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venerdì 26 ottobre 2012

Esodati furiosi e giornalisti disinformati

Esodati furiosi e giornalisti scemi e/o infami
Pubblicato il 26 ottobre 2012 14:55 in Lucio Fero- Aggiornato il 26 ottobre 2012 15:03
ROMA – Quanto scritto ieri nell’articolo “Fatevi esodati, diventate pensionati e non è detto sia cattivo affare” ha suscitato e prodotto una piccola valanga di reazioni furiose, in gran parte di “esodati” in carne e ossa che vivono la fatica di questa condizione e annaspano nell’incertezza dei loro diritti e redditi. Reazioni tutte, anche quelle intessute con il solo filo dell’insulto, che meritano un rispettoso tentativo di risposta. Anche se già so, purtroppo, che i più dei furiosi non vogliono risposte e dubbi ma solo una voce in più che faccia coro con la loro. In questo caso nessuna risposta risulterà non dico convincente ma neanche accettabile come base di discussione. Eppure, rispettosamente, provo a rispondere.
Per venire incontro alle mie ridotte facoltà mentali provo a sintetizzare e semplificare al massimo.
1) Chiunque si trovi nella condizione di non aver più un posto di lavoro e quindi un salario e uno stipendio e contemporaneamente nella condizione di non poter ricevere assegno pensionistico perché la riforma Fornero ha alzato i requisiti anagrafici merita di costituire “eccezione” di fronte alla legge stessa. Ed è socialmente giusto che il costo di questa “eccezione” alla legge sia messo in carico alla collettività sotto forma di fiscalità generale che finanzia appunto l’eccezione.
2) Per definire questa condizione ho usato la formula “duri e puri” che evidentemente si prestava ad essere fraintesa come irridente. Non era nelle intenzioni ma comunque, se ha fatto questo effetto, vuol dire che era una formula sbagliata. Facciamo “cornuti e mazziati” e, credo, eliminiamo così almeno questo equivoco.
3) Chiunque, in un arco di tempo da definire e comunque limitato, venga a trovarsi in una condizione analoga a quella dei “cornuti e mazziati” a seguito di accordi individuali e aziendali non è automaticamente anche lui una “eccezione” alla legge. E’ mia opinione e non solo mia che situazioni del genere che certo si creeranno vadano valutate accordo per accordo, azienda per azienda e non tutte rubricate e trattate allo stesso modo. Si può essere d’accordo o meno ma non ci si può scandalizzare o addirittura indignarsi se si rileva che, nel caso tutti da qui al 2014 o al 2017 fossero riconosciute eccezioni alla legge, allora la legge di fatto entrerebbe in vigore solo dalla data in cui scadono le eccezioni per tutti.
4) Si possono considerare le pensioni di anzianità, in vigore in Italia e solo in Italia fino a ieri, come un diritto acquisito e scippato dalla Fornero e da Monti, un presidio di giustizia sociale e comunque qualcosa che dio me l’ha dato e guai a chi lo tocca. Si può e infatti molti, moltissimi le giudicano così. Oppure si può giudicare l’istituto della pensione di anzianità una stortura, una ingiustizia sociale oltre che un suicidio finanziario. Non è questo il luogo del dibattito che infatti dura da decenni. Quel che è certo è che la questione detta degli esodati nasce dall’abolizione dell’istituto della pensione di anzianità. Consentire da qui al 2014 o al 2017 di andare su larga scala in pensione con le “vecchia” età altro non è che il ripristino a tempo della pensione di anzianità.
5) Chiunque pensa che la sua aspettativa di andare in pensione come prima, 35 anni di contributi e 58 di età, sia un diritto scippato del quale tentare di rientrare in possesso merita a mio modesto avviso rispetto e comprensione ma non solidarietà. Rispetto e comprensione per la dimensione umana del suo dispetto e disillusione, ma non solidarietà politica e sociale perché in pensione a 58 anni con 35 anni di contributi pagati significa avere dalla collettività in forma di assegno pensionistico abbondantemente più di quanto si è versato, avere e pretenderlo. E questo sarà anche molto popolare ma è tutt’altro che equo.
6) Non è vero che non esistano accordi individuali per lasciare il lavoro opportunamente “incentivati”. Certamente non riguardano operai e mansioni di minimo e medio livello in azienda. Ma esistono eccome e chi avesse ottenuto due o tre anni di stipendio come incentivo a lasciare e poi si fosse trovato a non poter “saltare” subito alla pensione causa nuova legge a me non sembra proprio nella identica condizione di chi a fine mese non vede né una busta paga né un assegno.
7) E’ vero che all’ultima rilevazione l’età media dell’andata in pensione in Italia è risultata di circa 61 anni. Però la media nel 2011 era ancora di 59, 7 anni. E comunque la media in quanto tale indica che moltissimi in pensione ci vanno ancora prima dei 60 anni. Non è il caso di sventolare cifre ma ricordo cifre sulle quali nessuno, proprio nessuno ha da contestare: dai 55 anni in poi in Italia lavora una percentuale della popolazione di gran lunga inferiore alla media europea, per non parlare di Usa, Canada e Australia. E non sono tutti anziani homeless, non sono loro i disoccupati senza reddito, questo ruolo in Italia lo abbiamo lasciato quasi per intero ai giovani. Nè alcuno può contestare che l’Italia spenda in previdenza, cioè in pensioni, una quota di Pil maggiore dei paesi omologhi, il primo e maggiore capitolo di spesa nostro Stato sociale è la previdenza. Nè alcuno può contestare che in Italia vengano pagati circa 23 milioni di assegni pensionistici, magari di bassa entità, però uno ogni due abitanti e mezzo, neonati compresi.
8) La reintroduzione di fatto delle pensioni di anzianità o almeno il tentativo di reintrodurle più o meno surrettiziamente infilandole più o meno di straforo nella questione esodati non è una mia fantasia. Il ministro Vittorio Grilli e lo stesso Mario Monti hanno loro coniato l’espressione, anzi il timore degli “esodati usati come il cavallo di Troia per smontare la riforma Fornero”. Dire questo non vuol dire che il cavallo è il responsabile e il colpevole dell’attacco e del trucco, caso mai “i greci”. Si può ritenere Grilli, Monti e tutto il governo una banda di affamatori ma questa, come dire, è legittima opinione e solo opinione.
9) E’ comprensibile un microscopico choc ma pur sempre choc culturale dopo molti anni in cui l’opinione pubblica è stata allevata e carezzata all’insegna della regola secondo la quale il giornalismo è bravo e di successo quando tifa ed eccita la tua squadra. Per capirci, Sallusti e Feltri e/o Santoro e Travaglio. E’ questo il modello, questo lo schema di gioco, queste le partite più viste, queste le squadre che vincono gli “scudetti” dell’audience e del consenso. Comprensibile quindi lo choc minimo e l’incredulità massima di fronte a un testo che non parte dall’idea dominante: quanti mi applaudiranno? Con quanti riesco a stare con quello che dico e scrivo? Mio compito è stare con il maggior numero possibile! Uno che non fa così deve essere scemo, oppure infame. Infatti qualche “furioso” arriva alla comica ma rivelatrice richiesta di “radiazione dall’Ordine”. Nella sua feroce ingenuità il richiedente radiazione pensa che l’Ordine debba vigilare sul fatto che il giornalista cerchi sempre di dare ragione a chi lo legge. Con parole gentili e, se necessario, omettendo fatti e numeri.
10) Choc o non choc, il sentire comune a tutti i protestatari furiosi per cui una lettura dei fatti diversa da quella a loro cara può essere frutto solo di idiozia (“fatti vedere da uno bravo…”) oppure da malafede (“chi e quanto ti hanno pagato…”) richiede almeno un esercizio minimo di contrappasso, una specie di prova del nove. Chi è tanto certo che l’altro da sè sia scemo e/o infame, tanto da scriverlo nero su bianco e condividerlo in web, si domandi un momento cosa proverebbe di fronte a simmetrica valutazione. Se qualcuno gli dicesse che dice quel che dice e pensa quel che pensa solo perché nulla riesce a capire, reso incapace di intendere dal suo interesse immediato. O che dice quel che dice e pensa quel che pensa solo perché oltre al cieco bisogno lo spinge anche una callida voglia di approfittare della situazione, come reagirebbe? Si sentirebbe offeso e furente.
Conclusione o forse premessa: non mi sento né offeso e neanche furente nonostante gli scemo e/o infame ricevuti. Chi ha rapporti con l’opinione pubblica fa presto a imparare che l’opinione pubblica ha diritto ai suoi furori e alle sue emozioni. In particolare l’opinione pubblica italiana educata a ricercare mai sugli organi di in formazione il ” ma guarda, questo non lo sapevo” e sempre il “viva, la pensi come me” oppure “muori, stai con gli altri”. Chi ha rapporti con la pubblica opinione da tanto tempo e non sui campetti di periferia (che tenera ingenuità quella protesta che accusa di “ricerca di notorietà”) ma nei grandi “stadi” mediatici dove l’opinione pubblica spesso si raduna, sa e accetta che va rispettata anche nelle sue grida e nei suoi cori da curva. Come sa che altro è il suo ruolo, non rispondere con altri e simmetrici cori ma coltivare il dubbio dell’essersi sbagliati, della necessità di verifica, della possibilità che perfino dentro il coro ultras ci sia almeno la possibilità di una nota di interesse generale.
Quindi grazie, anche degli insulti. Non li userò come schermo, alibi per non continuare a pormi il dubbio di un errore. Altra cosa però è rinunciare al dissenso perché sotto scomunica. Quel che purtroppo sempre più spesso chiede la pubblica opinione. Dopo 30 anni di frequentazione con la pubblica opinione e i suoi “stadi” sia consentito una sola osservazione: la qualità del pubblico è peggiorata almeno tanto quanto la qualità del gioco, e, come dice la canzone, nessuno si senta escluso .
(Leggi)

Pasticcio sugli esodati


Pasticcio sugli esodati                            
Le convergenze sindacal-elettorali aiutano i pensionati, non il lavoro
E’ stupefacente l’accordo raggiunto nella commissione Lavoro della Camera – con voto quasi unanime – sull’emendamento di Cesare Damiano (Pd), che consente di sovvenzionare 171 mila “esodati”, istituendo un tributo straordinario del 3 per cento sul “sovra reddito dei ricchi”, e cioè coloro che hanno più di 150 mila euro di reddito lordo annuo. Ma la sorpresa è in realtà doppia. Innanzitutto perché l’emendamento elaborato da Giuliano Cazzola (Pdl) – ma che non è stato considerato – consentirebbe di risolvere il problema senza fare ricorso a nuovi gravami fiscali evitando, perciò, lo spettacolo di un’Italia in piena crisi economica che persiste con pratiche vetero-assistenzialistiche, in quel settore pensionistico sul quale si sono appuntate le critiche della Commissione Ue e della Banca centrale europea. In secondo luogo questa nuova spesa per pensioni anticipate viene coperta con un tributo che accresce la pressione dell’imposta personale progressiva sul reddito del ceto medio con una motivazione redistributiva di natura classista, e dunque poco compatibile con l’economia di mercato. Inoltre è un impianto in netto contrasto con l’esigenza di ripristinare gli incentivi a produrre, innovare, oppure risparmiare come sarebbe necessario per uscire dalla stagnazione alla quale da anni è condannata l’economia italiana. La Confindustria sostiene anche che questa nuova addizionale, “una patrimoniale” com’è stata definita da chi la osteggia, genererà una contrazione dei consumi di fascia alta che si andrà ad aggiunge a quella determinata dall’aumento dell’Iva. Per giunta quando la pressione fiscale nazionale raggiunge il 52 per cento.
La direzione del Pdl, colta di sorpresa dal voto, ha sconfessato ieri i suoi deputati della commissione Lavoro che si sono accodati all’emendamento Damiano. Forse perché sentono aria di elezioni, oppure perché sono particolarmente sensibili alle sirene sindacali: non quelle della Cgil, che non è il loro sindacato di riferimento ma piuttosto quello di Damiano e del Pd, ma delle altre sigle di diversa mentalità politica come Uil, Cisl, Ugl e così via, che però sugli esodati marciano sempre compatte. Infatti in Italia i sindacati si dividono su tutto, soprattutto sui contratti di lavoro, ma fanno blocco e restano uniti quando si tratta di difendere i pensionati: cioè una larga fetta dei loro iscritti. Per fare l’interesse del mondo del lavoro, il Pd e i sindacati, che vogliono tassare i ricchi, dovrebbero destinare il gettito per cofinanziare investimenti in infrastrutture generando crescita e occupazione. E’ tempo di lasciarsi alle spalle la difesa a oltranza dell’enorme platea di pensionati e pensare al futuro soprattutto per favorire i più giovani. Senza ascoltare più il richiamo dei sindacati e delle urne.
Leggi Il populismo del Pd sugli esodati ammalia il Pdl di Alberto Brambilla

Damiano: emendamento votato a unanimità indica una strada

Esodati: Damiano(Pd), emendamento votato a unanimita' indica una strada
26 Ottobre 2012 - 18:12
Confronto con il governo trovi soluzioni piu' opportune di copertura finanziaria.
(ASCA) - Roma, 26 ott - ''Il tema dei lavoratori rimasti senza reddito a seguito della riforma Fornero e' nuovamente all'attenzione del Paese e dovra' trovare una soluzione nella Legge di Stabilita'. L'emendamento approvato all'unanimita' nella commissione Lavoro della Camera adotta la proposta del governo di costituire un apposito Fondo previdenziale per tutelare altri lavoratori oltre ai 120 mila gia' salvaguardati in precedenza.
Ad affermarlo e' Cesare Damiano, capogruppo del Pd nella Commissione Lavoro di Montecitorio.
L'emendamento -spiega Damiano- ha un punto cardine: dopo aver completamente salvaguardato i primi 12o mila lavoratori con l'applicazione delle norme previste, gli eventuali risparmi che si dovessero realizzare rispetto ai 9 miliardi stanziati devono rimanere al Fondo per tutelare altri lavoratori. A queste risorse si aggiungono i 100 milioni gia' previsti, il contributo di solidarieta' del 3% sulla parte eccedente dei redditi di 150 mila euro e l'utilizzo della clausola di salvaguardia prevista in precedenza dal governo.
Il confronto politico con l'esecutivo, che dovra' affrontare molti temi rilevanti oggetto della Legge di Stabilita', dovra' trovare le soluzioni piu' opportune di copertura finanziaria: l'importante e' che questo problema venga risolto e che si dia quel segno di equita' sociale chiesto a gran voce dal Paese''.
(Leggi)

La bomba è di quelle a grappolo

Fate subito una verifica!
Dopo la segnalazione di un lettore a proposito della situazione che si è verificata in Liguria a proposito dell'errata datazione, da parte di Poste della Luguria, della data di cessazione del rapporto di lavoro  un esodato Napoletano ha verificato che anche lì hanno fatto lo stesso errore.
A questo punto crediamo che sia nell'interesse di chi ha cessato di lavorare in Poste il 31-12-2011 andare quanto prima al più vicino Ispettorato del Lavoro o Centro per l'Impiego e farsi rilasciare il proprio C2-Storico sul quale è riportata la data di cessazione con Poste Italiane.
Se ci dovessero essere dei dati sbagliati vi potete attivare per chiederne la modifica.

L'appoggio dall'Isola di Casssintegrati

Esodati: “Le nostre 10 domande a Elsa Fornero”
di Redazione | @cassintegrati
(26 ottobre 2012)“Se mi invitano, in piazza ci vengo anch’io”. È quanto ha affermato il ministro Elsa Fornero a margine di un convegno all’Assolombarda, rispondendo a una domanda sulla manifestazione annunciata dalla Cgil per il prossimo 14 novembre.

Parlando di riforma del lavoro, nel corso del convegno, il ministro si è detto convinto che “ci possa essere la collaborazione anche con i sindacati, alcuni sono più disponibili al dialogo, altri invece protestano di più. La mia porta al Ministero – ha aggiunto Fornero – è sempre aperta, basta che si presentino in delegazione e non tutti insieme”.
Il ministro Fornero ha poi detto di aver “masticato amaro su questa riforma presa male dai datori di lavoro, dal sindacato e illustrata abbastanza malamente dai giornali”. Infine Fornero ha spiegato che “a dispetto di tutto quello che si è detto di me come ministro tecnico, sono un ministro che ama il dialogo, lo favorisce e non si sottrae mai al confronto”.
Ed è con questa premessa che pubblichiamo:

10 DOMANDE TECNICHE DEGLI ESODATI AL MINISTRO FORNERO
  1. La riforma pensionistica avrà effetti pratici soltanto a partire dal 2013 ed il fondo lavoro dipendente dell’INPS è in attivo dal 2008. Perché, allora, inserirla in un decreto urgentissimo, senza consultare le parti sociali e senza prevedere un periodo di transizione?
  2. I verbali di conciliazione degli accordi vengono depositati presso le Direzioni Territoriali del Lavoro e Lei, Ministro, è stata per anni collaboratrice dello stesso Ministero. Perché non si è fatta alcuna ricognizione presso le stesse tanto che nelle prime deroghe alla riforma, previste nel “salva Italia” questa casistica non compare per nulla?
  3. La Riforma del lavoro guarda alle generazioni future, si dice. Perché nessuno dei risparmi che produce è destinato allo sviluppo del lavoro dei giovani e/o al rafforzamento e rilancio dei Fondi Pensionistici Aziendali?
  4. Le risorse previste nel “Salva Italia” dovevano bastare a coprire la salvaguardia per 65000 persone. Perché nel decreto attuativo dei 65000 sono inserite ulteriori restrizioni per l’accesso alle deroghe per tutte le casistiche? Si erano sbagliati i conti?
  5. La risoluzione del problema esodati a partire dai numeri e dalle capacità di spesa crea iniquità su iniquità. Una lavoratrice che compie 60 anni ad agosto 2013 è nelle deroghe dei 55000, un’altra che li compie a settembre 2013 è fuori dalle deroghe. Una persona nata il 31/12/1952 con 35 anni di contribuzione è nelle deroghe, un’altra nata il 1/1/1953 con 38 anni di contributi è fuori dalle deroghe. Perché non si sono stabiliti i criteri di accesso alle deroghe certi per tutti e poi dimensionare la spesa anno per anno?
  6. Per salvaguardare tutti, si dice, non ci sono risorse. Perché non si utilizzano i risparmi sulle pensioni (sulla erogazione di pensione anticipata per i lavori usuranti erano previste 6000 domande ne sono giunte 900, l’erogazione delle pensioni nel 2012 è calata del 35%) per finanziare la risoluzione del problema esodati?
  7. Gli sportelli INPS non sono in grado di dare risposte agli esodati. In particolare per i fondi recentemente unificati ad esempio il fondo dei lavoratori postali – ex IPOST. Le autorizzazioni ai versamenti volontari sono in ritardo anche di un anno, riscatti e ricongiunzioni sono fermi, nessuno sa come liquidare le pensioni privilegiate, i pagamenti delle pensioni sono in ritardo. Perché questo “supplemento di pena” per moltissimi di noi?
  8. Alcune aziende hanno commesso errori nel comunicare alle Direzioni Territoriali del Lavoro la data di cessazione del rapporto (2 gennaio invece che 31 dicembre). Vale quanto è scritto sul verbale di conciliazione e sugli accordi ufficiali, oppure l’errata comunicazione dell’azienda?
  9. La proposta di Legge 5103 viene considerata, da Lei Ministro, un tentativo di sfasciare la riforma delle pensioni. Perché e dove, se l’applicazione del contributivo era una misura che Lei indicava come possibile per la risoluzione del “buco” esodati appena il 19 e 20 giugno scorsi nelle comunicazioni alle Camere e c’è anche la disponibilità a ritirare la proposta del contributivo?
  10. Lei ha riconosciuto che la questione esodati è un errore nella riforma delle pensioni continua, però, a proporre soluzioni parziali e a dire che non tutti possono essere salvaguardati. La pratica giusta, in questi casi, non è correggere gli errori? Oppure è quella di “mettere pezze”?
(La Rete degli esodati di Roma)

Fonte: L'Isola dei Cassintegrati

Esodati. Per l'Inca è incomprensibile l'ostinazione del governo

 Esodati. Per l'Inca è incomprensibile l'ostinazione del governo
26-10-2012
"La proposta di modifica alla riforma delle pensioni approvata in Commissione Lavoro della Camera, con la sola opposizione del governo, che estende ad un'altra quota di esodati la possibilità di andare in pensione con le vecchie regole ante Monti-Fornero, pur non risolvendo totalmente la situazione di tanti lavoratori rimasti senza alcun reddito, rappresenta un passo in avanti importante che attenua le distorsioni della legge 214 del 2011, che resta profondamente iniqua." E' quanto sostiene Morena Piccinini, presidente Inca.
"In questo quadro - osserva la Presidente -, è incomprensibile l'atteggiamento di chiusura del governo che, nonostante le numerose sollecitazioni dei sindacati e dei parlamentari, anche di opposti schieramenti, si rifiuta di affrontare il problema e di trovare le risorse finanziarie adeguate per coprire i costi di questa operazione."
Secondo Piccinini, "sarebbe auspicabile che, dopo l'orientamento assunto dalla Commissione Lavoro della Camera, ci sia una presa d'atto da parte del Governo, ammettendo che il problema esiste e impegnandosi a trovare le risorse per dare una risposta a quanti attendono da troppo tempo di avere la certezza del loro diritto."
"Sarebbe un atto di responsabilità - precisa la presidente dell'Inca - che andrebbe a correggere una distorsione profondamente sbagliata, frutto di norme scritte frettolosamente senza neppure il confronto con le parti sociali. "
"L'invito che rivolgiamo al governo - conclude Piccinini - è di dare un segnale forte in questa direzione e di superare egoismi che nascono dalla pura e semplice difesa di norme non verificate e che rappresentano l'antitesi della solidarietà, che pure dovrebbe essere al centro dell'azione di governo quando si toccano temi ad alta sensibilità sociale."
(Leggi)
 

Damiano: ecco perché è giusto far pagare i redditi più alti

Esodati, ecco perché è giusto far pagare i redditi più alti
Di Cesare Damiano
26 ottobre 2012
Il problema dei lavoratori rimasti senza reddito a causa della riforma delle pensioni del ministro Fornero torna in primo piano. Lo scorso mercoledì alla commissione Lavoro della Camera è stato votato all’unanimità un emendamento alla legge di Stabilità che affronta questo tema e che si propone di tutelare altri lavoratori al di là dei 120 mila salvaguardati in precedenza. Il governo, in quella sede, ha dato ancora una volta un parere contrario sul tema delle coperture finanziarie. L’emendamento rappresenta un passo importante verso la soluzione di un problema di così ampia rilevanza sociale.
Ed è significativo che sotto il nome del primo firmatario, il Presidente della commissione Silvano Moffa, ci siano le firme di tutti i capigruppo, di maggioranza e di opposizione. In precedenza la commissione Lavoro aveva approvato la proposta di legge 5103, di cui ero il primo firmatario, trasformata in testo unico con l’abbinamento di altre due proposte dell’Idv e della Lega. Contro di essa si erano levati gli strali della Ragioneria dello Stato che aveva contabilizzato la necessità di coperture miliardarie (nella somma delle voci qualcuno aveva azzardato la cifra di 30 miliardi di euro), di alcuni commentatori politici e di rappresentanti di partito che insistevano sul fatto che la «proposta Damiano» avesse l’obiettivo di smontare la riforma pensionistica del ministro Fornero.

In particolare si puntava l’indice su un articolo (articolo 1 comma 1) che veniva accusato di voler ritornare alle pensioni di anzianità e ai «gradini». Lo stesso governo si associava al coro dimenticando un piccolo particolare: che la proposta era stata suggerita dallo stesso ministro del Lavoro nella seduta alla Camera del 20 giugno scorso. Riportiamo, per precisione, il passo del discorso: «Da ultimo, sempre nella valutazione del costo collettivo e dell’impatto sul trattamento previdenziale, si potrebbe considerare di ricorrere ad una norma per estendere il retroattivo contributivo anche per gli uomini - ricordo che tale norma è già in vigore per le donne (con 57 anni di età e 35 di contributi possono andare in pensione, ndr) - come opzione di scelta da demandare a lavoratore e azienda».
Per iniziativa di un parlamentare del Pdl, questa proposta è stata inserita nella mia proposta di legge. Domanda: chi voleva smontare la riforma? Dopo la cortina fumogena sollevata ad arte da buona parte dei media, noi abbiamo continuato a lavorare con ostinazione per risolvere il problema di persone disperate che hanno visto allontanarsi il traguardo della pensione anche di quattro o cinque anni e che, essendosi licenziate nel corso del 2011, rimarranno per lungo tempo senza reddito.
Nessuno vuole fare spot elettorali o cancellare riforme: il nostro obiettivo è semplicemente quello correggere un errore. Il nuovo emendamento ha tenuto conto di alcuni suggerimenti: in primo luogo abbiamo eliminato la proposta Fornero, quella che consentiva anche agli uomini, con il calcolo tutto contributivo, di andare in pensione con 57 anni di età e 35 di contributi (la Ragioneria ha stimato un costo di sette miliardi, anche se il ministro ha detto che solo poche donne l’avevano utilizzata. Potenza delle cifre!). Inoltre abbiamo circoscritto la salvaguardia a due anni cruciali: il 2013 e 2014.
Le cosiddette famiglie di lavoratori da tutelare sono state individuate in modo specifico, come del resto già indicato dalla precedente 5103: lavoratori esodati o che hanno sottoscritto accordi di mobilità territoriale; lavoratori che hanno proseguito volontariamente il versamento dei contributi volontari; lavoratori che sono stati licenziati individualmente; insegnanti ai quali è stato calcolato l’anno solare e non quello scolastico; macchinisti delle ferrovie e alcuni lavoratori del settore marittimo; dipendenti del settore creditizio. Si tratta di situazioni da risolvere, i cui esempi abbiamo indicato più volte al governo. Infine, per le coperture finanziarie, abbiamo adottato lo schema del fondo proposto dall’esecutivo già nella legge di Stabilità.
Un fondo che deve essere previdenziale e non assistenziale, nel quale far confluire diverse risorse: i nove miliardi già stanziati per salvaguardare i primi 120.000 lavoratori, vincolando gli eventuali risparmi per tutelare altre persone; i 100 milioni stanziati dal governo; le risorse che si ricavano da una tassa di solidarietà per la parte eccedente i redditi di 150.000 euro; infine, la clausola di salvaguardia già individuata in precedenza (quella relativa ai tabacchi), nel caso le risorse non fossero sufficienti. È stato fatto un ottimo e serio lavoro unitario, durato alcuni mesi, che ha ricevuto nella giornata di ieri il plauso di tutti i sindacati e che ha l'obiettivo di ascoltare il Paese reale. Mi è parsa stonata la voce di Confindustria contraria alla tassazione degli alti redditi, «gli unici che consumano...».
Vogliamo rassicurare viale Dell’Astronomia: se quelle risorse di solidarietà chieste ai redditi alti aiutano a mandare in pensione chi oggi non ha reddito, otteniamo due obiettivi: ridiamo spazio ai consumi, in questo caso popolari, e offriamo un segnale di equità al Paese. Non ci dispiace il fatto che i sacrifici, per una volta, vengano equamente distribuiti. La legge di Stabilità ha bisogno di radicali cambiamenti: tra le priorità abbiamo sicuramente anche quella di una correzione al sistema pensionistico nel nel senso dell'equità sociale.

Dal Pdl al Pd un coro di no (?)

Dal Pdl al Pd un coro di no. Cicchitto: «È da cambiare alla radice». Anche Bersani rottama l'idea di Damiano
- Ven, 26/10/2012 - 07:11
Roma Da evitare come la peste secondo Confindustria, da cambiare radicalmente per Fabrizio Cicchitto, ma anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani lo vuole ritoccare. Persino ai promotori - in particolare i deputati del Pdl che sono in qualche modo caduti in un trappolone - non piace più l'emendamento alla legge di stabilità che salva per due anni tutti gli esodati e copre la spesa anche con una tassa sui ricchi del 3%. La proposta si avvia velocemente verso l'archiviazione, presumibilmente in commissione bilancio la prossima settimana, a favore di un'altra che dovrebbe ricalcare un emendamento di Giuliano Cazzola, unico deputato della Commissione lavoro ad avere votato contro. L'idea di comprare con le tasse un paracadute per gli esodati era piaciuta molto ai sindacati. Ha entusiasmato Paolo Ferrero di Rifondazione comunista che comunque considera il contributo di solidarietà per i redditi sopra i 150 mila come un antipasto. Ma ieri sono arrivati anche dei no nettissimi. Primo quello di Confindustria. Il prelievo del 3% è «iniquo e si aggiunge a un prelievo analogo» che era già previsto dal cosiddetto decreto Salva Italia, quello per i redditi sopra i 300 mila euro, ha ricordato il vicepresidente Aurelio Regina. Proposta da bocciare anche perché la fascia di popolazione che si attesta sul reddito che si vuole colpire «è l'unica che spende. Noi siamo in una situazione drammatica di consumi interni, se non riusciamo a riattivare questo meccanismo le esportazioni, che stanno a loro volta rallentando, non riusciranno a risollevare il Paese».La tassa non piace nemmeno al segretario del Pd, anche se è nata in casa sua. Per Bersani «possono esserci anche altre soluzioni. Ne discutiamo. Abbiamo diverse idee in proposito». L'importante «è arrivare all'obiettivo». Cioè a salvare tutti gli esodati. Rimane in trincea Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e principale autore della proposta e della relativa copertura. Il prelievo del sui redditi superiori ai 150mila euro per l'esponente Pd «rappresenta un fatto di giustizia sociale e di equa ripartizione dei sacrifici». La vicenda ha avuto pesanti ripercussioni nel Pdl. Il voto dei deputati a favore dell'emendamento e quindi dell'aumento delle tasse è stato censurato dal capogruppo Fabrizio Cicchitto. «Malgrado ci siamo occupati più volte del tema» nessuno «ha consultato la presidenza del gruppo», ha spiegato l'esponente del Pdl. Se l'avessero consultato avrebbe detto no. I deputati Pdl della commissione Lavoro erano convinti di passare alla storia come quelli che hanno salvato tutti gli esodati, invece hanno rischiato di mettere la firma e la faccia su un nuovo aumento delle tasse che può piacere agli elettori di sinistra, ma non ai moderati. A insistere su una proposta unitaria è sempre stato Damiano, ex ministro del Lavoro ed esponente laburista del Pd. Mercoledì il nodo delle coperture è stato affrontato tardi e male, come spesso succede nelle commissioni che non sono in sede referente.«Eravamo d'accordo che bisognava risolvere la questione nel merito - spiega Antonino Foti, capogruppo Pdl in commissione - e risolvere una grave lacuna della riforma voluta dal ministro Elsa Fornero, che non ha fatto i conti con il destino di migliaia di persone. Dopo tre ore e mezza di riunione, abbiamo cercato una copertura per non rendere inammissibile l'emendamento. È saltata fuori quella, ma non ce ne siamo innamorati. Per quanto ci riguarda quella è una copertura pro forma, se ne occuperà poi la commissione bilancio».Di diverso avviso, sindacati, una parte del Pd e anche il presidente della commissione Silvano Moffa (Popolo e territorio) che non vede «nessun elemento di iniquità» nella nuova tassa. Per loro la copertura va bene così. Non va bene, invece, per il presidente dell'ordine dei commercialisti, Claudio Siciliotti: «Io sono scettico su una politica random, dove mi pare che ogni giorno ci sia una proposta nuova e non ci sia un disegno organico».
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