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domenica 27 gennaio 2013

Lettera degli esodati alla segreteria della Cgil

Sabato 26 Gennaio, 2013 - 10:34 da redazione
Lettera degli esodati alla segreteria della Cgil
Gli scriventi tutti ex lavoratori over 58 anni per chiedere alla Segretaria generale della CGIL ,di prendere atto della situazione venutasi a creare dalla riforma Fornero.
Firenze - Noi siamo lavoratori e lavoratrici non salvaguardati dalla riforma e perciò esclusi da ogni possibile accesso a quella che era la nostra meritata pensione che sarebbe stata da noi percepita con le vecchie regole entrò 1/2/3 anni dalla riforma. Siamo lavoratori con un minimo di 37 anni ed un massimo di 40 anni di contribuzione accreditata e pertanto abbiamo una media di versamenti inps di circa 400mila €. Abbiamo perso il lavoro prima della riforma e lo abbiamo perso a causa della crisi che le piccole, medie e grandi imprese si sono trovate ad affrontare e perciò hanno dovuto licenziare.

Siamo iscritti nelle liste di mobilità ma non la percepiamo L.236/93. Abbiamo un età che varia dai 58 anni ai 61 anni compiuti con una media bassa di scolarizzazione e siamo oltretuto lavoratori precoci. In gioventù abbiamo subito anche la perdita di anni di contribuzione a causa dell'usanza dei datori di lavoro che 40/41/42/43 anni fa solevano adoperare nei confronti dei giovani apprendisti.
Pertanto a causa della crisi che investe il paese ci troviamo nelle triste condizione di improbabile se non impossibile ricollocazione.

Molti sono al momento addirittura senza nessuna forma di reddito, avendo finito da tempo la disoccupazione o la mobilità .
Chiediamo pertanto di voler fare pressione e di mettere in atto tutte quelle forze che voi avete, affinché il prossimo governo sistemi questa macelleria sociale; oltretutto queste persone risultando al momento disoccupate incrementando in modo stabile e inderogabile, per le ragioni sopracitate, quella che si stima essere la percentuale piu alta della storia nella disoccupazione in Italia.

Sempre per ovvie ragioni queste persone si trovano nella condizione di dover accettare qualora gli si dovesse mai porre l'occasione qualsiasi tipo di lavoro, che si sa bene quale sia, ovvero nero, perché comunque qualcosa devono cercare di guadagnare altrimenti si troveranno come sta già accadendo ad alcuni, a dover andare a mangiare e a procurarsi vestiti e medicine alla Caritas.

Questo logicamente va ad incrementare quella che si definisce la piaga dell'evasione fiscale. Noi crediamo che questa condizione non sia possibile essere prorogata ancora. Siamo persone che hanno versato in anni e anni di duro lavoro centinaia di migliaia di euro, persone che hanno lavorato per la crescita di questo paese e che con il loro lavoro hanno permesso a molti di arricchirsi, persone che hanno lottato per i diritti civili e del lavoro e che a questa età si sono ritrovare senza il diritto al lavoro, senza il diritto alle sicurezze, senza il diritto alla loro strapagata pensione e oggi sono senza nessun tipo di reddito.

Teniamo a precisare che questi lavoratori sono già stati allontanati dalla pensione anni fa, dalle varie riforme, infatti molti per esempio i nati nel 52/53 solo per l'anno o due di differenza (ma chi solo per pochi mesi o giorni e addirittura per un secondo), sarebbero in pensione da anni. Senza contare che il danno economico che oramai c'è e se proseguirà potrà ammontare per queste persone da 100 a 300mila €.
Diversa invece è la condizione di chi si trova in mobilità o ha sottoscritto accordi in quanto con un trucco (leggi paletti ecc..) si è voluto mettere in discussione il diritto sancito dalla legge e valido in tutte le sedi legali,in quanto qualsiasi accordo privato o non è e rimarrà un accordo che stabilisce dei termini e degli obbiettivi chiari e non modificabili dopo da terzi.

Ancora peggio poi è la condizione di chi con fatica e sacrificio ha messo mano al propio portafoglio per pagare la contribuzione volontaria e che il diritto alla pensione gli possa essere negato dal fatto di aver lavorato anche per un breve periodo e a dir poco illegale in quanto è possibile ravvisare il reato di truffa aggravata ai danni del popolo. Noi pensiamo che questa non sia una vergogna ma un'onta indelebile sulla coscienze degli onorevoli deputati e senatori nonche dei ministri addetti alle istituzioni e ai magistrati della Corte Costituzionale ed in ultimo ma non ultimo del nostro capo dello stato.

Per finire:
 Si IMPONE in modo urgente ed immediato una risoluzione a questo gravissimo problema che sappiamo non possa disgiungersi dalla risoluzione del problema della mancanza del lavoro il primo dei principi fondamentali della nostra Costituzione, per garantire a noi ai nostri figli un futuro, ed è per questo che, concludendo, veniamo a chiedere alla dirigenza di questo sindacato di operare con ogni mezzo per la sua risoluzione.
Sportello MobilitatiEsodati, disoccupati over 50 – Camera del Lavoro Milano
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sabato 26 gennaio 2013

Fornero: "La mia riforma? Non so se funzionerà è una scommessa"

Fornero: "La mia riforma? Non so se funzionerà è una scommessa"
Dal governo dei tecnici a quello dei bookmaker: il ministro del Lavoro non sa se la riforma del Lavoro sarà efficace. E scoppia la polemica
- Ven, 25/01/2013
Il capolinea è ormai vicino, ma il tempo delle esternazioni non è ancora finito. Tutto iniziò con quella celebre lacrima versata - a favor di teleobiettivo - sulle pensioni e forse finirà con questa scommessa sulla riforma del lavoro.
Sì, perché, parola di Elsa Fornero, la riforma del lavoro è un salto nel buio e neppure lei, che l'ha fatta, sa se funzionerà. Sono aperte le puntate e la posta in gioco rischia di essere il nostro futuro. "Questa riforma è una scommessa. Io non ho elementi per dire se funzionerà. Io avevo il dovere di delineare un quadro", lo ha detto il ministro del Lavoro concludendo una lezione tenuta all'Università di Firenze. Solo chi prova a cambiare le cose rischia di sbagliare, ma la dichiarazione del ministro, oramai uscente, non è certo rassicurante. Forse, anche questa volta, è solo scivolata su una buccia di banana lessicale. E viene troppo facile dire che sul nostro lavoro è meglio non tirare in ballo scommesse e allibratori, come se fosse un libro di Bukowsky. Anche perché al momento, tra esodati e disoccupazione, sembra che le scommesse dei tecnici non siano andate a buon fine.
Una gaffe. Come quando consigliò ai giovani di essere meno choosy (schizzinosi) nella scelta di un posto di lavoro. Una frase che, detta nell'anno nero per l'occupazione giovanile, sembrò quantomeno fuoriluogo. Esattamente come è accaduto oggi. La polemica è stata immediata e bipartisan. "Al ministro Fornero possiamo già rispondere che non serve aspettare il futuro per capire che la sua riforma è un autentico fallimento.
D’altra parte, glielo avevamo detto a chiare lettere che avrebbe determinato il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato e, purtroppo, le statistiche di questi ultimi mesi ci danno ragione", ha attaccato il deputato del Pdl Beatrice Lorenzin. Le ha fatto eco l'onorevole Cesare Damiano, del Partito Democratico, che ha chiosato che dalle scommesse del ministro si ottengono drammi sociali. Davanti all'operato dei professori non ci rimane che incrociare le dita. Altro che governo dei professori, questo è il governo dei bookmaker.
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Sono 'salvi' gli esodati della Tamoil di Cremona

Sono 'salvi' gli esodati della Tamoil
sab 26 gennaio 2013
CREMONA - È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto per la salvaguardia di oltre 55mila esodati: potranno andare in pensione con le vecchie regole, antecedenti la riforma Fornero, e in quella platea, stando a quanto si è appreso «con ragionevole certezza» dopo le verifiche immediatamente compiute dagli uffici legali del colosso della raffinazione e dal Patronato Inca Cgil, rientrano anche i 55 lavoratori a rischio di Tamoil.
Si tratta del secondo decreto, il primo riguardava 65 mila persone. Il decreto firmato dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Elsa Fornero, di concerto con il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, è dello scorso 8 ottobre ed è stato registrato alla Corte dei Conti il 9 gennaio.
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Inps rende noti i dati Marche

Esodati, l'Inps rende noti i dati Marche Altri 550 lavoratori senza copertura
In precedenza erano più di mille senza tutela, il numero potrebbe crescere ancora con i successivi scaglioni della legge Fornero
Sabato 26 Gennaio 2013 - 11:12
Ultimo aggiornamento: 11:50
ANCONA Scoppia anche nelle Marche la bomba esodati e le prime proiezioni ufficiali ma parziali rese note dalla sede regionale dell'Inps rivelano un dato inquietante.Dal primo scaglione dei 65 mila ai quali il ministro Fornero ha offerto una scialuppa di salvataggio potrebbero restare fuori 553 marchigiani che contavano di andare presto in pensione. Si tratta per lo più di lavoratori che hanno sottoscritto accordi di mobilità validi dopo il 4 dicembre 2011 o che hanno firmato fuori dalle sedi di carattere governativo. In precedenza erano rimasti più di mille senza copertura e il numero potrebbe crescere ancora.

A rischiare il cartellino rosso ben 225 lavoratori della provincia di Ancona, che nei prossimi anni potrebbero trovarsi senza stipendio né pensione, mentre sono 93 i penalizzati dell'Ascolano, 36 quelli del Fermano, 102 del Maceratese e 97 della Provincia di Pesaro. Un esercito di dipendenti di piccole e medie imprese e interinali, ai quali il Parlamento, per il momento, non ha offerto un cappello sotto il quale ripararsi.

Numeri che con ogni probabilità saliranno, quando verranno valutate le posizioni di chi cercherà di rientrare nella seconda tranche dei 55 mila che potranno beneficiare della tutela ministeriale.
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INPS msg 1500: domande di penzione per potenziali 65.000


Direzione Centrale Pensioni
Direzione Centrale Sistemi Informativi e Tecnologici

Roma, 24-01-2013

Messaggio n. 1500

Allegati n.2

OGGETTO: Salvaguardia ai sensi dell’art. 24, commi 14 e 15, della Legge 22 dicembre 2011, n. 214 - Monitoraggio 65.000. Ulteriori istruzioni

In riferimento alla salvaguardia di cui all’oggetto, si fa seguito ai messaggi n. 13343 del 9 agosto 2012 e n. 13719 del 22 agosto 2012 al fine di fornire ulteriori istruzioni operative.

1.   Gestione delle domande di pensione presentate dai soggetti potenziali beneficiari della salvaguardia
In attesa del completamento delle attività di monitoraggio previste dal comma 15 dell’articolo 24 della legge n. 214 del 2011 e del prossimo inoltro ai soggetti interessati alla salvaguardia in argomento della comunicazione/invito a presentare le domande di pensione, le sedi avranno cura di non adottare provvedimenti di reiezione delle domande eventualmente già pervenute per l’accesso al trattamento pensionistico con decorrenza - in base ai requisiti precedenti alla Riforma Monti Fornero - nel primo quadrimestre 2013.

Pertanto, tali domande dovranno essere tenute in apposita evidenza, provvedendo a darne formale comunicazione agli interessati nei termini che seguono: “La sua domanda di pensione in salvaguardia verrà definita non appena saranno terminate le relative operazioni di monitoraggio”.

Quanto sopra dovrà riguardare soprattutto le domande di pensione di anzianità con decorrenza da febbraio 2013, al fine di evitare il posticipo della stessa, tenuto conto che il trattamento pensionistico in questione, in presenza dei requisiti legge, decorre dal 1° giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda.

I provvedimenti di reiezione adottati sino ad oggi dovranno essere riesaminati ed eventualmente annullati ove sussistano tutti i requisiti di legge per il diritto alla c.d. “salvaguardia”, con riconoscimento del diritto alla pensione sulla base dell’originaria domanda.

1.1       Nuovi prodotti Webdom per la gestione delle domande di pensione ai sensi della salvaguardia di cui alla legge 214/2011
Per individuare i soggetti ammessi al pensionamento in salvaguardia, sono stati istituiti prodotti Webdom relativi alle relative domande di pensione, creando due nuovi prodotti con le seguenti specifiche:
“Pensione di anzianità con Salvaguardia ex L. 214”
Gruppo: 0001 – Anzianità/Vecchiaia
Sottogruppo: 0001 – Pensione di anzianità
Tipo: 0XXX – Salvaguardia ex L. 214
“Pensione di vecchiaia con Salvaguardia ex L. 214”
Gruppo: 0001 – Anzianità/Vecchiaia
Sottogruppo: 0002 – Pensione di vecchiaia
Tipo: 0XXX – Salvaguardia ex L. 214
 
E’ prevista anche una ulteriore suddivisione (Tipologia della Richiesta) con i rispettivi seguenti quattro gruppi:
AAS - Anzianità (Automatica) Salvaguardia ex L. 214;
AMS - Anzianità (Manuale) Salvaguardia ex L. 214;
VAS - Vecchiaia (Automatica) Salvaguardia ex L. 214;
VMS - Vecchiaia (Manuale) Salvaguardia ex L. 214.
Prodotti Particolari.

Per i soggetti che accedono in salvaguardia ai seguenti trattamenti pensionistici:
- pensione di anzianità per le lavoratrici che accedono a tale trattamento in regime
sperimentale (articolo 1, comma9, della legge n. 243 del 2004)
- Pensione di vecchiaia nel sistema contributivo;
- Pensione di vecchiaia a seguito trasformazione assegno ordinario invalidità, dovrà essere utilizzato il SOLO campo Tipologia della Richiesta, che dovrà assumere gli stessi valori già indicati sopra.
 
I prodotti sono stati previsti anche per la procedura di trasmissione telematica della domanda di pensione da parte dei patronati (on-line e off-line) e per procedura di trasmissione telematica della domanda di pensione da parte del cittadino (on-line).
Per queste domande devono essere compilati gli stessi pannelli normalmente previsti per la pensione di anzianità o di vecchiaia."
I nuovi prodotti sono neutralizzati ai fini degli indicatori del Cruscotto direzionale collegati ai tempi soglia.
Con successivo messaggio verrà comunicata la disponibilità delle procedure di liquidazione.

2 Adempimenti per la definizione delle posizioni dei soggetti salvaguardati
Si interessano le Sedi ad indicare, nell’oggetto dell’e-mail di trasmissione alla casella istituzionale di posta elettronica salvaguardia65@inps.it, dei provvedimenti delle DTL, la gestione di iscrizione del soggetto cui si riferisce il provvedimento (ex INPDAP o ex IPOST).

Si rammenta altresì che i provvedimenti di accoglimento delle istanze presentate dai soggetti appartenenti alla categoria di cui all’art. 24, comma 14, lettera e) della legge n. 214 del 2011 (lavoratori esonerati dal servizio di cui all’art. 72, comma 1, del D.L. n. 122 del 2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 133 del 2008) iscritti alla Gestione ex Inpdap, devono essere inoltrati alla casella istituzionale di posta elettronica dctratpensuff1@inpdap.gov.it, come già precisato nel messaggio n. 13343 del 2012, punto 4.

3 Gestione delle posizioni relative ai lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria e ai lavoratori cessati in base ad accordi individuali o collettivi di incentivo all’esodo: lettere d), g) e h) dell’articolo 2, comma 1, del decreto interministeriale del 1° giugno 2012.
Si coglie inoltre l’occasione per rammentare che i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria in data anteriore al 4 dicembre 2011, per poter accedere alla salvaguardia, non devono essersi rioccupati successivamente all’autorizzazione alla prosecuzione volontaria, come precisato al punto 4 del messaggio n. 20600 del 13/12/2012.

Per quanto riguarda i lavoratori cessati in base ad accordi individuali o collettivi di incentivo all’esodo, si rende noto che il Ministero del Lavoro delle Politiche Sociali con nota prot. n.0071196 del 22.11.2012, indirizzata alla Direzioni Territoriali del Lavoro, ha precisato che le istanze presentate da detti lavoratori devono essere respinte qualora i medesimi “dichiarano di essere stati rioccupati successivamente alla data di risoluzione del rapporto di lavoro”.

Al riguardo, al fine di verificare la condizione di non rioccupazione dei lavoratori di che trattasi per l’accesso alla salvaguardia, si interessano le Sedi ad esaminare le posizioni degli interessati, presenti nel monitoraggio 65.000 e da processare con Unicarpe, anche con l’ausilio delle informazioni contenute nel Casellario degli attivi.

A tal fine, la procedura MONITORAGGIO65000 è stata implementata per consentire la visualizzazione dell’estratto conto integrato, cliccando sul codice fiscale del lavoratore. Inoltre, si pone il problema di alcuni lavoratori interessati alla salvaguardia in argomento che risultano iscritti presso Casse professionali o Enti privatizzati che prevedono, anche in assenza di svolgimento effettivo dell’attività professionale, il versamento obbligatorio di una “contribuzione minima” al fine di poter mantenere l’iscrizione all’albo/ente di appartenenza.

Per procedere ad una corretta lavorazione di tali posizioni, le Sedi avranno cura di acquisire dai soggetti interessati una dichiarazione sostitutiva di certificazione, ai sensi dell’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e successive modifiche ed integrazioni, con la quale si attesti sia l’obbligatorietà del versamento di contribuzione minima alla gestione di appartenenza, sia la circostanza che la contribuzione effettivamente versata non è collegata allo svolgimento di alcuna attività lavorativa.

Anche nelle suddette ipotesi, l’accertamento della veridicità delle dichiarazioni sostitutive presentate andrà effettuata con l’ulteriore ausilio del Casellario degli attivi, mediante la verifica della tipologia della contribuzione versata, ovvero se questa sia pari o superiore alla contribuzione minima obbligatoriamente dovuta e se sia presente contribuzione integrativa oppure riferibile a più fondi di contribuzione della medesima Cassa o Ente (es. Enpam).

Al riguardo, si fa presente che per le Casse professionali e gli enti privatizzati è previsto il versamento di una contribuzione legata al reddito professionale del soggetto iscritto. Per alcune Casse o Enti, tuttavia, è previsto il versamento di una contribuzione (generalmente denominata minima) non legata al reddito ne' all'esercizio della professione ma alla sola iscrizione all’Albo o al Ruolo.

Inoltre la maggior parte di dette Casse o Enti hanno contribuzione integrativa legata al volume di affari ai fini IVA, anche questa obbligatoria nel caso di esercizio di attività professionale.

La distinzione delle varie tipologie di contribuzione si evince dall’Estratto Conto Integrato (ECI) del Casellario dei Lavoratori Attivi, servizio disponibile al percorso: intranet; Processi;

Assicurato pensionato; Estratto Conto Integrato Casellario Lavoratori Attivi.

L’estratto, per facilitare la lettura del quale si allega un’apposita guida al presente messaggio (all. n.1 e n.2), si compone dei seguenti quadri:

-il quadro A che prevede l’esposizione dei periodi contributivi e/o dei volumi affari IVA;
-il quadro B dove sono inseriti gli importi dei contributi versati.

Solo per ENASARCO è presente il quadro C per l’indicazione dei contributi e dei mandatari. Si precisa ulteriormente che per l’ENPAM è prevista la sola contribuzione soggettiva che, tuttavia, può essere collegata a più fondi di gestione del medesimo Ente (quadro A dell’ECI). Per ENASARCO rileva il solo quadro C dell’ECI dove sono esposti i contributi e i mandatari degli agenti di commercio. La presenza nel quadro A di periodi con volume di affari IVA e/o sul quadro B di versamenti per contributi integrativi o aggiuntivi e/o di versamenti per contributi soggettivi in fondi diversi dal fondo generale, in particolare per ENPAM, e/o della contribuzione nel quadro C per il solo ENASARCO, è indice di attività lavorativa effettivamente svolta.

Il Direttore Generale
Nori

venerdì 25 gennaio 2013

Bersani: si parte da esodato e ammortizzatori sociali


Elezioni: Bersani, a posto con ammortizzatori e esodati?
No, si parte da li'
ultimo aggiornamento: 25 gennaio, ore 17:55
Roma, 25 gen. (Adnkronos) - "Nei prossimi mesi ci sara' un disagio profondo, popolare, cui bisogna dare soccorso. Siamo a posto con gli ammortizzatori sociali, gli sportelli sociali dei comuni, gli esodati, i disabili? No. Si parte da li', non si possono chiudere gli occhi neanche in campagna elettorale. Ci vuole speranza ma anche qualche parola di verita'". Lo ha detto Pierluigi Bersani nel corso del suo intervento alla Conferenza Cgil.
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Esodati alle porte delle nostre case

 Brescia e dintorni
Esodati alle porte delle nostre case
Quella della centinaia di migliaia di lavoratori rimasti senza tutela per la riforma varata dal ministro Fornero è una realtà che esiste anche nel Bresciano e che da qualche tempo ha scoperto che l’azione comune può produrre qualche risultato
Brescia. Chissà perché per arricchirsi il vocabolario della lingua italiana ha bisogno di situazionie di crisi. Se in occasione dell’alluvione in Valtellina il Paese ha fatto, purtroppo, la conoscenza con il verbo tracimare, da un anno a questa parte gli italiani possono parlare di esodati con cognizione di causa. Gli esodati sono lavoratori over 50 espulsi dal mercato dal lavoro e non ancora ammessi in pensione in conseguenza dell’innalzamento dell’età o dei requisiti per accedere al trattamento pensionistico. Più banalmente sono il primo prodotto di quella riforma del sistema pensionistico che nel dicembre 2011 il ministro Fornero presentò con tanto di lacrime agli occhi. Si parlò, allora, di riforma necessaria per adeguare l’Italia al resto dell’Europa e per ricalibrare il sistema sull’aumento dell’aspettativa di vita degli italiani. Nessuno pensava, commentando il pianto in diretta del Ministro del lavoro, che di lì a poche settimane si sarebbe rovesciato sui tavoli del governo, della politica e dei sindacati lo tsunami esodati. Un’onda di piena che è andata ingrossandosi mano a mano che il Paese ha preso coscienza che quello degli esodati non era un fenomeno che poteva interessare al massimo qualche migliaia di persone, ma era una vera e propria emergenza sociale se è vero che l’Inps, probabilmente la massima autorità in materia, ha stimato che oggi in Italia il popolo degli esodati possa essere di 390mila persone, anche se proprio nelle ultime ore quotidiani e televisoni hanno lanciato la notizia che ai numeri dell’Istituto nazionale della previdenza sociale potrebbero aggiungersene altri 150mila. Insomma, una bella gatta da pelare per il governo che dal mese di marzo dovrà prendere le redini del Paese.
Sugli esodati si è comunque giocata l’ennesima partita all’italiana. Perché gli esodati sono lavoratori, del pubblico e del privato, invitati (anche con la promessa di qualche aiuto economico) ad accettare l’uscita anzitempo dal ciclo lavorativo, con la promessa di un accompagnamento nel periodo di raggiungimento della sospirata pensione. Dalla sera alla mattina, per effetto della riforma Fornero, si sono visti cambiare le carte in tavola da una legge che, probabilmente per la prima volta in Italia, aveva immediato effetto retroattivo. Quella che era un’attesa di pochi mesi, per altro da affrontare con aiuti delle rispettive aziende, si è trasformata in un vero e proprio salto nel buio. Un’operazione alla cieca che non uno delle centinaia di migliaia (8000 quelli appurati nel Bresciano) avrebbe affrontato se avesse saputo delle intenzioni del ministro Fornero. E, come spesso capita nel nostro Paese, la rivendicazione di un diritto e di una legittima tutela, è stata trasformata, anche da chi aveva causato il danno, nella richiesta di un privilegio che lo Stato, alle prese con una crisi economica che avrebbe potuto essergli fatale, non poteva certo garantire. Di qui un balletto di numeri, risorse e disponibilità tra il governo e le parti sociali che solo in queste settimane pare destinato a soluzione. Nei giorni scorsi è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto che “pone in salvo” la prima tranche di 65mila esodati (anche se per l’esecutività del decreto si dovranno aspettare altri 60 giorni, ndr.). Altri 55mila saranno salvaguardati con il decreto per la spending review. Altri ancora, poco più di 10mila potranno approfittare della legge di stabilità del 2013. I “salvaguardati”, definizione degna del titolo di un romanzo di Primo Levi, saranno così poco più di 130mila, esattamente un terzo di quelli ufficialmente stimati dall’Inps. Non deve sorprendere che molti tra gli esodati che “son sospesi”, visto che il ministro Fornero ha annunciato che solo nei prossimi giorni l’Inps inizierà ad inviare le comunicazioni agli interessati, si sentano involontari protagonisti di una vera e propria roulette russa, perché una lettera di inserimento tra i salvaguardati giunta a un esodato significa giocoforza l’esclusione di altri due.
Fotografia
Una manifestazione di esodati
È vero che i 130mila sono stati individuati con particolari criteri (data dell’uscita dal lavoro, etc.), ma è altrettanto vero che tutti nutrono la speranza di rientrare nel numero. È forse una delle poche speranze che al popolo degli esodati è rimasta, insieme a quella che il futuro governo si faccia carico di un problema creato da quei tecnici che molto meglio dei politici dovevano conoscere la materia. Si sentono abbandonati, non sanno (o non hanno ancora individuato) a quale santo appellarsi, forse anche perché sino a pochi mesi fa erano una categoria sconosciuta. Solo da poco, anche a Brescia, si sono messi in rete, superando anche quella sorta di ingiustificata remora che li ha portati per lungo tempo a considerare la condizione di esodato un limite personale. Mettersi insieme, comprendere che quello subito è un vero e proprio torto e che quello che chiedono non è un diritto ma solo quanto garantito da una legge che, a loro insaputa, è stata cambiata dalla sera alla mattina, ha dato loro una nuova forza. Non hanno ancora scelto la strada di proteste eclatanti, di forti azioni dimostrative. Continuano a battere la strada del dialogo e del confronto, convinti come sono che l’errore commesso nei loro confronti è tanto evidente da richiedere una repentina correzione di rotta. Per ora, almeno a Brescia, hanno trovato la vicinanza del Vescovo e della Chiesa, che li hanno incoraggiati a proseguire nella loro legittima rivendicazione.
(Leggi) Scarica il PDF con il servizio completo.

 

Esodati, Cgil: numero noto da tempo, Fornero finge stupore

Economia
Esodati, Cgil: numero noto da tempo, Fornero finge stupore
- 23 gennaio 2013 - fonte ilVelino/AGV NEWS
“La vera notizia è che non c'è notizia: il numero degli esodati è oramai noto da tempo”. È quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, a proposito dell'articolo pubblicato oggi dal “Messaggero” aggiungendo, in merito alle affermazioni della titolare del dicastero del Lavoro, Elsa Fornero, che “il ministro dimostra, ancora una volta, di non aver ben compreso l'entità del disastro compiuto dal governo di cui fa parte, e continua a far finta di stupirsi dei numeri”. Secondo la dirigente sindacale, “si omette di ricordare che, a fronte della soluzione legislativa per la questione esodati, costruita negli scorsi mesi in Parlamento, fu proprio il governo ad opporre l'argomento del costo insostenibile, che ci pare venne calcolato più o meno su quei numeri”, pubblicati oggi da 'Il Messaggero'. Inoltre, prosegue Lamonica, “quando si è trattato di persone, i numeri sono stati tenuti 'bassi', proprio perché questo governo è stato molto distante dalla tragedia che ha investito i lavoratori e le lavoratrici interessate. Quando invece si è trattato di riparare agli errori 'tecnici' i numeri sono stati fatti lievitare oltremisura. Ora sarà bene che il tema non divenga oggetto di pura demagogia nella campagna elettorale - conclude -: il nuovo governo dovrà raccogliere questa brutta eredità e trovare una soluzione per tutti, come abbiamo sempre sostenuto”.
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