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venerdì 3 gennaio 2014

Gli esodati lecchesi nel limbo

Gli esodati lecchesi nel limbo
Decisivi questi giorni
Cinque interventi di salvaguardia degli esodati, stimati in circa 130mila a livello nazionale (oltre 700 i casi lecchesi), con una spesa complessiva prevista di 11,5 miliardi. Ma capire quanto queste misure, compresa quella varata prima di Natale dal Governo Letta, riguardino anche i lavoratori lecchesi è ancora difficile. Per cui anche il 2014, per centinaia di cittadini del nostro territorio, si apre con un grosso punto interrogativo.
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Esodati: 25mila su 140mila prendono la pensione

Esodati: 25mila su 140mila prendono la pensione
Manifestazione unitaria sindacale contro riforma delle pensioni“25mila su 140mila”. Tra gli esodati per cui la politica ha approvato interventi di tutela, solo questa fetta starebbe gia’ ricevendo la pensione. Lo dice a Radio Popolare Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera.
“Non credo- avverte l’ex ministro- che il 2014 sara’ l’anno in cui si risolve definitivamente il problema degli esodati”.
Perche’ solo una piccola parte delle persone “salvaguardate” e’ gia’ effettivamente in pensione? “Abbiamo sollevato il problema all’Inps- dice Damiano- Ho partecipato a un incontro coi vertici dell’istituto, insieme a una delegazione di esodati. Bisogna anche considerare che per una parte di persone il diritto alla pensione maturera’ quest’anno o nei prossimi, fino al 2020. Parlo per esempio di chi e’ coinvolto in accordi di mobilita’”.
Il 2014 puo’ essere l’anno in cui si risolve definitivamente la questione? “Non credo, al di la’ delle dichiarazioni ottimistiche arrivate da una parte dei politici. Abbiamo risolto il problema di chi deve andare in pensione entro fine 2014- aggiunge Damiano- Non mi sento di dire che questo sara’ l’anno in cui si risolve il problema per tutti. Sara’ quello in cui porselo per chi deve andare in pensione nel 2015 o nel 2016″.
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Dopo la delusione per le misure contenute nella nuova Legge di Stabilità...

Riforma pensioni: esodati, anzianità, vecchiaia, precoci, usuranti.
Novità Governo Letta nel 2014
Dopo la delusione per le misure contenute nella nuova Legge di Stabilità si spera in novità pensioni per questo 2014. Previsioni governo Letta e in caso di nuove elezioni
Dopo la delusione delle misure contenute nella nuova Legge di Stabilità, c’è chi continua a sperare che novità per quanto riguarda le pensioni possano arrivare in questo appena iniziato 2014, soprattutto nel caso di nuove elezioni a maggio. Ed è più probabile che, inquadrate situazioni di grande urgenza, come quella delle scadenze fiscali, possa davvero arrivare il momento di concentrarsi unicamente sulla questione pensioni che, insieme a quella degli esodati, continua a rimanere un’urgenza sociale del nostro, soprattutto dopo gli ultimi richiami di Ocse e Corte dei Conti.Come detto dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel corso della conferenza di fine anno, “In 8 mesi 33mila esodati hanno trovato una risposta ed è la dimostrazione di un Paese, di un governo che non sfascia la riforma delle pensioni, che è fondamentale per la nostra credibilità, ma che non lascia nessuno perso per strada.
La riforma ha lasciato qualche 'buco', lo abbiamo affrontato e continueremo ad affrontarlo”. La riforma pensioni del governo Letta, deludento le aspettative di tantissimi, ha scontentato i Quota 96 della scuola e i lavoratori precoci e usuranti, ma anche gli esodati, nonostante le nuove misure di salvaguardia, restano in gran numero in situazioni di difficoltà economica e sociale.
Novità potrebbero arrivare con un eventuale nuovo governo, magari guidato dal neo eletto segretario del Pd Matteo Renzi, che continua a lamentarsi dell'operato del governo. Ma anche se il governo Letta dovesse durare per il prossimo anno potrebbero arrivare nuove misure per gli esodati, anche se sembra difficile una soluzione definitiva del problema.
Sembrano, invece, tramontate le speranze per i Quota 96 della scuola: sembra, infatti, piuttosto chiaro che la Ragioneria di Stato non ha intenzione di stanziare i fondi necessari a restituire la pensione agli insegnanti penalizzati ingiustamente da un errore della Legge Fornero.
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La lettera di Marco Querio al Presidente della Repubblica

La lettera di Marco Querio al Presidente della Repubblica

Tra le tante che gli sono giunte dagli esodati, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha citato quella scritta da Marco Querio  di Torino, Coordinatore Regionale Piemonte del Comitato Nazionale Esodati Contributori Volontari.
Dopo 2 anni ininterrotti di lettere e-mail, per la prima volta dal Colle si cita (finalmente riconoscendolo) anche il nostro dramma tra le tante situazioni esemplificative nelle quali bisogna intervenire.
Auspichiamo che seguano poi provvedimenti concreti per restituire il diritto alla pensione a tutti coloro che ne sono stati privati dalla manovra Fornero sulle pensioni.
 

Signor Presidente, 
non possiamo non cogliere la difficoltà e la delicatezza che il Suo ruolo assume in un clima politico così confuso e pericolosamente distante dalle istanze dei Cittadini Italiani come quello attuale. Per questo non possiamo non apprezzare il Suo recente intervento, volto ancora una volta, a scrollare le componenti politiche dal loro atteggiamento apatico e lontano dalle esigenze del Paese Italia.
In una realtà così grave e confusa, come Lei ha giustamente evidenziato, prendono forza proteste e contestazioni da più parti, tanto più inquietanti quanto più trovano consenso fra l’ex ceto medio, ormai quasi completamente estinto ad opera di una politica che ha reso ‘bipolare’ solo la condizione sociale degli italiani, dividendoli fra ‘super ricchi’ e ‘poveri vecchi e nuovi’.
In questo contesto, si inserisce ‘la questione esodati’, per nulla risolta, a dispetto dei proclami mediatici ad ogni provvedimento a loro parziale favore.
In breve sintesi, Signor Presidente, a distanza di DUE anni dalla riforma Fornero siamo nelle seguenti condizioni:
- Nell’arco di DUE governi e DUE anni sono stati varati, a riprova dell’inadeguatezza della legge, almeno 5 (cinque) provvedimenti volti a tutelare i cosiddetti esodati, i quali comprendono un cospicuo numero di categorie che si frammentano in un caleidoscopio di casi diversi e complessi, mai affrontato come sarebbe doveroso e scontato in uno Stato di Diritto.
- Nonostante ciò, migliaia di cittadini onesti contribuenti (e relative famiglie), si trovano fuori dai provvedimenti di tutela e NESSUNO ancora oggi ha la consapevolezza e capacità di stabilirne il numero, a riprova della superficialità e incompetenza con la quale si è operata quella riforma sulla pelle dei cittadini.
- Come conseguenza di ciò, si è rotto qualcosa in migliaia di persone, gente da una vita, onesta e laboriosa, ‘parte buona’ della popolazione che si è vista privata del sostentamento che si era guadagnata con anni di contribuzione, ad opera di un provvedimento profondamente ingiusto, iniquo, retroattivo e non graduale, indegno di un paese civile. In queste persone si è rotto il rispetto e la fiducia verso quelle istituzioni che così brutalmente e ingiustamente li obbligano al terzo Natale di angoscia e paura, senza alcun reddito da mesi e con una decorrenza pensionistica spostata avanti di ANNI, senza nemmeno quella gradualità che persino un bambino avrebbe previsto all’uopo. Si è rotto, o meglio, “LO STATO HA ROTTO UN PATTO” con gli italiani, parole dell’attuale Presidente del Consiglio, che però sembra incapace di porre la parola fine a una delle più profonde ingiustizie perpetrate dallo Stato Italiano dall’avvento della Repubblica.
Questa sottovalutazione del comune sentire, questa perdita di contatto dalla realtà della politica verso la gente, questo stillicidio di angoscia e sconcerto che si è provocato negli esodati, questa VIOLENZA privata e pubblica ad opera di uno Stato incapace, corrotto e sprecone, va a ingrossare le fila dei cortei e delle proteste con figure dai capelli bianchi che PRIMA costituivano l’asse portante di democrazia, crescita e stabilità.
Si vergogni quella classe politica, ladra e corrotta, che ha tolto il futuro non solo ai propri figli, ma anche ai propri padri e alle proprie madri!
Ebbene Presidente, abbia la compiacenza, il senso civico, il dovere istituzionale, interpretando il sentimento di tanti italiani disperati, di proferire la parola ‘esodati’ nel Suo discorso di fine anno. Scelga Lei il tono, il timbro, il contesto e le modalità, ma citi il termine esodati! Comunque lo declinerà, non potrà che contribuire a ripristinare giustizia in questo paese allo sbando.
In fede 
Marco Querio


giovedì 2 gennaio 2014

Solo uno su tre ha ricevuto l’assegno

I veri numeri sul caso esodati
Solo uno su tre ha ricevuto l’assegno
Su 130 mila stimati, accolte 80 mila domande. Finora erogate 27 mila pensioni. L’Inps: pagamento dovuto dopo la mobilità
Con il richiamo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel messaggio di fine anno ha voluto richiamare anche la loro condizione tra quelle di sofferenza sociale, gli «esodati» si affacciano da protagonisti anche sul 2014. A rigore, si tratterebbe dei lavoratori che hanno perso il posto o si sono licenziati in vista della pensione che sarebbe scattata per loro nel 2012, ma si sono ritrovati improvvisamente con la riforma Fornero che ha cambiato le carte in tavola, in molti casi rinviando di parecchi anni l’appuntamento con l’assegno previdenziale. Senza più lavoro e con la pensione diventata di colpo un miraggio, gli esodati hanno da allora riempito le cronache.
UN PASTICCIO INFINITO - Prima con l’esplosione di migliaia di storie drammatiche di persone senza più alcun reddito. Poi con le prime mosse del governo che cercò di capire quanti fossero gli esodati, ma senza arrivare a una parola chiara, con l’Inps che a un certo punto (giugno 2012) aveva stimato in 390 mila le persone a rischio, ma poi fu costretto dal governo a rimangiarsi l’allarme. Infine con i primi provvedimenti legislativi per correre ai ripari. Sono 5 gli interventi di «salvaguardia» presi negli ultimi due anni, incluso quello contenuto nella legge di Stabilità approvata prima di Natale. Consentono tutti di andare in pensione con le regole in vigore fino al 31 dicembre 2011, cioè prima della riforma Fornero, a chi ha determinati requisiti. Si è così costruito nel tempo un sistema complesso di regole a maglie sempre più larghe: dai lavoratori in mobilità a quelli che si erano licenziati, cioè dagli esodati in senso stretto a categorie assimilate, come i contributori volontari, persone che pur non lavorando più avevano scelto di proseguire la contribuzione all’Inps per andare in pensione, fino a comprendere, con l’ultima legge di Stabilità, anche i lavoratori che si sono licenziati prima del 2012 e poi hanno ripreso a lavorare (purché non a tempo indeterminato) anche se dovessero guadagnare bene (finora per questi c’era un tetto di 7.500 euro l’anno). Un sistema sempre più complicato, quindi, dove magari qualche poveraccio resta fuori da ogni tutela e altri sono fin troppo protetti. E come se non bastasse, l’attuazione di questi provvedimenti procede molto a rilento.
SOLO 27 MILA IN PENSIONE - L’iter è estremamente complesso: si parte con la legge, poi c’è il decreto ministeriale attuativo, quindi la circolare Inps. Nel frattempo passano parecchi mesi. Quando finalmente tutto è pronto, la domanda va presentata alla direzione territoriale del ministero del Lavoro , che fa una prima verifica, e poi la passa all’Inps per tutta l’istruttoria del caso. Finora solo la prima salvaguardia, decisa a metà del 2012, cioè un anno e mezzo fa, può ritenersi conclusa. Per la seconda e la terza, anche se i termini di presentazione delle domande sono scaduti da tempo (21 maggio e 25 settembre 2013), l’esame delle pratiche è ancora in corso. Secondo un monitoraggio dell’Inps aggiornato al 13 dicembre scorso, la situazione è la seguente. Le prime 3 salvaguardie erano state varate per mandare in pensione complessivamente 130 mila persone, le domande accolte finora perché con i requisiti in ordine sono quasi 80 mila e le pensioni in pagamento meno di 27 mila. Insomma, solo uno su tre col diritto certificato alla pensione sta incassando l’assegno. Come mai? E come mai ci sono 50 mila domande in meno del previsto? Certamente sullo scarto tra platea stimata e domande accolte pesano le lungaggini procedurali e qualche calcolo sbagliato: per esempio, con la seconda salvaguardia si volevano tutelare 40 mila lavoratori in mobilità, ma le certificazioni finora inviate sono solo 5.432. Probabile quindi che ci sia stata una sovrastima di questa categoria. Sulle poche pensioni liquidate, invece, ci sono anche altre spiegazioni. Dice il direttore generale dell’Inps, Mauro Nori: «La differenza maggiore tra diritto certificato ed erogazione della pensione l’abbiamo sui lavoratori in mobilità. In molti casi queste persone resteranno ancora per anni con il sussidio previsto e la pensione scatterà solo dopo. Quindi anche se hanno il diritto certificato, l’assegno non poteva essere già messo in liquidazione». Gli esodati, dunque, ci accompagneranno ancora per molti anni.
UNA SPESA DI 11,5 MILIARDI - Del resto, ai 130 mila potenziali beneficiari delle prime tre salvaguardie ne vanno aggiunti 9 mila della quarta decisa lo scorso agosto, che potranno presentare domanda fino al 26 febbraio 2014, e altri 17 mila previsti dalla legge di Stabilità, per un totale che supera le 156 mila unità. Con un costo davvero pesante: circa 11 miliardi e mezzo in nove anni, dal 2012 al 2020, che dovranno essere spesi per pagare pensioni che altrimenti (applicando i requisiti dalla riforma Fornero) non si sarebbero pagate. E che la storia degli esodati si esaurisca con la quinta salvaguardia è davvero improbabile.
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mercoledì 1 gennaio 2014

Il Presidente della Repubblica cita la gravità del problema esodati

Il Presidente della Repubblica cita la gravità del problema esodati
Per la prima volta le e-mail degli esodati riescono a far pronunciare questa parola al Presidente della Repubblica, lo riconosce, tra le tante situazioni difficili degli italiani, come problema ancora in essere e se ne fa portavoce: Giorgio Napolitano ha citato lo scritto di Marco Querio, contributore volontario di Torino.
«Una forte denuncia della condizione degli ESODATI mi è stata indirizzata da Marco, della provincia di Torino, che mi chiede di citare la gravità di tale questione, in quanto comune a tanti, nel messaggio di questa sera, e lo faccio!»
Un passaggio di 16"
 VIDEO (frame da 3:23 a 3:39)
 

Riforma pensioni Governo Letta, che previsioni per il 2014?

Riforma pensioni Governo Letta, previsioni 2014 per esodati, Quota 96, lavoratori precoci

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Riforma pensioni Governo Letta, dai Quota 96 ai lavoratori precoci passando per Renzi: cosa potrebbe cambiare nel 2014?
Riforma pensioni Governo Letta, quali speranze per esodati, Quota 96 e lavoratori precoci? Come potrebbe cambiare il quadro nel settore pensionistico in caso di nuove elezioni, per esempio a maggio 2014?
La riforma pensioni del Governo Letta ha scontentato i Quota 96 della scuola e i lavoratori precoci e usuranti, ma anche gli esodati, seppur interessati da nuove misure di salvaguardia, restano in gran numero in situazioni di difficoltà economica e sociale.
Eventuali previsioni di riforma pensioni per esodati, lavoratori precoci e Quota 96 devono essere inquadrate nell'ottica di un possibile rivolgimento politico: Matteo Renzi continua a lamentarsi duramente dell'operato del governo e sempre più opinionisti vedono come verosimile un ritorno alle elezioni prima dell'estate 2014.
Se il Governo Letta dovesse reggere per il prossimo anno potrebbero arrivare nuove misure per gli esodati, ma è estremamente difficile prevedere una soluzione definitiva del problema, dato il comportamento del governo fino a oggi. Per i Quota 96 della scuola le speranze sono ormai quasi nulle: la situazione è chiara ed è inutile girarci intorno, la Ragioneria di Stato non ha intenzione di stanziare i fondi necessari a restituire la pensione agli insegnanti penalizzati ingiustamente da un errore della Legge Fornero. Per le pensioni di lavoratori precoci e usuranti il 2014 è un mistero: davanti alla richiesta di un più equo trattamento date le peculiarità delle due categorie gli esponenti politici (in blocco) hanno da alcuni mesi tappato le orecchie, chiudendosi nel più assoluto silenzio. Qualche piccola misura di riforma pensioni nel 2014 potrebbe giungere per loro, ma resta più probabile l'ipotesi di un mantenimento della situazione attuale.
Ma se dovessero esserci nuove elezioni? Cosa potrebbe cambiare in termini di riforma pensioni per esodati, lavoratori precoci e Quota 96 della scuola? Ovviamente in tal caso molto dipenderebbe da chi potrebbe vincerle, con Renzi al momento senz'altro favorito alla guida di un eventuale nuovo governo. Tuttavia occorre ricordare che in ogni caso i tempi sarebbero lunghi e sperare in modifiche rapidissime sarebbe comunque utopico, inoltre, sebbene Renzi si sia sempre presentato come uomo del fare, in opposizione al Governo Letta del non fare, del rinviare, solo il tempo potrebbe effettivamente rivelare il grado di intraprendenza del nuovo segretario del PD.
Le previsioni sulla riforma pensioni 2014 per esodati, Quota 96 e lavoratori precoci sono a nostro giudizio, quindi, piuttosto fosche, con piccoli interventi per gli esodati e probabilmente poco o nulla per le altre categorie citate, tuttavia (come hanno dimostrato le elezioni di febbraio 2013) è sempre difficile prevedere l'esito delle urne in questo periodo storico italiano, quindi sarà necessario attendere per scoprire la reale tenuta del Governo e gli sviluppi di possibili elezioni.
 

Legge di Stabilità, occasione mancata

RIFORMA PENSIONI/ Esodati, età pensionabile, assegni d’oro e indicizzazione: le novità per il 2014
Pubblicazione:
RIFORMA PENSIONI È opinione comune che la legge di stabilità abbia rappresentato un’occasione mancata per modificare in maniera sostanziale e migliorativa la legge Fornero. Per mettere in piedi una sorta di riforma delle pensioni. Un’altra tranche di esodati è salva, ma la questione non è stata risolta in maniera definitiva. L’ipotesi iniziale, successivamente archiviata, era quella di introdurre un meccanismo di flessibilità che consentisse di accedere al trattamento previdenziale entro un range compreso tra i 62 e i 70 anni di età, con penalizzazioni o incentivi a seconda che si decidesse di andare prima o dopo i 66 anni. Di seguito, tutte le principali misure introdotte dalla nuova manovra.
Esodati - La legge di stabilità, destinando 950 milioni di euro di risorse tra il 2014 e il 2020, salvaguarda ulteriori 17mila lavoratori penalizzati dalla riforma Fornero, concedendo loro di andare in pensione con la precedente normativa.
Pensioni d’oro - Gli assegni superiori a 90.126,26 euro subiranno un prelievo straordinario del 6%; tra i 128mila euro e i 193mila il prelievo è del 12%; oltre, del 18%. Le pensioni e i redditi provenienti da incarichi pubblici, non potranno superare, cumulati, i 302mila euro annui.
Età contributiva e anagrafica - Dal 2014, gli uomini, per accedere al trattamento previdenziale, dovranno aver maturato 42 anni e 6 mesi di contributi, le donne 41 anni e 6 mesi; saranno necessari, inoltre, 66 anni e 3 mesi di età per i dipendenti, gli autonomi e le lavoratrici del pubblico, 63 anni e 9 mesi per le lavoratrici del privato e di 64 anni  9 mesi per le autonomie.
Adeguamento inflazione - Per le pensioni fino a tre volte il minimo, l’indicizzazione all’inflazione è sbloccata al 100%; per quelle fino a quattro volte, è sbloccata al 95%; per quelle fino a cinque al 75%; per quelle fino a sei, al 50%. 
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