La lettera di Marco Querio al Presidente della Repubblica
Tra le tante che gli sono giunte dagli esodati, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha citato quella scritta da Marco Querio di Torino, Coordinatore Regionale
Piemonte del Comitato Nazionale Esodati Contributori Volontari.
Dopo 2 anni ininterrotti di lettere e-mail, per la prima volta dal Colle si cita (finalmente riconoscendolo) anche il nostro dramma tra le tante situazioni esemplificative nelle quali bisogna intervenire.
Auspichiamo che seguano poi provvedimenti concreti per restituire il diritto alla pensione
a tutti coloro che ne sono stati privati dalla manovra Fornero sulle pensioni.
Signor Presidente,
non possiamo non cogliere la difficoltà e la
delicatezza che il Suo ruolo assume in un clima politico così confuso e
pericolosamente distante dalle istanze dei Cittadini Italiani come quello
attuale. Per questo non possiamo non apprezzare il Suo recente intervento,
volto ancora una volta, a scrollare le componenti politiche dal loro
atteggiamento apatico e lontano dalle esigenze del Paese Italia.
In una realtà così grave e confusa, come Lei ha
giustamente evidenziato, prendono forza proteste e contestazioni da più parti,
tanto più inquietanti quanto più trovano consenso fra l’ex ceto medio, ormai
quasi completamente estinto ad opera di una politica che ha reso ‘bipolare’
solo la condizione sociale degli italiani, dividendoli fra ‘super ricchi’ e
‘poveri vecchi e nuovi’.
In questo contesto, si inserisce ‘la questione
esodati’, per nulla risolta, a dispetto dei proclami mediatici ad ogni
provvedimento a loro parziale favore.
In breve sintesi, Signor Presidente, a distanza
di DUE anni dalla riforma Fornero siamo nelle seguenti condizioni:
- Nell’arco di DUE governi e DUE anni sono stati
varati, a riprova dell’inadeguatezza della legge, almeno 5 (cinque)
provvedimenti volti a tutelare i cosiddetti esodati, i quali comprendono un
cospicuo numero di categorie che si frammentano in un caleidoscopio di casi
diversi e complessi, mai affrontato come sarebbe doveroso e scontato in uno
Stato di Diritto.
- Nonostante ciò, migliaia di cittadini onesti
contribuenti (e relative famiglie), si trovano fuori dai provvedimenti di tutela
e NESSUNO ancora oggi ha la consapevolezza e capacità di stabilirne il numero,
a riprova della superficialità e incompetenza con la quale si è operata quella
riforma sulla pelle dei cittadini.
- Come conseguenza di ciò, si è rotto qualcosa
in migliaia di persone, gente da una vita, onesta e laboriosa, ‘parte buona’
della popolazione che si è vista privata del sostentamento che si era
guadagnata con anni di contribuzione, ad opera di un provvedimento
profondamente ingiusto, iniquo, retroattivo e non graduale, indegno di un paese
civile. In queste persone si è rotto il rispetto e la fiducia verso quelle
istituzioni che così brutalmente e ingiustamente li obbligano al terzo Natale
di angoscia e paura, senza alcun reddito da mesi e con una decorrenza pensionistica
spostata avanti di ANNI, senza nemmeno quella gradualità che persino un bambino
avrebbe previsto all’uopo. Si è rotto, o meglio, “LO STATO HA ROTTO UN PATTO”
con gli italiani, parole dell’attuale Presidente del Consiglio, che però sembra
incapace di porre la parola fine a una delle più profonde ingiustizie
perpetrate dallo Stato Italiano dall’avvento della Repubblica.
Questa sottovalutazione del comune sentire,
questa perdita di contatto dalla realtà della politica verso la gente, questo
stillicidio di angoscia e sconcerto che si è provocato negli esodati, questa
VIOLENZA privata e pubblica ad opera di uno Stato incapace, corrotto e
sprecone, va a ingrossare le fila dei cortei e delle proteste con figure dai
capelli bianchi che PRIMA costituivano l’asse portante di democrazia, crescita
e stabilità.
Si vergogni quella classe politica, ladra e
corrotta, che ha tolto il futuro non solo ai propri figli, ma anche ai propri
padri e alle proprie madri!
Ebbene Presidente, abbia la compiacenza, il
senso civico, il dovere istituzionale, interpretando il sentimento di tanti
italiani disperati, di proferire la parola ‘esodati’ nel Suo discorso di fine
anno. Scelga Lei il tono, il timbro, il contesto e le modalità, ma citi il
termine esodati! Comunque lo declinerà, non potrà che contribuire a
ripristinare giustizia in questo paese allo sbando.
In fede
Marco Querio