Indirizzo mail

Puoi contattarci scrivendo a: cumpustela@gmail.com

venerdì 25 gennaio 2013

Bersani: si parte da esodato e ammortizzatori sociali


Elezioni: Bersani, a posto con ammortizzatori e esodati?
No, si parte da li'
ultimo aggiornamento: 25 gennaio, ore 17:55
Roma, 25 gen. (Adnkronos) - "Nei prossimi mesi ci sara' un disagio profondo, popolare, cui bisogna dare soccorso. Siamo a posto con gli ammortizzatori sociali, gli sportelli sociali dei comuni, gli esodati, i disabili? No. Si parte da li', non si possono chiudere gli occhi neanche in campagna elettorale. Ci vuole speranza ma anche qualche parola di verita'". Lo ha detto Pierluigi Bersani nel corso del suo intervento alla Conferenza Cgil.
(Leggi)

Esodati alle porte delle nostre case

 Brescia e dintorni
Esodati alle porte delle nostre case
Quella della centinaia di migliaia di lavoratori rimasti senza tutela per la riforma varata dal ministro Fornero è una realtà che esiste anche nel Bresciano e che da qualche tempo ha scoperto che l’azione comune può produrre qualche risultato
Brescia. Chissà perché per arricchirsi il vocabolario della lingua italiana ha bisogno di situazionie di crisi. Se in occasione dell’alluvione in Valtellina il Paese ha fatto, purtroppo, la conoscenza con il verbo tracimare, da un anno a questa parte gli italiani possono parlare di esodati con cognizione di causa. Gli esodati sono lavoratori over 50 espulsi dal mercato dal lavoro e non ancora ammessi in pensione in conseguenza dell’innalzamento dell’età o dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico. Più banalmente sono il primo prodotto di quella riforma del sistema pensionistico che nel dicembre 2011 il ministro Fornero presentò con tanto di lacrime agli occhi. Si parlò, allora, di riforma necessaria per adeguare l’Italia al resto dell’Europa e per ricalibrare il sistema sull’aumento dell’aspettativa di vita degli italiani. Nessuno pensava, commentando il pianto in diretta del Ministro del lavoro, che di lì a poche settimane si sarebbe rovesciato sui tavoli del governo, della politica e dei sindacati lo tsunami esodati. Un’onda di piena che è andata ingrossandosi mano a mano che il Paese ha preso coscienza che quello degli esodati non era un fenomeno che poteva interessare al massimo qualche migliaia di persone, ma era una vera e propria emergenza sociale se è vero che l’Inps, probabilmente la massima autorità in materia, ha stimato che oggi in Italia il popolo degli esodati possa essere di 390mila persone, anche se proprio nelle ultime ore quotidiani e televisoni hanno lanciato la notizia che ai numeri dell’Istituto nazionale della previdenza sociale potrebbero aggiungersene altri 150mila. Insomma, una bella gatta da pelare per il governo che dal mese di marzo dovrà prendere le redini del Paese.
Sugli esodati si è comunque giocata l’ennesima partita all’italiana. Perché gli esodati sono lavoratori, del pubblico e del privato, invitati (anche con la promessa di qualche aiuto economico) ad accettare l’uscita anzitempo dal ciclo lavorativo, con la promessa di un accompagnamento nel periodo di raggiungimento della sospirata pensione. Dalla sera alla mattina, per effetto della riforma Fornero, si sono visti cambiare le carte in tavola da una legge che, probabilmente per la prima volta in Italia, aveva immediato effetto retroattivo. Quella che era un’attesa di pochi mesi, per altro da affrontare con aiuti delle rispettive aziende, si è trasformata in un vero e proprio salto nel buio. Un’operazione alla cieca che non uno delle centinaia di migliaia (8000 quelli appurati nel Bresciano) avrebbe affrontato se avesse saputo delle intenzioni del ministro Fornero. E, come spesso capita nel nostro Paese, la rivendicazione di un diritto e di una legittima tutela, è stata trasformata, anche da chi aveva causato il danno, nella richiesta di un privilegio che lo Stato, alle prese con una crisi economica che avrebbe potuto essergli fatale, non poteva certo garantire. Di qui un balletto di numeri, risorse e disponibilità tra il governo e le parti sociali che solo in queste settimane pare destinato a soluzione. Nei giorni scorsi è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto che “pone in salvo” la prima tranche di 65mila esodati (anche se per l’esecutività del decreto si dovranno aspettare altri 60 giorni, ndr.). Altri 55mila saranno salvaguardati con il decreto per la spending review. Altri ancora, poco più di 10mila potranno approfittare della legge di stabilità del 2013. I “salvaguardati”, definizione degna del titolo di un romanzo di Primo Levi, saranno così poco più di 130mila, esattamente un terzo di quelli ufficialmente stimati dall’Inps. Non deve sorprendere che molti tra gli esodati che “son sospesi”, visto che il ministro Fornero ha annunciato che solo nei prossimi giorni l’Inps inizierà ad inviare le comunicazioni agli interessati, si sentano involontari protagonisti di una vera e propria roulette russa, perché una lettera di inserimento tra i salvaguardati giunta a un esodato significa giocoforza l’esclusione di altri due.
Fotografia
Una manifestazione di esodati
È vero che i 130mila sono stati individuati con particolari criteri (data dell’uscita dal lavoro, etc.), ma è altrettanto vero che tutti nutrono la speranza di rientrare nel numero. È forse una delle poche speranze che al popolo degli esodati è rimasta, insieme a quella che il futuro governo si faccia carico di un problema creato da quei tecnici che molto meglio dei politici dovevano conoscere la materia. Si sentono abbandonati, non sanno (o non hanno ancora individuato) a quale santo appellarsi, forse anche perché sino a pochi mesi fa erano una categoria sconosciuta. Solo da poco, anche a Brescia, si sono messi in rete, superando anche quella sorta di ingiustificata remora che li ha portati per lungo tempo a considerare la condizione di esodato un limite personale. Mettersi insieme, comprendere che quello subito è un vero e proprio torto e che quello che chiedono non è un diritto ma solo quanto garantito da una legge che, a loro insaputa, è stata cambiata dalla sera alla mattina, ha dato loro una nuova forza. Non hanno ancora scelto la strada di proteste eclatanti, di forti azioni dimostrative. Continuano a battere la strada del dialogo e del confronto, convinti come sono che l’errore commesso nei loro confronti è tanto evidente da richiedere una repentina correzione di rotta. Per ora, almeno a Brescia, hanno trovato la vicinanza del Vescovo e della Chiesa, che li hanno incoraggiati a proseguire nella loro legittima rivendicazione.
(Leggi) Scarica il PDF con il servizio completo.

 

Esodati, Cgil: numero noto da tempo, Fornero finge stupore

Economia
Esodati, Cgil: numero noto da tempo, Fornero finge stupore
- 23 gennaio 2013 - fonte ilVelino/AGV NEWS
“La vera notizia è che non c'è notizia: il numero degli esodati è oramai noto da tempo”. È quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, a proposito dell'articolo pubblicato oggi dal “Messaggero” aggiungendo, in merito alle affermazioni della titolare del dicastero del Lavoro, Elsa Fornero, che “il ministro dimostra, ancora una volta, di non aver ben compreso l'entità del disastro compiuto dal governo di cui fa parte, e continua a far finta di stupirsi dei numeri”. Secondo la dirigente sindacale, “si omette di ricordare che, a fronte della soluzione legislativa per la questione esodati, costruita negli scorsi mesi in Parlamento, fu proprio il governo ad opporre l'argomento del costo insostenibile, che ci pare venne calcolato più o meno su quei numeri”, pubblicati oggi da 'Il Messaggero'. Inoltre, prosegue Lamonica, “quando si è trattato di persone, i numeri sono stati tenuti 'bassi', proprio perché questo governo è stato molto distante dalla tragedia che ha investito i lavoratori e le lavoratrici interessate. Quando invece si è trattato di riparare agli errori 'tecnici' i numeri sono stati fatti lievitare oltremisura. Ora sarà bene che il tema non divenga oggetto di pura demagogia nella campagna elettorale - conclude -: il nuovo governo dovrà raccogliere questa brutta eredità e trovare una soluzione per tutti, come abbiamo sempre sostenuto”.
(Leggi)

Esodati, 150mila senza copertura

Una grana per il prossimo esecutivo
Esodati, 150mila senza copertura
La vicenda degli esodati. Il ministro Fornero ha annunciato che sono partite le lettere dell'Inps per i primi 65 mila che saranno tutelati. Seguiranno quelle che riguardano gli altri 75 mila per cui sono state trovate le risorse. Ma ora si riparla di un altro numero ingente di persone che rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione
 
ROMA - Gli italiani sono rassegnati di dover lavorare più a lungo e sembrano molto preoccupati per la propria vecchiaia sul fronte economico. È quanto emerge da uno studio del Censis commissionato dalla Covip presentato oggi secondo il quale circa un lavoratore su tre vorrebbe andare in pensione prima dei 60 anni, a fronte di appena il 3,7% che ritiene che sia possibile un'uscita così precoce dal lavoro.
Il 24,7% teme che dovrà aspettare di compiere 70 anni prima di andare in pensione (oltre l'80% ritiene che dovrà aspettare almeno di avere 64 anni) a fronte di oltre il 72% degli intervistati che vorrebbe andare entro i 60. L'84% degli intervistati è convinto che le regole sulla previdenza cambieranno ancora mentre appena l'8,1% pensa che "finalmente" ci siano regole stabili. Quasi la metà dei lavoratori (il 46%) prevede una vecchiaia di ristrettezze con assegni pensionistici di poco superiori alla metà dello stipendio e "senza grandi risorse da spendere". mentre solo l'8,2% pensa che potrà avere una vecchiaia serena dal punto di vista economico grazie a buoni redditi. il 24,5% pensa che non potrà vivere nell'agiatezza, anche se qualche sfizio potrà toglierselo mentre il 21,5% afferma che la situazione è molto incerta e non riesce a immaginare come sarà la propria vecchiaia.
Già oggi gli assegni previdenziali sono bassi con oltre il 35% dei pensionati di vecchiaia con importi inferiori a 1.000 euro (quattro milioni di persone). I lavoratori italiani, si legge nella ricerca, pensano che quando andranno in pensione riceveranno un assegno pari in media al 55% del proprio reddito attuale. I giovani (18-34 anni) si aspettano un importo pari al 53,6% del proprio reddito mentre coloro che ora hanno tra i 55 e i 64 anni si aspettano che l'assegno pensionistico arrivi al 60,1% del loro reddito da lavoro. I dipendenti pubblici sono chiaramente più ottimisti rispetto al proprio reddito da pensione e si aspettano un assegno pari al 62% del loro reddito a fronte del 55% atteso dai dipendenti privati e il 51% dagli autonomi. L'insicurezza, sottolinea il Censis, riguarda anche il percorso previdenziale personale: il 34% dei lavoratori (percentuale che sale al 41% tra i dipendenti privati) teme di perdere il lavoro e di rimanere senza contribuzione, il 25% di dover affrontare una fase di precarietà con una contribuzione intermittente, il 19% di avere difficoltà a costruirsi, oltre la pensione pubblica, fonti integrative di reddito, come ad esempio la previdenza complementare.
La paura di perdere il lavoro si estende anche ai lavoratori pubblici (il 21,4% degli intervistati). Nella crisi la previdenza, come sistema e come percorso personale, catalizza paure e incertezze, creando ansia piuttosto che sicurezza. Come fonte di reddito per integrare la pensione pubblica,sottolinea ancora il Censis, il 70% dei lavoratori indica forme di risparmio diverse dalla previdenza complementare (acquisto diretto di strumenti finanziari, investimenti immobiliari, polizze assicurative) mentre solo il 16,5% dichiara di preferire una forma di previdenza complementare. La previdenza complementare, poco conosciuta, non suscita tra i lavoratori la fiducia necessaria a far sì che vi investano i loro risparmi. Tra i motivi della scelta di non aderire alla previdenza complementare, si legge nella ricerca, al primo posto emergono quelli economici: il 41% dichiara di non poterselo permettere, il 28% non si fida degli strumenti di previdenza complementare, il 19% si ritiene troppo giovane per pensare alla pensione, il 9% preferisce lasciare il Tfr in azienda.
(Leggi)

Esodati, Di Pietro: dramma irrisolto

Esodati, Di Pietro: dramma irrisolto
"La colpa è di Monti, di Pd e Pdl"
24-1-2013 - Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, ha definito "un dramma irrisolto" la questione degli esodati. E' una situazione, ha detto, provocata "dalle politiche sbagliate del governo Monti con il sostegno complice di Pd e Pdl". "I cosiddetti professori - ha aggiunto - si sono rivelati incapaci anche di fare i conti e oggi, gli stessi che in Parlamento hanno votato la controriforma del sistema pensionistico, si rimpallano le responsabilità".
 

Esodati, i conti dell’Inps e la polemica elettorale Monti-Bersani


Esodati, i conti dell’Inps e la polemica elettorale Monti-Bersani
Esodati in primo piano nella campagna per le elezioni politiche. Bersani incalza Monti, ma sbaglia il tiro
La questione esodati irrompe in campagna elettorale. A un mese dal voto, quello dei non salvaguardati è forse l’unico vero tema concreto che finora ha fatto breccia nei titoli di questo convulso periodo pre-elezioni, dove è in corso una caccia selvaggia all’ultima preferenza.
La ragione è presto detta: il numero degli esodati è talmente esteso da costituire un potenziale bacino di consenso per chiunque dimostri di prendersi in carico il problema. Al di là del mero cinismo da elezioni, è vero, però, che in queste settimane sono stati compiuti passi fondamentali, quantomeno per la messa in salvo dei 130mila tutelati dallo Stato con i vari decreti emanati nel corso del 2012.
Ora, dunque, è scattato il conto alla rovescia per i primi 65mila esodati, che si vedranno recapitare – secondo quanto annunciato dal ministro Fornero – nei primi giorni di febbraio la comunicazione di ammissione al trattamento pensionistico secondo le vecchie regole, in vigore prima della riforma previdenziale di fine 2011.
Ancora, però, restano privi di qualsiasi tutela decine, forse centinaia di migliaia di ex lavoratori impossibilitati a entrare sotto le “cure” dell’Inps, il quale, già mesi fa, non aveva fatto mistero della quantità enorme di contribuenti che la falla avrebbe finito per intaccare (si era parlato anche di 400mila unità).
Dunque, i paventati 150mila “nuovi” esodati di cui si parla in queste ore, erano effettivamente già inclusi nelle seppur abbozzate stime di quasi un anno fa. Per questo, il ministro Fornero nei giorni scorsi ha polemizzato con chi ha improvvisamente criticato i rimedi del governo come insufficienti a coprire l’intera platea degli esodati, ricordando senza tentennamenti che “il numero era già noto da tempo”.
A questo proposito, anche l’Inps, tirata in ballo dallo stesso ministro, tramite il presidente Antonio Mastrapasqua, ha ricordato che sulla quantità di esodati “non ci sono novità, le platee rimangono le stesse”, difendendo le misure adottate dal governo Monti, l’ultima, in ordine di tempo, quella contenuta in legge di stabilità, che ha allargato il paracadute per altri 10.130 lavoratori.
Così, le recenti uscite di Bersani e di altri politici sembrano un po’ troppo calcolate, dopo che, per mesi, la questione è stata all’ordine del giorno dei tavoli tecnici istituzionali e, primo tra tutti, del Parlamento.
Forse, il segretario del Pd farebbe meglio a ricordare la proposta che proprio uno dei suoi compagni di partito, l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, aveva avanzato – incassando l’ok a larga maggioranza in Commissione – per garantire il rientro di tutti gli esodati entro i ranghi del welfare, dai primi sorti con la riforma Sacconi fino alla voragine aperta dalla legge Fornero.
Purtroppo, però, il documento di Damiano è stato archiviato dopo il “niet” della Corte dei conti, che ha ritenuto il piano di realizzazione troppo oneroso per le casse dello Stato, in tempi di instabilità economica e di esposizione sui mercati.
Così, sulla pelle degli esodati si è giocata una partita cruciale, che deve fungere da insegnamento soprattutto per il governo a venire: in nome dello spread, e per mettere al riparo i conti pubblici da eventuali speculazioni finanziarie internazionali, si è preferito lasciare nel limbo centinaia di migliaia di lavoratori che, nella maggior parte dei casi, dopo decenni di lavoro e di contributi regolarmente versati, si vedono abbandonati da uno Stato ormai asservito a logiche di mercato lontane, per non dire estranee, alla prospettiva del singolo cittadino.
Dunque, lasciando da parte eventuali opportunità elettorali, forse il segretario del Pd – e probabile futuro premier – male non farebbe a pronunciare queste parole: “L’insicurezza sociale di migliaia di persone e delle loro famiglie non si può barattare con la stabilità degli indici di borsa”.
Di fronte a tragedie di tali proporzioni, un partito che si professa “riformista” dovrebbe pensare prima alle persone, poi alla finanza: se davvero il candidato democratico vuole marcare una discontinuità con Monti e i suoi per allontanare i sospetti da eventuali “inciuci” post-voto, meglio farebbe ad affrontare la questione esodati su questo piano.
(Leggi)

Mastrapasqua smentisce indiscrezioni su 150mila nuovi esodati

Inps: su numeri esodati non ci sono novità
Mastrapasqua smentisce indiscrezioni su 150mila nuovi esodati
Milano, 25 gen. (TMNews) - "Sui numeri non c'è alcuna novità, l'Inps ha già comunicato all'epoca ai ministri del Lavoro e dell'Economia la platee da loro individuate e rimangono le stesse". Così il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, a Prima di tutto su Rai radio 1, smentisce le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi che individuerebbero 150mila nuovi esodati.

"Il problema non sono i numeri - ha aggiunto - ma le persone da salvaguardare e la legge di stabilità ha creato delle risorse, un fondo, per tutti coloro che diritto a questa salvaguardia, il ministro Fornero ha dichiarato qualche giorno fa che è in arrivo per i primi 65mila lavoratori una lettera che certificherà la loro posizione". "Siamo al lavoro all'Inps e al ministero del Lavoro - ha concluso - per definire esattamente il numero di questa prima tranche a cui arriverà la lettera".
(Leggi)

Esodati nelle Marche

Marche, il dramma degli esodati
per ora in salvo soltanto 1.500 fuoriusciti

Secondo i dati dei sindacati alcune migliaia di ex lavoratori senza paracadute. Il rebus del secondo scaglione della legge Fornero
ANCONA - Il caos esodati colpisce anche le Marche. Sono alcune migliaia, secondo le stime dei sindacati, le persone che da qui ai prossimi anni potrebbero trovarsi senza stipendio né pensione.Un numero impressionante di lavoratori, beffati dalla riforma previdenziale, che potrebbe andare presto a infoltire le già nutrite file dei disoccupati. Si tratta per lo più di dipendenti di piccole aziende, che hanno sottoscritto accordi fuori dalle sedi di carattere governativo. Persone che hanno scelto di lasciare il lavoro in anticipo o sono state costrette a farlo, mettendo mano ai propri risparmi per fare versamenti volontari all'Inps, convinte di riuscire ad arrivare ad almeno 35 anni di contributi, il numero minimo per andare in pensione previsto dalla legge prima della riforma.
Cifre allarmanti. Cgil e Cisl non sono ancora riusciti a mettere insieme un dato preciso. Al momento si sa con certezza che sono 1.500 nelle Marche i lavoratori in mobilità coperti dal primo provvedimento di salvaguardia adottato quest'estate, quello con il quale il ministro Fornero ha recuperato 65 mila esodati pensionabili. Ma in attesa di capire quanti marchigiani faranno parte del secondo scaglione che offre la scialuppa di salvataggio ad altri 55 mila lavoratori, i sindacati lanciano un grido d'allarme.
«Senza paracadute - dice Gabriele Paolucci, responsabile Inca Cgil - restano comunque alcune migliaia di persone. La platea dei lavoratori che avevano stretto accordi per l'accompagnamento alla pensione attraverso la mobilità prima della riforma previdenziale è molto più ampia rispetto al numero dei salvaguardati. Se a livello nazionale si parla di circa 150 mila persone, in regione possiamo stimarne diverse migliaia».
Una cifra impressionante, che va ad aggiungersi al
bilancio drammatico della disoccupazione. Basti pensare che nel 2012, nelle Marche, sono arrivate all'Inps ben 90 mila richieste di indennità di disoccupazione o mobilità, 13.200 in più rispetto al 2011. «Il nuovo Governo dovrà inserire nell'agenda delle sue priorità - prosegue Paolucci - la risoluzione di questo pasticcio esodati. Si tratta di un allarmante problema sociale, non si possono lasciare così, di punto in bianco, le persone in mezzo alla strada senza un salvagente. La nostra regione è già in grave difficoltà, con la crisi che ha colpito soprattutto Fabrianese e Piceno».
Un disastro annunciato, quello degli esodati, secondo Stefano Mastrovincenzo, segretario regionale Cisl.
«Quando venne approvata la riforma delle pensioni - dice - facemmo presidi per un mese davanti a Montecitorio, convinti che sarebbe stato un massacro. Avevamo ragione. Purtroppo il provvedimento di salvaguardia copre gli accordi di mobilità raggiunti attraverso la contrattazione collettiva o sindacale, ma ci sono tanti lavoratori che hanno trattato direttamente con la propria azienda, decidendo di effettuare versamenti contributivi volontari. Questa categoria è stata abbandonata a se stessa. L'innalzamento dell'età pensionabile è accompagnato da regole troppo rigide, mentre l'uscita dal lavoro in un momento di grande crisi andava gestito con maggiore flessibilità. Le istituzioni locali, la Regione soprattutto, hanno fatto il possibile
per salvaguardare l'occupazione nelle Marche, mettendo tutte le risorse disponibili in campo. Interventi efficaci, ma insufficienti».
La patata bollente al nuovo Governo. «Si deve puntare alla tutela del lavoro necessaria al rilancio dell'economia - conclude il segretario Cisl - con la sola austerità non si produce ricchezza».
(Leggi)