Ghisleri (Euromedia): «Gli scontenti di Renzi? Soprattutto pensionati, esodati e partite Iva»
21/01/2015
- di
Donato De Sena
La direttrice di Euromedia Research spiega a Giornalettismo come si muove il consenso del premier e del suo partito
Il linguaggio chiaro di
Matteo Renzi e la sua abitudine a «calendarizzare le promesse» con una scadenza certa ha creato intorno al
governo un’
aspettativa molto forte. Un’aspettativa però attualmente disattesa perché molti italiani non vedono ancora realizzate le
promesse. Questo spiega il
calo nel
tasso di fiducia del
premier e nelle
intenzioni di voto al
Pd, che tuttavia restano ancora su un «livello buono» e che, una volta superata la fase di stallo, potrebbero anche risalire.
GHISLERI (EUROMEDIA): «SU RENZI ASPETTATIVE DISATTESE» – È questa l’analisi sul consenso del presidente del Consiglio fornita da
Alessandra Ghisleri, direttrice dell’istituto demoscopico
Euromedia Research,
uno dei sondaggisti più noti d’Italia, ed esperta di rilevazioni su
intenzioni di voto e popolarità di partiti e leader politici. «Il
presidente del Consiglio – ci ha spiegato telefonicamente – ha sempre
utilizzato un linguaggio molto chiaro nei confronti delle persone, si è
fatto capire molto bene. Questo ha generato un’attesa comprensibile e
molto alta. Ma siccome è già passato un anno dall’insediamento a Palazzo
Chigi, i cittadini chiedono ora che vengano rispettati i tempi. Renzi
ha provveduto a calendarizzare ogni promessa. Questa calendarizzazione
ha reso le promesse attese reali, concrete, che però ora stanno
annaspando, perché non s’intravede la conclusione dell’iter, la
realizzazione».
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GHISLERI (EUROMEDIA): «TRA GLI SCONTENTI DI RENZI SOPRATTUTTO ESODATI, PENSIONATI E PARTITE IVA» – Secondo la direttrice di Euromedia il
tasso di fiducia
del capo del governo oscilla oggi intorno al 40/41%, in calo di quasi
10 punti rispetto all’inizio di ottobre, ovvero da quando è cominciato
il trend negativo. L’andamento degli ultimi tre mesi e mezzo non sarebbe
comunque legato alla fine di una presunta
luna di miele
tra Renzi e il Paese (legata allo straordinario successo delle Europee
di maggio), piuttosto a questioni che hanno a che fare con la
vita dei cittadini
di tutti i giorni
e a quelle risposte attese che tardano ad arrivare. Secondo Ghisleri
dire che i dati sono «preoccupanti» probabilmente non è corretto.
«Dipende – dice – da cosa s’intende per ‘preoccupante’». «’Preoccupante’
– ribadisce Ghisleri – è l’aumento della distanza tra l’azione di Renzi
e dei suoi cittadini», i quali «si trovano di fronte le difficoltà del
quotidiano, come impoverimento e crisi generale», e nello stesso tempo a
«richieste che non vengono esaudite». Ad abbandonare con più faciltà il
premier sarebbero, dunque, le categorie di scontenti, quelli ad esempio
«che non hanno usufruito del bonus degli 80 euro, le partite Iva, gli
esodati, coloro che hanno a che fare con gli studi di settore».
«L’italiano – spiega Ghisleri tracciando il ritratto degli elettori –
diventa severo (e pensa, nda): se sei stato abile nel presentare e
comunicare, perché non realizzi?».
GHISLERI (EUROMEDIA): «PD PUÒ RECUPERARE » – Un discorso leggermente diverso va fatto per il voto al
partito del premier. Ghisleri considera sia la
percentuale di
consenso sui votanti (al netto ovviamente della quota di astenuti) che il
numero assoluto
di preferenze ottenute. La flessione sarebbe molto più contenuta nel
primo caso . «Il 36/37% rimane sempre un buon dato, e il Pd, tolto
quello dell’astensione, rimane primo partito del Paese: è comunque un
livello buono», dice la direttrice. Per quanto riguarda il consenso in
valori assoluti, invece, il calo del Pd risulta leggermente più ampio,
perché influenzato anche dal basso livello di persone intenzionate a
votare (
affluenza al
55/58%). A pesare
sul calo di voti sarebbero anche le «nicchie», le «divisioni»
all’interno del partito, che generano un’«insicurezza» e un’«incertezza»
e che causano a loro volta fratture, come nel caso di Cofferati e
Civati. Si tratta di «vicende – ha spiegato Ghisleri – che generano una
separazione all’interno, vanno ad ingrassare le fila di partiti
intorno». Guai però a parlare di ‘
tradimento‘ da parte
dell’elettorato. Quel termine resta inappropriato. Più plausibile –
lascia intendere la direttrice – l’ipotesi di un rifugio nell’
astensionismo.
«Per gli elettori è più facile rifugiarsi nel ‘non so cosa rispondere’.
Non penso che sia un tradimento. Non c’è un cambio di bandiera»,
afferma Ghisleri. Dunque, non è affatto escluso che il consenso possa
«rientrare», in attesa ovviamente delle
adeguate risposte alle
aspettative. «È una situazione in evoluzione». E gli
avversari restano ancora parecchio
attardati. Renzi, insomma, ha ancora
tempo per
rimediare.
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