per TUTTI loro”.
Quali manifestazioni avete in programma?
Da settimane abbiamo lanciato un’iniziativa, non di censimento, ma di ricerca e coinvolgimento di tutti gli “esodati” non salvaguardati non raggiungibili con i nostri mezzi su Internet (nei nostri Comitati siamo tutti volontari ed pertanto operiamo esclusivamente su Facebook, per mail e, dove è stato possibile, attraverso riunioni settimanali nelle sedi messe a disposizione delle organizzazioni sindacali), consapevoli che una larga fetta di loro non si interfaccia con pc e tablet. Stiamo tentando di coinvolgere i media locali con appelli per i quali stiamo ricevendo, purtroppo, scarsa disponibilità. Si tratta di un appello volto a rendere noto a tutti loro che, inviando una mail all’indirizzo retecomitatiesodati@tiscali.it, possono trovare un punto di riferimento per un adeguato sostegno informativo ed un Comitato (dietro la Rete dei Comitati Esodati operano attivamente oltre 13 Comitati di categoria e territoriali) pronto a dare loro ogni tipo di supporto in materia. Da settimane inseguiamo sul territorio tutti i nostri principali interlocutori parlamentari per sensibilizzarli sulla esigenza che si lavori sollecitamente per una Ottava salvaguardia per tutti gli oltre 24.000 non salvaguardati, e per metà marzo riprenderemo a presidiare i Ministeri competenti ed il Parlamento; NON DEMORDEREMO fino a quando non otterremo ragione dei nostri diritti. Tutti i Comitati di Esodati, affiliati o meno alla “Rete dei Comitati”, sono ben determinati a non mollare il loro impegno fino a quando l’ultimo degli “esodati” non avrà ottenuto giustizia con la restituzione del suo diritto alla pensione con le norme previgenti l’iniqua manovra del dicembre 2011.
Chi vi sta sostenendo tra i politici? Chi vi ha deluso?
Non spetta a noi dare pagelle ai nostri legislatori ma dobbiamo oggettivamente e lucidamente riconoscere che la Commissione Lavoro della Camera, tutta, ( di questa legislatura e della precedente) è stata quella che, col Presidente Damiano in testa, si è dimostrata maggiormente sensibile al nostro dramma. TUTTI i 7 provvedimenti di salvaguardia degli “esodati” sono partiti da quella Commissione e le uniche proposte di legge per risolvere il dramma alla radice sono state approvate ( unitariamente da tutti i suoi componenti) sempre da quella Commissione, avendo spesso come prima firmataria l’On. Maria Luisa Gnecchi, parlamentare fra i più partecipi del nostro dramma e fra i più propositivi. Non altrettanto possiamo dire dell’attuale Governo: per risolvere il nostro dramma non ha stanziato un solo centesimo di euro in più rispetto a quanto già fatto dai 2 precedenti Governi; ha affossato alcune proposte di legge che avrebbero potuto risolvere il problema alla radice (rif. alle PdL n.727 e n. 224); ha azzoppato gli ultimi 2 provvedimenti di salvaguardia riducendo gravemente la platea dei beneficiari; infine, circostanza inaccettabile e gravissima, ha distratto consistenti risorse, pari ad oltre un miliardo, dal Fondo degli Esodati impiegandole per altri scopi. Ricordiamo infatti che una Legge dello Stato (la 228 del 2012) ha previsto la costituzione di un apposito fondo dotato di un preciso stanziamento per gli “esodati”, con la chiara specificazione che tutti i risparmi conseguiti nei singoli provvedimenti di salvaguardia fossero riversati in quel Fondo, per essere utilizzati ESCLUSIVAMENTE per nuove salvaguardie fino ad esaurimento”.
A proposito di Damiano cosa ne pensate del suo progetto di flessibilità?
“E’ un ottimo e necessario tentativo di ripristinare quella flessibilità in uscita di cui è priva la manovra Fornero e che ha provocato tanti danni, fra i quali il nostro dramma, ed il grave blocco del turn-over nelle aziende. Non serve essere un economista per capire che se si allunga di colpo l’età pensionabile di 5 o 6 anni, si impedisce automaticamente ai giovani di entrare nel mondo del lavoro per sostituire chi va in quiescenza. Chi specula su questa realtà, è perché nella realtà non vive, ma gode di situazioni di benessere economico che non hanno alcuna messa in discussione.
E’ bene chiarire tuttavia che per noi il progetto dell’On. Damiano è da applicarsi a coloro che oggi sono ancora al lavoro, ma nella maniera più assoluta non agli “esodati” che il loro posto di lavoro l’hanno perso da anni ed ai quali deve essere restituito il diritto alla pensione con le norme ante Fornero senza alcuna penalizzazione.”
Cosa chiedete quindi a questo Governo?
“A questo Governo noi non chiediamo neanche un euro di nuove risorse: chiediamo solamente che ci restituisca immediatamente il maltolto ripristinando subito le risorse prelevate ingiustamente dal Fondo Esodati. Con quei risparmi illecitamente sottratti e con il ricalcolo di quanto risparmiato nei sette provvedimenti di salvaguardia, chiediamo venga finanziato sollecitamente ed urgentemente un ottavo provvedimento per tutti gli oltre 24.000 “esodati” esclusi !! Noi continueremo a rivendicarlo con determinazione con la nostra mobilitazione e fino a quando l’ultimo degli “esodati” non avrà ottenuto giustizia con la restituzione del suo legittimo diritto alla pensione!!”.
(Leggi)

A Brescia la prima risposta...

A Brescia la prima risposta...

La Voce del Popolo
"Ieri sera la e-mail alla stampa locale bresciana, e questa mattina (solo 8 ore dopo) la prima attenzione viene da "La voce del popolo", settimanale diocesano, attraverso un'intervista alla loro emittente "Radio Voce". 
Un'intervista che ora è anche sul sito internet" del settimanale bresciano.
Vi invitiamo a scrivere agli organi di informazione del vostro territorio, magari solo usando questo link: http://postaliesodati2011.blogspot.it/2016/02/scriviamolo-tutti.html

Brescia e dintorni
Esodati: un appello al governo per l'ottava salvaguardia   
Sarebbero ancora 24mila (ma si tratta solo di una stima) i casi in attesa di soluzione. L'esecutivo chiamato a trovare le coperture
Brescia.  Per lungo tempo sono stati sulle prime pagine di tutti i giornali, prima per la condizione di difficoltà in cui, loro malgrado si erano trovati, poi per le proteste che avevano (legittimamente) messo in campo e poi, ancora, per i tentativi con cui la politica aveva cercato di porre rimedio ai loro problemi. Poi degli esodati e di tutte le salvaguardie adottate dai governi che si sono succeduti all'esecutivo dei professori guidato da Mario Monti, responsabile con la riforma Fornero, di un caso senza precedenti in Italia, si era persa traccia.

Nei giorni scorsi è giunta, invece, in tutte le redazioni, un'email della Rete dei comitati degli esodati, in cui si chiedeva di tornare a parlare di una situazione che è ancora lontana dell'essere completamente risolta.

Nonostante le salvaguardie (sette) sino ad oggi adottate dagli esecutivi che in questi anni si sono succeduti alla guida del Paese, sarebbero ancora 24mila gli esodati ancora senza alcuna garanzia.

"Il loro numero - afferma Giuseppe Zani che della Rete e un po' il portavoce nel Bresciano - è soltanto una stima, così come per stime in tutti questi anni si è proceduto per determinare quanti, per effetto della riforma del sistema pensionistico che porta il nome del ministro Fornero, si erano trovati senza lavoro e senza assegno pensionistico".

Paradosso nel paradosso, in oltre quattro anni, nessuno è stato ancora in grado di stabilire con esattezza il loro numero, rendendo in questo modo ancora più difficile affrontare e risolvere in modo organico il problema.

"La questione - continua Zani - è che in Italia c'è una parcellizzazione delle informazioni. La contabilità degli esodati è divisa tra un numero incredibile di enti".

Una parcellizzazione che, in occasione di precedenti salvaguardie, ha creato non pochi problemi. "Più di una volta - continua il portavoce nel Bresciano della Rete dei comitati degli esodati - le coperture per le diverse salvaguardie si sono rivelate superiori al necessario".

Oggi i 24mila (stimati) esodati sono in attesa dell'ottava e (si spera) ultima salvaguardia, prevista da un testo unico elaborato dalla commissione lavoro della Camera e votato da tutte le forze politiche. Una salvaguardia che faceva conto proprio sulle risorse avanzate dalle precedenti. Il governo, però, ha destinato ad altro quell'avanzo delle coperture e dunque spetta all'esecutivo mettere a disposizione le risorse per risolvere il problema degli ultimi esodati".

Con l'appello inviato a tutte le redazioni la Rete dei comitati degli esodati spera che la questione possa tornare in primo piano, stimolando così il governo a dare le risposte che gli competono in tempi certi.
 
di M. Venturelli  
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mercoledì 3 febbraio 2016

Scriviamolo a tutti

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi,
A tutti i componenti del Governo 
Ai Presidenti e Componenti le Commissioni Lavoro, Finanze e Bilancio di Camera e Senato
Ai Presidenti di Camera e Senato ed a Tutti i parlamentari
Ai Presidenti delle Regioni
A tutte le Organizzazioni Sindacali e di Categoria
A tutti gli organi di Informazione (replichiamolo ai mezzi di inormazione del nostro territorio)



A 4 anni dalla nascita del tragico fenomeno degli “esodati” i Comitati che li rappresentano ne denunciano, con il video allegato, il permanere di questa Vergogna di Stato.
Ci eravamo illusi che con l’impegno pubblico preso da questo Governo con la Legge di Stabilità appena approvata si sarebbe proceduto a cancellare questa vergognosa pagina della legislazione previdenziale italiana.
Così non è stato!!! Rimane ancora rotto il patto tra lo Stato ed oltre 24.000 suoi cittadini chiamati dispregiativamente “esodati".
Non chiediamo privilegi ne ulteriori stanziamenti di risorse; chiediamo l’immediato ripristino nel “Fondo Esodati” delle somme distratte ed utilizzate per altri scopi, e la sollecita approvazione di un Ottavo provvedimento di Salvaguardia per restituire il diritto alla sopravvivenza degli oltre 24.000 “esodati” esclusi!

Roma 4 febbraio 2016
Rete dei Comitati degli Esodati
Portavoce: Francesco Flore Tel.0784 203888 – 3389976878

A) COMITATO AUTORIZZATI CONTRIBUTI VOLONTARI
Francesco Flore 3389976878 contributore@tiscali.it
B) COORDINAMENTO ESODATI ROMANI
Emilio De Martino 3661570104 demartino-emilio@virgilio.it
C) COMITATO ESODATI LIGURI
D) COMITATO DIRIGENTI ESODATI
Daniele Martella 3484520007 daniele716@alice.it
E) COMITATO MOBILITATI MILANO
Maurizio Vitale 3287639173 tedesco40@libero.it
F) COMITATO LAVORATORI MOBILITA’ LODI
Arrigo Migliorini comitatoesodatilodi@gmail.com
G) COORDINAMENTO ”MOBILITATI, ESODATI” MILANO
Antonio Perna 3356842999 perna.antonio@fastwebnet.it
H) COMITATO ESONERATI PUBBLICHE AMM.NI
I) COMITATO ESODATI PARMA
Claudio Bernardini 3487319914 cbernardini4@gmail.com

CDE – Comitati per i Diritti degli Esodati
A) Comitato Fondi di settore Ferrovie
Coordinatore: Marcello Luca 338 3182 418
B) Comitato Mobilitati Roma Napoli
C) Comitato Licenziati e Cessati senza Tutele
Coordinatrice: Elide Alboni
D) Comitato degli Esodati Bancari
Segreteria: tel. 06 8339 3835

Altri Comitati
A) Comitato non salvaguardati e Bloccati
de.pasqui@tin.itTel 348-1502546, 0521-800990
B) Comitato Esidati Mobilitati di Reggio Emilia

Ringraziamo L.Streparola che ha realizzato il video con la collaborazione di tutti i Comitati. 

martedì 2 febbraio 2016

Quando pagare i contributi volontari "aiuta" la salvaguardia

Esodati, quando il pagamento dei contributi volontari "aiuta" la salvaguardia
Lunedì, 01 Febbraio 2016
Scritto da Franco Rossini
Ammessi alla salvaguardia anche i lavoratori che riescono a maturare il diritto alla pensione attraverso la contribuzione volontaria entro 12 mesi dalla cessazione dell'indennità di mobilità.I lavoratori appartenenti al profilo "mobilità" che non riescono a centrare il diritto alla pensione entro la fine dell'indennità di mobilità possono ricorrere ai versamenti volontari per entrare nella settima salvaguardia. Lo prevede l'articolo 1, comma 265 lettera a) della legge 208/2015 che riproduce, con una interpretazione autentica, un meccanismo già sperimentato con le precedenti salvaguardie. Strumento da tenere presente in sede di presentazione dell'istanza di accesso all'Inps per l'ammissione al beneficio in particolare da quei soggetti a cui servirebbero pochi mesi al perfezionamento del requisito contributivo per centrare un diritto a pensione con le vecchie regole.
La disposizione si applica con riferimento a quei lavoratori che hanno fruito dell'indennità di mobilità ordinaria o dello speciale trattamento edile a seguito di accordi collettivi stipulati entro il 31 dicembre 2011 o dopo una procedura concorsuale. Dunque non interessa gli altri profili di tutela individuati dalle citate norme (es. lavoratori autorizzati ai volontari entro il 4 dicembre 2011, cessati dal servizio con accordi individuali o collettivi di incentivazione all'esodo, congedo e tempo determinato). E' richiesto altresì che il rapporto di lavoro sia cessato entro il 31 dicembre 2012. Dunque sono esclusi coloro che lo hanno risolto dopo il 2012.
Tale versamento, precisa la legge, puo' essere effettuato solo con riferimento ai dodici mesi successivi al termine di fruizione dell'indennita' di mobilita' o del trattamento speciale edile e può, anche in deroga alle disposizioni dell'articolo 6, comma 1, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, riguardare anche periodi eccedenti i sei mesi precedenti la domanda di autorizzazione stessa. In sostanza un lavoratore, al termine dell'indennità di mobilità, abbia maturato solo 39 anni e 2 mesi di contributi e 59 o 60 anni di età, potrà farsi autorizzare al versamento dei volontari per coprire i restanti 10 mesi per raggiungere i 40 anni di contributi utili, secondo le vecchia normativa, a fargli acquisire il diritto alla pensione e, pertanto, ad entrare in salvaguardia. In assenza di questa particolare attenzione costui non avrebbe potuto accedere alla tutela dato che il diritto a pensione non sarebbe stato raggiunto entro i 12 mesi successivi alla scadenza della mobilità.
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lunedì 1 febbraio 2016

Vivere a Milano da esodato senzatetto: la storia di Aldo

Vivere a Milano da esodato senzatetto: la storia di Aldo
Aldo rimase senza lavoro e pensione nel 2012. A 61 anni. Tra dormitori fatiscenti, lavoretti, mense e ''concorrenza'' coi profughi. «Un consiglio? Mantenersi vivi».
di Maria Elena Tanca 31 Gennaio 2016
Un sacco a pelo, qualche coperta e il freddo asfalto di Milano come guanciale.
Sopra la testa un cielo in cui brillano sempre meno stelle.
È la grigia vita del senzatetto.
Quella che Aldo conosce bene, perché la vive ogni giorno sulla sua pelle.
Aldo appartiene all’ormai scomoda e dimenticata categoria degli esodati, chi cioè è rimasto senza stipendio, senza assegno di pensione e senza ammortizzatori sociali.
Ma è riuscito a trasformare la sua disavventura in energia positiva.
Così oggi, attraverso il volontariato, aiuta chi come lui è in difficoltà.
E cura su Facebook la pagina “Spiazzati e visibili” per dar voce ai tanti dimenticati dallo Stato italiano.
PER COLPA DELLA FORNERO. «Tutto iniziò a ottobre del 2012, quando la legge Monti-Fornero decise che dovevo attendere altri cinque anni per andare in pensione. Lo Stato italiano mi mise con le spalle al muro a 61 anni, con una vita familiare difficile e in fase di separazione da mia moglie», racconta aLettera43.it.
Senza più un letto su cui dormire, non ha potuto fare altro che chiedere aiuto.
Ha vissuto a casa di un amico per un anno, sfruttando le risorse accumulate nel tempo e cercando qualche lavoretto qua e là.
Nel 2013 passò l'anno offrendo consulenze di informatica.
«NON CERCANO QUELLI DELLA MIA ETÀ». «Le aziende però non avevano bisogno di consulenti, soprattutto quelli con una certa età. Quindi non ho potuto sfruttare il mio patrimonio di conoscenze per trovare un lavoro vero», spiega Aldo.
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