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lunedì 28 maggio 2012

Cazzola: la soluzione è nelle REGOLE e non nelle deroghe

LA7 28-05-2012 - trasmissione l'aria che tira:
I cinquantenni tra esodi e ricongiunzioni
In studio i ricongiunti (Paolo Mannucci ex INPDAP);
esodati (Francesco Abate ex Poste e Maria Grazia Romano ex IBM)
Loretta Zecchillo,
Luigi Lacchini (ex Unilever)
Vera Lamonica (CGIL); Giuliano Cazzola (PDL); Massimo Mucchetti (Corriere della sera)

Donne ESodate, Mobilitate, Licenziate: una petizione

Gruppo ESMOL, Donne ESodate, Mobilitate, Licenziate
 Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero
Le recenti innovazioni normative in materia pensionistica hanno   colpito numerosi lavoratori espulsi dal mercato e privati dei requisiti per la pensione.
Ma hanno determinato effetti ancora più devastanti a danno  delle donne lavoratrici, producendo una  penalizzazione di genere, che è grave e inaccettabile.

Facciamo riferimento al nostro caso.

Siamo  lavoratrici esodate o mobilitate che hanno sottoscritto accordi individuali o collettivi prima del 4 dicembre 2011 e lavoratrici licenziate entro la stessa data, tutte prossime all’età pensionabile in base alla precedente legge.

Ora  vediamo improvvisamente posticipata anche di oltre sei anni (dagli originari 60 agli attuali 66/67) la data del nostro possibile pensionamento, che per gli uomini risulta differita ma al massimo di due anni (da 65 a 67).

Già la legge 111/2011 aveva anticipato:
·           per tutti  al 2013 l’avvio dell’adeguamento dell’età all’aspettativa di vita;
·           per le donne  al 2014 l’aumento dell’età per il conseguimento della pensione di vecchiaia, prevedendo un  incremento progressivo e sostenibile  fino a raggiungere l’equiparazione fra lavoratori e lavoratrici ai fini pensionistici.
La legge 214/2011  invece, con l’obiettivo di perequare immediatamente l’età di pensionamento dei lavoratori di entrambi i sessi, non ha operato alcuna   distinzione fra le donne ancora occupate e quelle che non lo sono più.

Noi abbiamo dunque subito una  duplice violenza .

1) Il nostro progetto professionale è stato interrotto  o perché abbiamo dovuto subire l’iniziativa unilaterale dei datori di lavoro (licenziamento) o perché abbiamo aderito, nostro malgrado e non certo in modo indolore, a logiche di riduzione del personale (esodo/mobilità). In questi casi infatti la nostra scelta è stata non di rado indotta dal  contesto aziendale fortemente discriminatorio nei confronti delle donne prossime alla conclusione del percorso lavorativo , è stata con frequenza motivata dalla necessità di svolgere le funzioni di cura, di sviluppo delle capacità e di sostegno delle incapacità dei componenti della famiglia, costantemente demandate alle donne ed è stata in ogni caso supportata dalla certezza di raggiungere l’età pensionabile in un lasso di tempo breve, non superiore a due/tre anni.

2) La nostra capacità di conseguire un reddito è stata azzerata perché ci troviamo improvvisamente prive di stipendio e di titolo alla pensione per un arco di tempo insostenibilmente lungo  e del resto non è ragionevolmente ipotizzabile, nell’attuale situazione di crisi del lavoro, una nostra ricollocazione professionale. Non percependo reddito, oltre a trovarci in situazioni di difficoltà (se non di bisogno) personali e familiari, abbiamo perso la nostra autonomia, siamo divenute soggetti deboli che rientrano in uno stato di subalternità, dal quale nel tempo si erano affrancati.

E’ singolare che una così incisiva disuguaglianza prenda forma proprio  in una fase storica nella quale una donna è responsabile del Dicastero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Ci rivolgiamo pertanto a Lei, Ministro Fornero, perché risolva al più presto l’iniquità della situazione attuale, riconoscendo per tutte le lavoratrici che si trovano nella nostra condizione  il  diritto alla pensione in base alle regole vigenti al momento nel quale hanno sottoscritto gli accordi per l’uscita dal lavoro o sono state licenziate.

Chiediamo anche ai rappresentanti delle istituzioni e della cultura, ai politici, ai giornalisti, in particolare se donnealle organizzazioni sindacali, alle associazioni e alle singole persone  di sostenere con convinzione e tenacia la nostra richiesta, visto che l’evoluzione civile, morale ed economica di una società non può realizzarsi a scapito dei diritti delle donne.

Per contattare il Gruppo ESMOL, si prega di rivolgersi a:
Donne ESodate, Mobilitate, Licenziate, mail gruppo.esmol@gmail.com

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28 maggio


domenica 27 maggio 2012

Ogni altra scelta cancella qualcuno

Cgil al governo: «Priorità è il lavoro,
basta finanza. Esodati, dare risposte»

ROMA - Il governo «deve pensare» al lavoro, creando nuova occupazione e investendo nella produzione, perché la riforma Fornero con le sole regole non determinerà neanche un posto in più.E, in questa scia, la priorità parallela è rappresentata dal fisco, con la necessità di una riduzione della pressione oggi «intollerabile» sui lavoratori e sui pensionati. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, torna all'attacco indicando gli interventi considerati urgenti da mettere in campo. E poi, aggiunge, bisogna smetterla di «immaginarsi che la finanza è l'orizzonte dei profitti».
«Esodati, un caso così non era mai accaduto». Camusso parla in occasione della cerimonia per i 120 anni della Camera del lavoro di Brescia. Non tralascia neppure l'altra grande questione prioritaria per i sindacati, quella degli esodati, dopo la conferma del decreto interministeriale che salvaguarderà 65mila lavoratori rispetto all'innalzamento dell'età pensionabile introdotta dalla riforma previdenziale. Prima di entrare nel Teatro Grande, per la cerimonia, Camusso incontra una delegazione di esodati, coloro che cioè rischiano di restare per anni senza lavoro e senza pensione: «Mi hanno chiesto ciò che mi chiedono tutti gli esodati italiani: di dar loro una risposta - riferisce il segretario generale della Cgil - Non era mai successo nella storia del Paese che una riforma non prevedesse una clausola di salvaguardia per le persone che avevano già firmato degli accordi. Per loro, il governo deve fare una cosa semplice: mantenere le condizioni che avevano a quella data. Non esistono altre soluzioni: ogni altra scelta cancella qualcuno», dice Camusso.
Ocse: riforma del lavoro ok, ma fare presto. Della riforma del mercato del lavoro, dopo il primo via della commissione Lavoro del Senato, che da martedì tornerà all'esame dell'Aula di Palazzo Madama, parla anche il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria: «Va nella direzione giusta ma - afferma in una intervista al Corsera - deve fare presto, il tempo è un fattore decisivo, tutta l'Europa sta seguendo con interesse l'evoluzione del risanamento strutturale italiano a partire dalle pensioni in poi». In questo momento di crisi, «dobbiamo stare allo schema che ci ha proposto l'Europa e certo questo governo lo sta facendo con più dignit… del precedente», riconosce Camusso che però aggiunge che «dietro c'è l'idea che il prezzo lo debba pagare solo una parte della società, e cioè i lavoratori. Il presidente del Consiglio lo chiama rigore, io lo chiamo peggioramento delle condizioni dei lavoratori».
Manifestazione il 2 giugno. Proprio sui temi del lavoro, del fisco e della crescita, insieme al welfare, Cgil, Cisl e Uil scenderanno in piazza sabato 2 giugno per la manifestazione nazionale che le tre confederazioni hanno organizzato nel giorno della festa della Repubblica per ricordare che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro. E per chiedere, con uno slogan unitario, «meno tasse per lavoratori e pensionati, più risorse per il lavoro».
(Leggi)

La Camusso a Brescia parla di crisi e lavoro
27/05/2012
«Per prima cosa bisogna intervenire sul fisco» ha dichiarato Susanna Camusso a chi le ha chiesto quali fossero le sue priorità, dopo quelle elencate nel giorni scorsi dal neo presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.
«Bisogna costruire una posizione positiva per il lavoro, che paga un prezzo intollerabile sul piano della pressione fiscale. Serve poi pianificare un’equa politica fiscale che parta dalla patrimoniale sui grandi redditi per trovare risorse per creare occupazione».
Prima di entrare nel Teatro Grande, per la cerimonia dei 120 anni della Camera del lavoro di Brescia, il segretario della Cgil Susanna Camusso ha incontrato una delegazione di esodati postali bresciani che l’hanno attesa in corso Zanardelli. «Mi hanno chiesto ciò che mi chiedono tutti gli esodati italiani: di dar loro una risposta - ha spiegato il segretario Camusso -. Non era mai successo nella storia del Paese che una riforma non prevedesse una clausola di salvaguardia per le persone che avevano già firmato degli accordi». «Il governo - ha continuato - deve fare una cosa semplice: che tutti i lavoratori che hanno firmato accordi individuali o collettivi o avevano iniziato pratiche di
ricongiunzione dei contributi mantengano le condizioni che avevano a quella data. Non esistono altre soluzioni; ogni altra scelta cancella qualcuno».
(Leggi)
Leggi anche: ANSA; QN; Savona news

Non era mai successo

ESODATI, CAMUSSO: "GOVERNO INTERVENGA,
È UNA COSA MAI SUCCESSA NELLA STORIA"

Domenica 27 Maggio 2012 - 11:37
BRESCIA - Prima di entrare nel Teatro Grande, per la cerimonia dei 120 anni della Camera del lavoro di Brescia,il segretario della Cgil Susanna Camusso ha incontrato una delegazione di esodati postali bresciani che l'hanno attesa in corso Zanardelli. «Mi hanno chiesto ciò che mi chiedono tutti gli esodati italiani: di dar loro una risposta - ha spiegato il segretario Camusso -. Non era mai successo nella storia del Paese che una riforma non prevedesse una clausola di salvaguardia per le persone che avevano già firmato degli accordi». «Il governo - ha continuato - deve fare una cosa semplice: che tutti i lavoratori che hanno firmato accordi individuali o collettivi o avevano iniziato pratiche di ricongiunzione dei contributi mantengano le condizioni che avevano a quella data. Non esistono altre soluzioni; ogni altra scelta cancella qualcuno».
PRIORITÀ FISCO «Per prima cosa bisogna intervenire sul fisco» ha dichiarato Susanna Camusso a chi le ha chiesto quali fossero le sue priorità, dopo quelle elencate nel giorni scorsi dal neo presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. «Bisogna costruire una posizione positiva per il lavoro, che paga un prezzo intollerabile sul piano della pressione fiscale. Serve poi pianificare un'equa politica fiscale che parta dalla patrimoniale sui grandi redditi per trovare risorse per creare occupazione».
IL GOVERNO E I POSTI DI LAVORO «Creare lavoro, come si è fatto durante le altre grandi crisi»: a questo il governo dovrebbe dedicare energie per il segretario della Cgil Susanna Camusso, intervenuta alla cerimonia per i 120 anni della Camera del lavoro bresciana, una delle prime a nascere in Italia. «Il vero sforzo che bisogna fare - ha dichiarato a margine della celebrazione al Teatro Grande di Brescia - è investire nella produzione e non continuare ad immaginarsi che la finanza è l'orizzonte dei profitti».

Tracimazione da esasperazione

Ha smesso di mangiare da giovedì: la protesta di un esodato di 57 anni
L'uomo ha ripreso a bere solo oggi su indicazione del medico
Una vita di lavori precari e ora la pensione è un miraggio

Domenica 27 Maggio 2012 - 17:50
Ultimo aggiornamento: 19:26
TREVISO - Cinquantasette anni, residente a Treviso, in procinto di andare in pensione, almeno così pensava, ma il decreto Fornero ha fatto di lui un esodato. Da giovedì Fabio Marzola non mangia e ha ripreso a bere solo oggi su indicazione del medico. Le sue condizioni di salute cominciano a destare preoccupazione tra i famigliari.
Fabio
ha iniziato lo sciopero della fame per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica, dopo aver appreso che il decreto del ministro Fornero che consentirà agli "esodati" come lui di poter rientrare nella vecchia normativa pensionistica, prevede l'obbligo di aver versato «almeno un contributo volontario».
Ma lui, che durante la sua attività lavorativa, segnata da periodi di disoccupazione e di lavori precari, è riuscito con fatica a raggiungere i requisiti per andare in pensione previsti prima della riforma introdotta dal Governo Monti, non ha mai effettuato alcun contributo volontario. E ora vede tramontare qualsiasi possibilità di uscire da una situazione che, nella lettera inviata ai parlamentari locali, definisce "disperata", soprattutto dopo che la stessa Inps gli aveva dato assicurazioni in merito ad una possibile soluzione normativa.
Ieri Marzola, ha incontrato l'onorevole Simonetta Rubinato (Pd) che ha voluto constatare di persona le sue condizioni di salute e portargli la propria solidarietà. «A mio parere - spiega Rubinato - il decreto della Fornero su questo punto è illegittimo, perché introduce successivamente un requisito mai previsto prima anche per chi aveva già maturato il diritto all'uscita secondo le condizioni stabilite in precedenza dalla legge. Mi sono comunque già messa in contatto con i colleghi che si occupano di questa materia, per concordare quali azioni intraprendere per aiutare il signor Marzola e coloro che si trovano nelle sue stesse condizioni. È davvero drammatico vedere come la legislazione indotta dallo stato di emergenza dei conti pubblici del Paese incide sulla viva carne delle persone e delle loro famiglie».
(Leggi)

Nota CGIL




sabato 26 maggio 2012

L'appello


APPELLO PER IL PRESIDIO DEL 30 MAGGIO
E LA MANIFESTAZIONE DEL 2 GIUGNO

Espulsi dalle nostre aziende a seguito di crisi e riorganizzazioni, lavoratrici e lavoratori in mobilità, in cassa integrazione, in esodo incentivato individuale e/o collettivo, fruitori di Fondi di solidarietà, contributori volontari, licenziati dalle piccole fabbriche.

Banche, servizi, metalmeccanici, distribuzione, chimici tutti i settori della produzione sono rappresentati nel nostro vasto mondo di “esodati”, perché è così che siamo conosciuti dai cittadini.

Gli accordi aziendali accompagnavano la nostra uscita dal lavoro fino alla pensione, la riforma Fornero li ha stracciati dimenticando che dietro di essi c’erano persone e famiglie.

Ma la ministra ha fatto di più, ha bloccato l’opera del Parlamento di rimediare al suo errore macroscopico promettendo un decreto ad hoc… ed il decreto è arrivato.

Come al solito, però, è un decreto che restringe ancora di più le tutele che il Parlamento aveva votato, e questo è il modo di agire solito della ministra (lo aveva già fatto con la circolare 35 INPS interpretativa della riforma).
ADESSO BASTA!
BASTA  giocare sulla vita e sul futuro di oltre 300.000 donne ed uomini e le loro famiglie!

BASTA giocare con la democrazia. Al di là della qualità e della credibilità di chi ci è seduto dentro il Parlamento è il cardine della nostra democrazia. L’elemento di confronto tra cittadini e potere dell’esecutivo. Gli interventi della ministra Fornero a bloccare le attività del Parlamento, l’uso dello strumento della fiducia per evitare il confronto sui provvedimenti dell’esecutivo sono colpi al Parlamento stesso, nella convinzione – di chi lo fa – che la situazione di emergenza possa giustificare anche un deficit di democrazia.

BASTA considerare il lavoro come una merce da scambiare sul mercato. Il lavoro è il fondamento posto all’articolo 1 della nostra Costituzione. se non si da valore al lavoro, se si colpiscono i diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori si colpisce la democrazia. 
Noi chiediamo al Parlamento di riprendere le proprie funzioni e di fare leggi anche contro la volontà del governo per riparare il gravissimo errore della ministra Fornero.

Ma chiediamo anche che il Parlamento non consideri la riforma delle pensioni una questione chiusa. Questa riforma, oltre al “buco” degli esodati, ha tolto il diritto(portando il limite dell’età a 70 anni) a milioni di lavoratori e lavoratrici di fruire della pensione guadagnata con decine di anni di lavoro.

Roma, 26/05/2012                                            La  Rete degli esodati di Roma e Lazio