Aggiornato al 5 febbraio 2012 ore 22:06
I dipendenti di grandi aziende in mobilità e gli effetti della riforma Fornero
Alenia, Irisbus, Poste, Fincantieri e la Fiat di Termini Imerese. Che rischiano di restare senza busta paga né assegno di previdenza anche per sei anni. Sono quelli coinvolti in accordi aziendali firmati prima della riforma Fornero, e che adesso, per gli effetti del provvedimento, rischiano di rimanere al palo. L’elenco dell aziende lo pubblica la Cgil, e Repubblica ci racconta i probabili effetti:
Ci sono i dipendenti dell´Alenia, di Irisbus, Termini Imerese, ci sono quelli delle Poste, di Fincantieri e di una miriade di altre aziende. Rischiano tutti di restare scoperti, senza busta paga e senza assegno previdenziale per diversi mesi se non addirittura anni (fino a sei). Sono tutti coinvolti in accordi aziendali o in intese individuali che prevedevano l´uscita “morbida” dal lavoro per avviarsi verso la pensione e che ora – con le novità introdotte dalla riforma Fornero sull´età pensionabile – sono rimasti al palo. Il decreto Milleproroghe, appena approvato dalla Camera, prevede che dalla nuova tagliola sulla previdenza siano esclusi solo i dipendenti che hanno «risolto» il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011. Chi invece è in cassa integrazione, mobilità o quant´altro non rientra quindi nella categoria protetta. Per i sindacati si tratta di una vera emergenza sociale, cui si deve trovare soluzione nell´imminente passaggio del testo al Senato (l´iter inizia domani). La Cgil ha cominciato a tracciare un elenco delle tante aziende, oggetto di accordi i cui effetti definitivi sulla risoluzione del rapporto di lavoro si vedranno solo nei prossimi mesi o anni.
Un elenco parziale, assicura il sindacato:Definire una cifra totale, visto che si dovrebbe tenere conto anche d´intese raggiunte in mini-aziende o posizioni individuali, è forse impossibile: l´unica stima riguarda solo le medio-grandi aziende e già si parla di 70 mila lavoratori coinvolti. Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil denuncia il «drammatico limbo. Si deve trovare subito una soluzione per tutti i lavoratori in mobilità, per gli esodi, gli accordi individuali e collettivi. Lavoratori che per diversi motivi rischiano di rimanere senza lavoro, senza stipendio, senza pensione».
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