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giovedì 23 luglio 2015

Carrescia (Pd): attivare immediatamente i vasi comunicanti

Pensioni / Esodati, Carrescia (Pd):
attivare immediatamente i vasi comunicanti
  • Scritto da  redazione
Il Deputato Pd chiede di sbloccare le certificazioni per i lavoratori che hanno fruito della legge 104 prima della partenza del nuovo anno scolastico. 
Andare oltre il vincolo delle 1800 unità utilizzando i risparmi presenti negli altri profili di tutela.  E' quanto chiede l'Onorevole PierGiorgio Carrescia (Pd) in una interrogazione a risposta scritta indirizzata al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti depositata ieri in Commissione Lavoro alla Camera. L'obiettivo è consentire a tutti i lavoratori che nel corso del 2011 avevano fruito dei congedi e dei permessi per assistere familiari disabili di accedere alla salvaguardia entro la fine di Agosto, soprattutto per quanto riguarda il settore scolastico dato che una eventuale dilatazione dei tempi oltre il 1° settembre comporterebbe la permanenza in servizio per un ulteriore anno scolastico.   
Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze . — Per sapere – premesso che: dai dati forniti dall'INPS sulle operazioni di salvaguardia degli esodati emerge che, al 13 luglio 2015, solo il 46 per cento di quelli rientranti nelle sei salvaguardie e la cui domanda è stata accolta stanno ricevendo la pensione;
su 170.230 lavoratori le posizioni certificate dall'INPS sono 114.317 e 78.334 quelle liquidate; ve ne sono poi 50045 domande non accolte, oltre 7249 ancora giacenti e precisamente quelle per le quali l'INPS non ha ancora ultimato il lavoro di certificazione delle istanze cioè il procedimento sulla ammissione o meno degli esodati alla salvaguardia;
nel dettaglio risulta la seguente situazione:
prima salvaguardia (articolo 24, commi 14 e 15, della legge n. 214 del 2011): su 65000 salvaguardie previste ne sono state accolte 64.374 e sono 49.137 le pensioni liquidate;
seconda salvaguardia (articolo 22, comma 1, del decreto-legge n. 95 del 2012, convertito dalla legge n. 135 del 2012): su una platea potenziale di 35000 esodati le certificazioni inviate dall'INPS sono state 17.566 e le pensioni liquidate 10.684;
terza salvaguardia (articolo 1, commi 231 e seguenti della legge n. 228 del 2012): a fonte di 16.130 salvaguardie previste le certificazioni inviate sono state 7.344 e le pensioni liquidate 6.487;
quarta salvaguardia (articoli 11 e 11-bis, del decreto-legge 102/2013 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 124 del 2013: su una platea di esodati di 5.000 unità le certificazioni accolte sono state 3.504 e le pensioni liquidate 3.149;
quinta salvaguardia (articolo 1, comma 194 e seguenti, della legge n. 147 del 2013): a fronte di una platea potenziale di 17.000 unità le certificazioni inviate sono state 3.465 e le pensioni liquidate 3.385;
sesta salvaguardia (articolo 2 della legge n. 147 del 2014: su 32.100 esodati previsti le certificazioni accolte sono state 18.064, di cui 12.920 già inviate agli interessati e 5.492 le pensioni liquidate;
rispetto alla sesta salvaguardia emerge chiaramente che ci sono ancora diverse posizioni disponibili e finanziate;
fra gli esodati ancor più drammatica è la situazione di coloro che beneficiano della legge 104 del 1992 e, al loro interno, quella dei dipendenti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
a fronte di poco più di 5104 domande «accolte» e di circa 1.168 ancora giacenti, le certificazioni inviate sono poco meno di 1800 (esattamente quelle previste dalla legge n. 147 del 2014), mentre per altri 3.364 l'Inps non ha dato risposta benché la citata legge n. 147 del 2014 preveda espressamente di inviare a ciascun istante l'esito (positivo o negativo che sia) della domanda anche ai fini dell'eventuale tutela giurisdizionale;
la mancata definizione del procedimento (mancanza di certificazione) da parte dell'INPS comporterà per i lavoratori della scuola di dover poi protrarre di un altro anno l'uscita;
nella sesta salvaguardia a fronte di 32100 posti previsti i procedimenti definiti sono 12920 (5104 domande giacenti e 18064 accolte);
 è sconcertante constatare che alcune centinaia di lavoratori che dovevano e potevano essere tutelate con la 4a salvaguardia rischiano di essere escluse anche dalla VI anche in contrasto con la circolare (n. 16171 del 25 novembre 2014) della direzione generale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (dottoressa Ferrari) con la quale si precisava che gli esclusi dalla IV tutela avessero la precedenza nella VI;
nonostante le ripetute dichiarazioni di voler applicare i cosiddetti «vasi comunicanti» nulla è stato ancora fatto minando così la credibilità delle istituzioni in un rimpallo di competenze fra Ministero del lavoro e delle politiche sociali e INPS;
l'interrogazione a risposta scritta n. 4-08138, annunciata nella seduta n. 381 del 25 febbraio 2015, relativa alle «salvaguardie» e all'utilizzo dei «vasi comunicanti», non ha avuto ancora risposta dal Regolamento;
il 16 giugno 2015 in un incontro fra rappresentanti degli esodati e la dirigente generale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dottoressa Costanza Ferrari, è stato rappresentato che il Ministero dell'economia e delle finanze e la ragioneria generale dello Stato hanno dato comunicazione all'INPS che tutte le economie rimaste nelle sei salvaguardie potranno essere autorizzate solo dopo la definizione di tutte le precedenti;
ciò appare all'interrogante in palese contrasto con il comma 235 dell'articolo 1 della legge n. 228 del 2012 e con il comma 193 della legge n. 147 del 2014 che impone la convocazione da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di una conferenza dei servizi (o tavolo tecnico) per accertare annualmente i risparmi e per ridestinarli al fondo esodati –:
quali siano gli intendimenti del Ministero dell'economia e delle finanze e della ragioneria generale dello Stato e come si intenda assicurare il rispetto delle previsioni delle leggi n. 228 del 2012 e n. 147 del 2014;
se ritenga di assumere con urgenza iniziative nei confronti dell'INPS per contestare i ritardi e la mancata definizione di procedimenti della VI salvaguardia che espongono la pubblica amministrazione a ricorsi di massa;
se e come si ritenga di dover intervenire per tutelare in particolare i dipendenti del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, beneficiari della legge n. 104 del 1992, al fine di evitare la beffa di veder riconosciuto dall'Istituto nazionale d previdenza sociale il diritto in tempi tali da dover comunque protrarre di un altro anno l'uscita dal mondo del lavoro
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Completamente dimenticati almeno 50mila esodati

Pensioni, esodati, gli ultimi aggiornamenti al 22 luglio 2015

PENSIONI, ESODATI – Si è tenuto ieri mattina un presidio organizzato dai comitati degli esodati in piazza Montecitorio e davanti al Ministero del lavoro con lo scopo di sollecitare l’approvazione delle settima salvaguardia pensionistica. Claudio Ardizio, coordinatore nazionale del comitato degli esodati ha riportato i dati forniti dall’Inps sulla sesta salvaguardia, secondo i quali le posizioni certificate dall’Inps sono 114 su 170mila, le domande non accettate sono 50mila e 7mila quelle giacenti. La Cgil di Vera Lamonica era in piazza con gli esodati. Secondo quanto riportato da AGG, la segretaria confederale ha ribadito:”Il governo ha completamente dimenticato che rimangono almeno 50mila esodati da includere nella salvaguardia, intervenga per chiudere definitivamente questa pagina nera”.
PENSIONI, ESODATI – Ed ha aggiunto: “L’Inps non ha ancora ottemperato all’impegno preso con il Parlamento di rendere noto il numero esatto di lavoratori effettivamente salvaguardati e le risorse finora spese al riguardo. Si tratta di dati indispensabili, perché proprio a partire dalle risorse impegnate ma non spese si può procedere alla settima salvaguardia, completando così una vicenda che è scandalosamente ancora in piedi. Anche il ministero del Lavoro non comunica i dati e i due soggetti continuano a rimpallarsi la responsabilità”. Secondo quanto affermato da Ardizio e riportato da Adnkronos, oggi i Comitati degli esodati incontreranno il consigliere del Presidente Mattarella, Giancarlo Montedoro, mentre il 28 luglio saranno ricevuti dal direttore generale dell’Inps, Antonello Crudo.

mercoledì 22 luglio 2015

Damiano e la situazione dei lavoratori precoci.

Ultime Decreto Pensioni oggi 22 luglio: Damiano fa il punto su lavoratori precoci
Le parole di Damiano sul decreto per il rimborso delle Pensioni e per la situazione dei lavoratori precoci.
Cesare Damiano è tornato a parlare, focalizzando la sua attenzione sul decreto pensioni che prevederà il rimborso il 1 agosto 2015 e su quanto fatto dalla commissione lavoro sotto la sua presidenza. L'occasione per toccare temi importanti come le pensioni dei precoci o la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro è stata la sua riconferma come Presidente della Commissione lavoro dalla direzione del PD. Nei giorni scorsi si è tanto parlato del rimpasto di Governo e tra i nomi usciti c'era anche quello di Damiano considerato come papabile per il ruolo di viceministro allo Sviluppo con conseguente possibile allontanamento dalla commissione lavoro. Per fortuna, visto l'impegno su questi temi dimostrato da Damiano, è arrivata invece la sua riconferma.Pensioni oggi 22 luglio: ultime su decreto e su rimborso pensioni
Nella nota rilasciata possiamo leggere le ultime sulle pensioni, a partire dal decreto sul rimborso: "ra pochi giorni diversi milioni di pensionati riceveranno oltre 500 euro in media come rimborso per la mancata rivalutazione negli anni 2012 e 2013 dei trattamenti previdenziali superiori a tre il volte il minimo". Damiano ha poi voluto manifestare la sua felicità nel poter ancora ricoprire questo ruolo: "E' un riconoscimento del buon lavoro svolto dalla Commissione in questi anni".

Ultime Pensioni precoci e pensione anticipata, Damiano ricorda quanto fatto dalla commissione lavoro

L'esponente del PD ricorda poi quanto fatto in questi anni dalla Commissione lavoro, con importanti pressioni per cercare di modificare e sistemare la legge Fornero. Ad esempio per quanto riguarda i lavoratori precoci, grazie al suo pressing nella scorsa legge di Stabilità sono state bloccate le penalizzazioni fino al 2017 per chi matura i 42 anni prima del raggiungimento dell'età minima (di 62 anni). Damiano ricorda anche che "L'obbiettivo resta però quella di eliminarla del tutto in modo strutturale". Adesso però sono ancora molte le cose da fare e che Damiano spera di poter modificare, come risolvere il problema degli esodati definitivamente, sciogliere i nodi dell'opzione donna e i ricongiungimenti onerosi. Ovviamente è prioritaria anche la flessibilità in uscita, con la sua ormai famosa proposta di quota 97 (62 + 35 per uscire dal lavoro con penalizzazioni decrescenti) e la quota 41 senza penalità per i lavoratori precoci. Ce la farà Damiano nella sua Battaglia?
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Drammatici riscontri di una ricerca scientifica

Drammatici riscontri di una ricerca scientifica: per gli esodati una vita di ansia, depressione, malattie
di Raffaele Marmo
Lorenzo Aragione è un giovane psicologo abruzzese che in questi anni ha studiato gli effetti della riforma Fornero sulla salute psico-fisica degli esodati. Una ricerca condotta sul campo che ha prodotto risultati che testimoniano in maniera scientifica il dramma umano, ma anche le conseguenze devastanti, sul piano fisico e psichico, delle nuove drastiche regole pensionistiche su persone che si sono trovate all’improvviso catapultate fuori dalla loro normale dimensione di vita per finire dentro un tunnel fatto di ansia, depressione, malattie cardiovascolari.
Dottor Aragione, lei è il primo ad aver studiato in Italia gli effetti di una riforma previdenziale sulla salute psico-fisica delle persone coinvolte e specificamente sui cosiddetti esodati. Perché ha deciso di farlo?
La mia ricerca è stata svolta nell’ambito di un lavoro di tesi specialistica in Psicologia clinica e della salute presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi “G. D’Annunzio”, Chieti-Pescara. Il motivo è stato quello di voler valutare, attraverso uno screening psicodiagnostico, se la riforma pensionistica varata con Decreto Legge il 6 dicembre 2011 e convertita in legge il 22 dicembre 2011, la cosiddetta riforma Fornero, avesse provocato l’insorgere di alterazioni psicopatologiche conclamate e se avesse avuto ripercussioni sullo stato di salute generale e sulla qualità di vita dei diretti interessati.
Quali sono gli aspetti fondamentali che emergono dalla sua ricerca? Quali figure-tipo di persone risultano le più colpite o coinvolte dall’impatto della riforma Fornero?
Le testimonianze raccolte nel corso della ricerca sono emblematiche di migliaia di storie di donne ed uomini, fuoriusciti dal mercato del lavoro, per motivi diversi e nel rispetto delle regole vigenti fino al dicembre 2011, ma che, a seguito dei provvedimenti della riforma Fornero, sono approdati gioco-forza in una «terra di nessuno». Pur nella diversità dei singoli vissuti, le testimonianze raccolte in questo lavoro presentano aspetti comuni e ricorrenti. Gli intervistati appartengono alla fascia d’età dei cinquantacinquenni-sessantacinquenni, hanno responsabilità familiari allargate (figli ancora in formazione o non definitivamente indipendenti, genitori anziani spesso a carico), manifestano una forte consapevolezza circa il significato ed il valore del lavoro sia per il singolo sia per la società ed il gruppo di appartenenza, rivendicano una forte identità di cittadini e contribuenti responsabili, protagonisti del patto sociale tra generazioni. Essi condividono una dolorosa ed arrabbiata constatazione di uno stravolgimento esistenziale, non solo per effetto della sopraggiunta precarietà economica, ma anche per la rottura dei legami sociali, talvolta persino familiari; percepiscono un sentimento d’ingiustizia, di tradimento della fiducia e di violazione di un patto (lo Stato rinnega l’accordo stipulato con i cittadini/lavoratori). Subiscono spesso il giudizio di parte dell’opinione pubblica che li equipara ai baby-pensionati o che li guarda con commiserazione. Con grande misura e dignità le persone incontrate hanno confessato di vivere una grave condizione di disorientamento sia sul piano economico sia su quello sociale e relazionale . Avendo firmato l’uscita dal mondo del lavoro due-tre anni prima dell’emanazione della riforma, hanno programmato quella che doveva essere una nuova fase della loro esistenza, si sono “preparati” alla transizione verso la pensione (con tutte le problematiche che questo passaggio implica), ma ora, dato che la conclusione della storia lavorativa non corrisponde più all’ingresso al pensionamento, la coerenza progettuale è infranta: la riforma pensionistica ha impedito la chiusura di un ciclo. L’inattesa perdita dell’identità sociale (non essendo né un lavoratore né un pensionato, l’esodato non ricopre alcun ruolo riconosciuto) porta inevitabilmente a riflettere sul tratto di vita già vissuto e su quello a venire, talvolta con sensi di colpa (“ho fatto la scelta giusta?”, “ho riflettuto bene prima di firmare la fuoriuscita?”, “non avrei dovuto cedere alle pressioni dell’azienda!”). Sorge un sentimento di sfiducia, uno scoraggiamento, che fa sentire fragili, vulnerabili, inutili, impotenti. Ne consegue un sentimento di vergogna, che conduce lentamente all’isolamento, perché non ci si confida fino in fondo né con la famiglia né con i conoscenti, in parte per non mostrarsi deboli, in parte per non riversare sui cari le proprie angosce.
Quali i sintomi di malessere più evidenti che ha riscontrato?
Ansia, insonnia e stati depressivi di varia entità sono i sintomi più ricorrenti di un malcelato disagio psicologico. I normali imprevisti della vita quotidiana assumono un peso maggiore; l’insorgere di difficoltà, come malattie o incidenti, viene vissuta con drammaticità, come eventi che non si riuscirà mai a gestire o risolvere.
Quale è stato il metodo di indagine utilizzato?
La ricerca è stata svolta da settembre 2013 ad aprile 2014 su un campione di 50 esodati e su un gruppo di controllo di 50 lavoratori. Il gruppo sperimentale, composto da 25 donne e 25 uomini, con età media di 58 anni, proveniva per il 44% dalla Campania, il 34% dal Lazio, il 16% dall’Emilia Romagna, il 4% dalla Lombardia ed il 2% dal Veneto. Il gruppo di controllo è composto da 50 lavoratori provenienti dal settore pubblico e privato. Sono stati esclusi i soggetti che presentavano disturbi psichici e/o con gravi patologie organiche note. Le variabili di riferimento sono le stesse che per il campione di esodati: età, genere, provenienza geografica, titolo di studio e stato civile. Gli esodati sono stati contattati grazie alla mediazione dei responsabili di vari comitati (Licenziati e Cessati Senza Tutele, Esmol, Esodati Postali, Esodati e Mobilitati Napoli e Roma, Esodati Romani, Contributori Volontari, Dirigenti Esodati, Esodati Bancari, Esodati delle Ferrovie, Esodati di Lodi). Ai partecipanti sono stati somministrati i seguenti test psicometrici (per i quali hanno firmato il consenso informato): Self-Report Symptom Inventory-90, Self-Rating Depression Scale, Self-Rating Anxiety Scale e Short Form 36 Health Survey Questionnaire. Prima della loro somministrazione, i soggetti sono stati sottoposti ad un colloquio anamnestico e clinico nel corso del quale è stato possibile acquisire informazioni utili per un adeguato inquadramento diagnostico. Tra le variabili cui si è prestata particolare attenzione si segnalano quella di genere, per saggiare eventuali differenze tra esodati ed esodate, e quella economica, per testare le possibili disparità tra esodati salvaguardati e non salvaguardati. Il confronto con il gruppo di controllo ha fornito dati fondamentali per l’inquadramento del problema. Nel corso delle sedute la comunicazione è sempre stata costruttiva. Durante gli incontri, individuali e/o di gruppo, si è cercato di capire come i partecipanti leggessero la propria realtà e con quali mappe cognitive e progettuali la stessero vivendo. Sebbene si fosse instaurato un clima di fiducia, si è riscontrata una sorta d’irrigidimento, a seconda dei casi più o meno lieve, al momento di compilare i test. La garanzia dell’anonimato non ha aiutato a superare pudori o ritrosie. Si è notata una leggera differenza di comportamento tra le donne (più disponibili a riconoscere le proprie difficoltà sul piano familiare e di coppia) e gli uomini (maggiormente inclini a “negare” il disagio).
Quali sono stati i casi di studio più significativi?
La ricerca presenta una grande coerenza interna. I disturbi riscontrati appartengono principalmente alle categorie dei disturbi d’ansia e dei disturbi depressivi. Lo studio dei risultati del SCL-90 mostra che gli esodati intervistati soffrono di un significativo abbassamento del tono dell’umore, di ansia e di disturbi da somatizzazione. Dal punto di vista dell’espressione sintomatologica, le donne e gli esodati non salvaguardati sono maggiormente interessati da tali disturbi. I punteggi alti ottenuti nelle scale della Sensitività e della Collera-Ostilità provano che gli esodati vivono un profondo sentimento di rabbia e di frustrazione. È interessante rilevare che per la scala della Collera-Ostilità non è riscontrabile una differenza statistica significativa tra gli esodati salvaguardati e i non salvaguardati, a dimostrazione del fatto che la “riparazione” del torto subito non ha placato i sentimenti ad esso legati. Queste conclusioni sono confermate dai risultati ricavati dalla scala SDS: gli esodati intervistati presentano un considerevole abbassamento del tono dell’umore che si manifesta attraverso sintomi di apatia, anedonia, astenia e dolori muscolari. Anche in questo caso le donne risultano essere più esposte degli uomini ed i non salvaguardati più vulnerabili dei salvaguardati. Coloro che non beneficiano ancora della salvaguardia rientrano infatti soprattutto nella regione moderata grave del disturbo rispetto ai salvaguardati che si posizionano nella fascia lieve. È dunque evidente che una maggiore sicurezza economica, e di conseguenza personale, dei soggetti riduce la gravità dell’espressione sintomatologica. L’analisi dei dati della scala SAS evidenzia che gli esodati intervistati presentano livelli di ansia più elevati rispetto al gruppo di controllo, il cui punteggio medio li colloca nella fascia corrispondente ad “assenza di malattia”. Le caratteristiche già precedentemente riscontrate per le esodate ed i non salvaguardati trovano conferma anche per i disturbi d’ansia: in particolare, le esodate, sia salvaguardate che non salvaguardate, toccano alti livelli di espressione sintomatologica, raggiungendo la fascia “moderata/grave”. Grazie ai risultati ottenuti dall’analisi del test SF-36 si può infine affermare che la qualità della vita degli esodati è globalmente inferiore rispetto a quella del gruppo di lavoratori. Anche per questo test le condizioni patologiche più gravi sono osservabili presso le esodate ed i non salvaguardati. Le scale maggiormente interessate sono quelle della Vitalità, del Ruolo Emotivo e della Salute Mentale. Si tratta di un dato molto interessante, in quanto sono colpite le aree che riguardano la salute psichica e non soltanto il livello di salute e di benessere fisico organico. Tutti questi elementi sono stati riscontrati anche durante i colloqui clinici: le lamentele circa lo stato di salute fisica non erano espressione di una malattia organica, ma un’espressione sintomatologica di uno stato di disfunzione psichica.
E’ possibile stabilire un nesso tra i risparmi del sistema previdenziale e i costi di quello sanitario?
Nonostante la riforma previdenziale sia stata emanata al fine di fronteggiare una grave crisi economica provocata dal debito pubblico, provocherà, nel corso degli anni, dei danni notevoli al Sistema Sanitario Nazionale gravando notevolmente sulla spesa pubblica. Infatti, gli scompensi sul piano sia fisico che psicologico, richiederanno un elevato livello di assistenza sanitaria, sia nei termini di visite mediche specialistiche che nella prescrizione di piani terapeutici appropriati che prevedano l’utilizzo di strumenti farmacologi, psicofarmacologici e di supporto e di assistenza psicologica. A tal proposito, mi preme ricordare, che tranne rarissime eccezioni, l’attenzione politica e dei mass-media si è sempre concentrata sull’aspetto economico del problema. In un’inchiesta intitolata Le notti insonni degli esodati e dei disoccupati, trasmessa nel maggio 2013 nel corso della trasmissione Zeta su La7, Gad Lerner fu uno dei primi a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà psicologiche vissute dagli esodati6. Gli psicologi intervistati, appartenenti al Centro milanese di psicoanalisi “Cesare Musatti”, ricordarono che il primo istituto psicoanalitico sorse a Berlino, negli anni Venti, in un momento di grave crisi economica, e che Freud considerava le attività del Centro come servizio sociale. Per cui – commentarono - dato che le crisi economiche hanno sempre dei risvolti esistenziali, uno Stato che viva in tale contesto dovrebbe garantire ai cittadini divenuti indigenti il diritto di ricevere assistenza psicologica. Che non si tratti solo di un problema socio-economico, ma anche di un profondo ed allarmante disagio esistenziale lo dimostra la progressiva apertura di “sportelli esodati” presso le sedi Cgil, dove i richiedenti aiuto possono trovare assistenza giuridica e, finalmente, anche psicologica. Vorrei segnalare in particolare lo “sportello esodati” presso la Cgil di Monza e Brianza, la cui esperienza è narrata in un libro di recente pubblicazione (Cigna-Ferrari et al. 2014). Gli operatori della Cgil hanno capito immediatamente che gli esodati che si rivolgevano a loro non richiedevano solo informazioni o tutela giuridica, ma che avevano bisogno di raccontarsi, di condividere una situazione di sofferenza che non osavano rivelare a parenti e conoscenti. Mossi dal desiderio di offrire un aiuto concreto, hanno perciò deciso di creare un luogo d’incontro, in cui gli esodati, sorretti da psicologi, potessero esternare le proprie difficoltà e confrontare la propria storia con quelle degli altri. Scrivono gli organizzatori del progetto: “l’originalità sta nel fatto che la psicologia si avvicina e si integra con l’assistenza tecnica e il lavoro sindacale, e quest’intreccio si sviluppa nell’ottica di considerare il lavoratore prima di tutto come un individuo con la propria storia e le proprie caratteristiche che sta affrontando una fase complessa della propria vita. Partendo dal presupposto che ‘condividere costituisce un elemento essenziale dell’esperienza umana’, la nostra linea guida è stata di porre le basi per includere, per recuperare la dimensione collettiva e non lasciare soli i lavoratori ad affrontare il problema”. La necessità di creare dei luoghi di sotegno psicologico ha di fatto risposto ad un’esigenza reale e può essere uno spazio terapeutico efficace. Non è forse un caso se, nel corso degli anni, si sono moltiplicate varie iniziative spontanee di mutuo aiuto, come i blog e le pagine facebook, piattaforme nelle quali gli esodati esprimono il loro bisogno di comunicare, di avere scambi di opinioni, di conoscere le storie altrui, di uscire dall’isolamento e riacquisire dignità.
Quale lezione possiamo trarre da questa dolorosa vicenda umana e professionale?
Sulla base del campione reclutato, la ricerca ha permesso di confermare l’ipotesi di partenza riguardo alle ripercussioni sul piano psicologico, esistenziale e sociale della condizione di esodato. Un lavoratore di età adulta media/avanzata, che, per età lavorativa, ha maturato i contributi, accetta la fuoriuscita dal mondo del lavoro; si “prepara” alla transizione verso una nuova fase della propria vita, quella della pensione: è impegnato in un processo di riorganizzazione del Sé necessario per ridefinire il proprio tempo ed il proprio spazio nel contesto familiare e delle relazioni sociali; investe le proprie risorse cognitive ed affettive nella progettazione di nuovi compiti, nuovi ruoli e nuove aspettative. Le disposizioni della riforma previdenziale Fornero interrompono bruscamente ed inaspettatamente questo processo, stroncano una costruzione di senso, provocando, da un giorno all’altro, una serie di effetti a catena. Primo fra tutti è l’angoscia derivante dall’incertezza del futuro e dall’insicurezza nel presente dovute all’improvvisa ed inattesa mancanza di reddito. Si fanno i conti con l’età, quella cronologica, quella lavorativa, quella mentale. La perdita del potere economico, ma anche dei contatti interpersonali e del ruolo sociale garantiti dall’attività lavorativa, mette a repentaglio l’immagine di sé, sia in contesto pubblico, sia in contesto privato. Usciti (o estromessi) dal mondo del lavoro, non è più possibile essere reintegrati in un contesto lavorativo o quanto meno non in quello che si è lasciato. L’età cronologica rende estremamente difficile un qualsivoglia reinserimento professionale. L’esodato ha la sensazione di non poter più andare né avanti né indietro. I progetti elaborati in precedenza non sono più realizzabili, non se ne possono fare di nuovi. I soldi messi da parte per un determinato scopo servono ora a pagare i contributi ed a vivere. S’intensifica la paura degli imprevisti e di non avere i mezzi per affrontarli. Sorge un senso di vergogna: se non ce la si fa, bisogna essere aiutati economicamente da un genitore, un fratello, una sorella, un figlio/a. Aumenta il sentimento di esclusione sociale. Tutti i modelli teorici sottolineano l’importanza della progettazione in questa fase della vita, fondamentale per l’equilibrio psicologico nel tempo presente e per affrontare l’invecchiamento di domani. Invece, la consapevolezza, o la scoperta, dei propri limiti ed il rendersi conto di avere un margine di manovra molto ridotto accrescono i sentimenti d’impotenza e d’inutilità. Dover fare i conti con la malattia o la morte di un congiunto (coniuge, uno dei genitori) è, in queste condizioni, destabilizzante. L’aspetto intergenerazionale svolge anch’esso una parte importante: da un lato, i genitori anziani che necessitano di assistenza suscitano una serie di implicazioni psicologiche legate al processo di “presa di coscienza” del proprio invecchiamento; dall’altro, i rapporti con i figli (universitari, disoccupati, indipendenti con o senza una propria famiglia) si fanno complessi e ambivalenti: si acuiscono le difficoltà di comunicazione, si entra in “concorrenza” nella ricerca di un lavoro, si invertono i ruoli (sono i figli che “mantengono” il padre o la madre esodato/a). I rapporti coniugali sono anch’essi messi a dura prova: a seconda dei casi, si rinforzano o si sfaldano. L’esodato è dunque privato delle condizioni che gli permettono di compiere, secondo la terminologia junghiana, il processo d’individuazione; è “bloccato” in una condizione di “stagnazione”. Né lavoratore né pensionato, rimane in un certo senso in una condizione di borderline, con le conseguenti manifestazioni psicopatologiche di cui il campione studiato risulta espressione.
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Cgil: Governo dimentica 50mila esodati

Pensioni: Cgil, Governo dimentica 50mila esodati
azione di Blitz
Lamonica ricorda inoltre che “l’Inps non ha ancora ottemperato all’impegno preso con il Parlamento di rendere noto il numero esatto di lavoratori effettivamente salvaguardati e le risorse finora spese al riguardo. Si tratta di dati indispensabili – spiega – perché proprio a partire dalle risorse impegnate ma non spese si può procedere alla settima salvaguardia, completando così una vicenda che è scandalosamente ancora in piedi. Anche il ministero del Lavoro – sottolinea la dirigente sindacale – non comunica i dati, e i due soggetti continuano a rimpallarsi la responsabilità. Siamo con i lavoratori che oggi manifestano davanti a Montecitorio – sostiene Lamonica – e riconfermiamo il nostro impegno per far sì che la questione si possa definitivamente chiudere, assicurando – conclude – che a eguale condizione corrispondano eguali diritti”.
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martedì 21 luglio 2015

Poche parole sul presidio di oggi.

Breve resoconto generico ma informativo di questa giornata di lotta; seguirà nei giorni a venire resoconto più dettagliato.
Nella mattinata si sono incontrati l'on. Gnecchi e altri esponenti della Commissione Lavoro, che unanimemente hanno confermato la ferma volontà di proseguire con i provvedimenti di salvaguardia come da sempre espresso nelle loro intenzioni.
Nel corso della conferenza stampa, a seguito della presentazione del libro sugli "esodati", l'on. Gnecchi ha fatto un intervento molto passionale e chiaro confermando la determinazione della Commisione Lavoro ad approvare la settiama salvaguardia.
Nel presidio pomerdiano ( per esclusivo merito di TUTTI i partecipanti !) si è riusciti ad ottenere un incontro con alti dirigenti del Ministero del Lavoro, i quali hanno informato che l'INPS ha finalmente elaborato la rendicontazione dei risparmi ( cosiddetto monitoraggio previsto dalla legge di salvaguardia 228/2012) che ora attende la bollinatura da parte della Ragioneria. Tale valorizzazione dei risparmi e ad altri documenti tecnici verranno trasmessi al Parlamento in tempi brevi.
L'iter che deve seguire è ancora lungo e tortuoso ma le informazioni ottenute oggi sono cruciali.
Un primo passo determinante è stato compiuto, finalmente habemus numeri!
Sia l'incontro di oggi al Ministero del Lavoro che il rendiconto dei risparmi sono il risultato ascrivibile alla fortissima pressione fatta negli ultimi mesi con email,telefonate e documenti alle istituzioni da parte della Rete dei Comitati, e in particolar modo grazie alla determinante pressione esercitata con gli ultimi presidi. Ringraziamo immensamente tutti coloro che vi hanno partecipato, in considerazione soprattutto dello straordinario sforzo di oggi viste le condizioni climatiche.
Un grazie di cuore a TUTTI i presenti di oggi
Francesco Flore.

Il libro di Antonio Rinaldis sugli esodati

Notizie Canavese su QuotidianoCanaveseCUORGNE'-RIVAROLO
Il libro di Antonio Rinaldis alla Camera dei Deputati

 | «Esodati» sarà presentato in conferenza stampa, martedì, alla Camera

Successo nazionale per il libro «Esodati» di Antonio Rinaldis, 55 anni di Cuorgnè, insegnante di filosofia al liceo Aldo Moro di Rivarolo. Il volume, che racconta la storia di alcuni esodati torinesi e milanesi, rimasti senza lavoro e senza pensione dopo la riforma Fornero, sarà presentato in conferenza stampa, martedì, alla Camera dei deputati. «Un bel riconoscimento – dice l’autore – in parte inaspettato. Questo è il mio sesto libro, il primo a non essere un saggio filosofico o un romanzo». L’inchiesta sugli esodati sarà presentata alla Camera poche ore prima la manifestazione che il comitato esodati italiani terrà davanti a Montecitorio. «Purtroppo il libro è ancora attuale – sottolinea l’autore – per 60 mila persone, infatti, rimaste in mezzo a una strada, nessuno è riuscito a trovare la soluzione».
Il libro prende spunto dalla crisi del 2011, quando i tecnici del governo Monti prendono in mano la situazione. «Sembrava che i tecnici fossero gli unici a poter governare il paese - dice Rinaldis - gli esodati, frutto della riforma Fornero, sono stati il risultato di un piano al limite del criminale, vittime perfette di una società che si sta disumanizzando. Quello che è successo in Grecia ne è la conferma. Ci si allontana dai fondamenti della democrazia».
Quella degli esodati, per l'insegnante del Moro, «fu un'operazione di un cinismo estremo. Sapevano che cosa stavano facendo. E' una generazione che si è auto definita degli "invisibili" perché non erano ne occupati ne pensionati e non avevano rappresentanza sindacale». Il sunto è sulla quarta di copertina del libro: «Questa non è neanche povertà, questo è essere niente».

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