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domenica 10 settembre 2017

Rizzetto: estendere l'8^ salvaguardia

L'immagine può contenere: 8 persone, persone che sorridono, selfie e primo pianoPensioni, Rizzetto punta ad una estensione dell'ottava salvaguardia
Domenica, 10 Settembre 2017
Calendarizzata in Commissione Lavoro alla Camera la risposta del Ministero del Lavoro ad un ampliamento dell'ottava salvaguardia.Censire gli esodati esclusi dall'ottava salvaguardia pensionistica ed ampliare di conseguenza il perimetro di tutela. E' quanto chiede al Governo l'Onorevole Walter Rizzetto (ex M5S, ora passato al gruppo Fratelli d'Italia) in una interrogazione parlamentare presso la Commissione Lavoro della Camera calendarizzata per Giovedì prossimo (5-11470). "E' necessario conoscere il numero degli esodati esclusi dalla cosiddetta 8° salvaguardia, suddividendoli tra donne e uomini, poiché la loro decorrenza previdenziale matura in data successiva al 6 gennaio 2019 (al 6 gennaio 2018 per contratti a tempo determinato o lavoratori autorizzati ad effettuare versamenti volontari senza versamenti), a cui si perviene a causa del progressivo incremento dell'aspettativa di vita, particolarmente penalizzante per le donne e non previsto al momento in cui furono sottoscritti gli accordi di esodo o di mobilità" si legge nel testo dell'interrogazione.
"L'incremento dell'aspettativa di vita si basa su parametri previsionali e non reali, come peraltro dimostrano recenti dati che attestano invece un calo dell'aspettativa di vita. Il dato sulla consistenza numerica di detti lavoratori potrebbe essere individuato, tramite il codice fiscale, tra le domande non accolte dei lavoratori/trici sui report dell'Inps relativi alla 8° salvaguardia. "dalle domande non accolte vanno eliminate: quelle duplicate, tenendo solo le copie dei codici fiscali di chi ha beneficiato della ottava salvaguardia; i casi di diniego per coloro che non hanno contributi sufficienti; i casi di coloro che non sono «esodati», perché usciti dal lavoro dopo la «legge Fornero», cioè ove si verifichi la data di ultima contribuzione lavorativa dopo il 31 dicembre 2011 (se non preceduta da accordi in azienda o da periodi di cassa integrazione guadagni straordinaria, indennità di disoccupazione o altri ammortizzatori sociali).
L'interrogante chiede quindi se e quali iniziative il Ministro intenda adottare per individuare definitivamente il numero complessivo, tenendo conto delle considerazioni sopra citate, di:
a) «esodati» rimanenti aventi decorrenza pensionistica oltre il 6 gennaio 2019 (il 6 gennaio 2018 per contratti a tempo determinato o lavoratori autorizzati a versamenti volontari senza versamenti), in particolare le donne nate dopo il 31 luglio 1956 e i mobilitati con maturazione del diritto dopo i 36 mesi dal termine della mobilità;
b) lavoratori/lavoratrici ex postali;
c) esodati ex Alitalia – Linee aeree italiane e Alitalia – Compagnia aerea italiana.
In merito all'ottava salvaguardia si noti peraltro che l'Inps ha accolto, allo scorso 31 luglio 2017, circa 13 mila domande a fronte degli oltre 30mila posti a disposizione. Se maturasse la volontà politica sarebbe dunque possibile una ulteriore estensione delle disposizioni verso le platee escluse a causa ad esempio dello slittamento dei requisiti alla speranza di vita.
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martedì 29 agosto 2017

Accolte meno di 13.000 domande per 8^ salvaguardia

Esodati, Meno di 13mila le domande accolte per l'ottava salvaguardia
Si avvia verso la chiusura con un forte sottoutilizzo dei posti a disposizione l'ottava salvaguardia. Su oltre 30 mila posti meno della metà sono stati effettivamente utilizzati.Scritto da  Vittorio Spinelli
Viaggia verso la chiusura l'ottava salvaguardia pensionistica. L'ultimo report diffuso dall'Inps, contenente i dati aggiornati al 31 luglio 2017 (il quarto aggiornamento ), a fronte di un totale di 34.710 istanze pervenute sono state accolte ben 12.848 domande mentre il numero di quelle respinte è risultato pari 18.331. Confermato il trend che vede un altissimo numero di istanze respinte: più di una domanda su due è stata rigettata per mancanza dei requisiti (52%) mentre solo il 38% delle domande presentate è stato sino ad ora accolto. Si riduce complessivamente il numero di istanze ancora da esaminare: da 5.508 dell'ultimo report del 3 luglio a 3.531 al 31 luglio (il 10% circa delle istanze presentate). Entro la fine di Settembre l'esame delle istanze dovrebbe concludersi definitivamente. Sale, infine, leggermente il numero delle certificazioni già inviate agli interessati: dalle 5.815 certificazioni del 3 luglio si è passati a ben a6.122 al 31 luglio. 

La maggior parte delle istanze respinte, ben 8.821, ricade nel profilo di tutela dedicato ai lavoratori collocati in mobilità o nello speciale trattamento edile che raggiungono i requisiti pensionistici ante fornero entro 3 anni dal termine dal termine della mobilità o del TSE anche attraverso il versamento dei contributi volontari. Proprio su questo punto recentemente il sottosegretario al Welfare, Massimo Cassano, rispondendo ad una interrogazione Parlamentare in Commissione Lavoro alla Camera, ha precisato che i lavoratori in mobilità che hanno presentato domanda di certificazione per l'ottava salvaguardia e non anche domanda di autorizzazione ai versamenti volontari entro il 2 marzo 2017 potranno fruire comunque della salvaguardia pensionistica. Correggendo il tiro rispetto a quanto indicato nella circolare Inps 11/2017. L'istituto con successiva disposizione interna, ha precisato, infatti, alle proprie sedi che, nelle ipotesi in cui il lavoratore ha presentato nei termini domanda di ammissione alla ottava salvaguardia ma non ha inoltrato domanda di prosecuzione volontaria, tale ultima domanda dovrà intendersi implicitamente presentata all'atto della demanda di certificazione del diritto alla salvaguardia. Dunque quei lavoratori che non hanno prodotto l'istanza per la prosecuzione volontaria dell'assicurazione entro il 2 marzo 2017 dovranno prestare attenzione a che la propria istanza di salvaguardia non sia stata respinta o che sia riesaminata dall'Inps. 
In definitiva dalla lettura del rapporto è facile immaginare che anche questa salvaguardia si chiuderà con un sottoutilizzo delle risorse stanziate, una sponda ai Comitati degli Esodati che chiedono da tempo che i fondi residui siano reimpiegati per un ulteriore provvedimento avente tali finalità. 


Salvaguardia più vantaggiosa rispetto all'APE social

Si rammenta che la salvaguardia è più vantaggiosa rispetto agli altri strumenti di flessibilità previsti da quest'anno con la legge di Bilancio, in particolare l'Ape sociale. Con la salvaguardia è possibile, infatti, anticipare il pensionamento sfruttando i vecchi canali di uscita ante riforma Fornero (es. pensionamento con la quota 97,6 con un minimo di 61 anni e 7 mesi e 35 anni di contributi o con 40 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica più le finestre mobilisenza alcuna decurtazione o tetto sulla misura della pensione. L'APe sociale, la principale alternativa alla salvaguardia, prevede invece un tetto all'importo massimo concedibile che non può superare un valore lordo di 1.500 euro al mese e richiede il raggiungimento di un minimo di 63 anni. Dunque un lavoratore che soddisfi entrambe le condizioni ha tutto il vantaggio a pensionarsi con la salvaguardia piuttosto che con l'APE sociale. 
La difficoltà nell'accesso alla salvaguardia risiede nel fatto che il lavoratore deve trovarsi in alcune specifiche condizioni di tutela da verificare al 31 dicembre 2011 (qui i dettagli) data di introduzione della legge Fornero. Prevalentemente occorre risultare senza lavoro (o aver siglato accordi per la cessazione dal servizio) a tale data. Chi invece ha perso l'occupazione (ma solo a seguito di un licenziamento) dopo tale data deve volgere lo sguardo esclusivamente ai nuovi strumenti di flessibilità introdotti da quest'anno con la legge di bilancio (Ape sociale, Quota 41) che tutelano, peraltro, anche altre situazioni a differenza delle salvaguardie pensionistiche (come gli invalidi, i caregivers e gli addetti alle mansioni gravose o usuranti).

giovedì 24 agosto 2017

Gli esodati e la riforma pensioni

Riforma pensioni: Opzione donna, giovani ed età pensionabile, i temi della fase dueRiforma pensioni: Opzione donna, giovani ed età pensionabile, i temi della fase due
Riforma pensioni: riprendono i confronti tra sindacati e Governo in vista della fase due. Opzione donna, giovani ed età pensionabile gli argomenti sul tavolo del confronto.
E’ attesa a giorni la ripresa dei confronti tra sindacati e Governo sulla fase due della riforma delle pensioni.
Nonostante il viceministro dell’Economia Enrico Morando abbia annunciato che le nuove risorse ottenute grazie alla crescita del Pil non verranno reinvestite nella previdenza, essendoci stata da poco una riforma delle pensioni, sono ancora molti i punti su cui i sindacati aspettano una risposta dal Governo, anche a fronte dell’accordo siglato tra le parti lo scorso settembre.
La ripresa dei confronti, dopo la pausa estiva, si avrà il 30 agosto. I temi su cui le parti sociali insisteranno, chiedendo interventi da parte del Governo, sono diversi.
In ballo c’è ancora la proroga di Opzione donna, chiesta a gran voce dal Movimento Opzione donna, le pensioni dei giovani, gli esodati e l’aumento dell’età pensionabile.
Ecco quali saranno i principali temi che dovrebbero essere affrontati con la fase due della riforma delle pensioni.

Riforma pensioni: proroga Opzione donna, lavoratrici continuano la loro battaglia
Uno dei temi più caldi sul tavolo del confronto è sicuramente quello che riguarda la proroga di Opzione donna.
Il regime sperimentale, che consente la pensione anticipata delle donne al raggiungimento dei 57/58 anni di età e 35 anni di contributi, risulta ad oggi concluso al 31 dicembre 2015.
Nonostante le pressioni portate avanti dalle lavoratrici donne negli ultimi mesi, che hanno messo in luce le conseguenze positive che la proroga comporterebbe anche per le casse dello Stato, il Governo finora ha mostrato un atteggiamento di chiusura.
Sindacati e Governo discuteranno anche della possibilità di estendere la platea femminile dell’Ape sociale, creando in questo modo una forma di flessibilità in uscita a favore delle donne basata sul riconoscimento dei lavori di cura.
Ma questo, per la maggior parte delle lavoratrici, non basta. La proroga di Opzione donna resta la richiesta principale, che dovrà essere portata avanti dai sindacati, chiedendo conto al Governo dei residui di risorse risparmiate dai precedenti stanziamenti.

Riforma pensioni: giovani, età pensionabile ed esodati, tutti i temi di confronto
Oltre alla proroga di Opzione donna, i temi che dovranno essere affrontati da Governo e sindacati nei prossimi incontri che si terranno il 30 agosto e il primo e il 7 settembre, sono diversi.
Tra questi rientra la situazione degli esodati che non hanno avuto accesso alle tutele predisposte con le otto salvaguardie approvate finora dal Governo: i sindacati chiedono all’esecutivo un intervento che sia stavolta davvero risolutivo, non come l’ottava salvaguardia che ha lasciato fuori molti esodati.
Uno dei temi su cui i sindacati punteranno di più è quello riguardante le pensioni dei giovani che ricadono nel sistema contributivo: l’obiettivo è quello di ideare uno strumento, come ad esempio l’assegno di garanzia, che garantisca ai giovani una pensione minima essendo il sistema contributivo penalizzante per chi ha carriere professionali discontinue.
Tra gli obiettivi dei sindacati anche il blocco dell’aumento dell’età pensionabile: il Governo non sembra però deciso a rivedere il meccanismo della speranza di vita, e sembra sempre più probabile che, a partire dal prossimo 2019, l’età per andare in pensione venga portata a 67 anni.
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Al Film Festival di Grottammare il film L'Esodo

Il 28/08/2017 alle ore 21:30, in piazza Porto Salvo, Corso Italia presso il palazzo Fruscione a Villammare (SA), vicino a Sapri, al confine con la Calabria è prevista la proiezione del film L'ESODO.
Chiunque voglia partecipare si metta in contatto con claudio.ardizio@libero.it che segnalerà i telefoni dei partecipanti.
Tel. del film festival: 0973 / 365787 - 348 /9007128
La mail del regista Formisano è: farocinema@gmail.com
E' importante partecipare!
Il film racconta all'opinione pubblica la grande sofferenza subita da tutti gli esodati e consente di dire che ci sono ancora esodate/i esclusi/e dalle precedenti salvaguardie, Per i quali serve un ultimo provvedimento, definitivo.

Ecco il programma dei 4 giorni di Film Festival

Sul palco il 27 Agosto Giulio Scarpati da il via alla kermesse che, nella prima serata, offrirà anche la visione di un film girato in parte anche alla Certosa di Padula dal titolo “My Italy”, un viaggio tra arte e cinema che verrà presentato direttamente agli spettatori dal regista Bruno Colella.
Il 28 Agosto il Villammare Film Festival si animerà di sofferte riflessioni. Protagonista assoluta sarà l’attrice e conduttrice Daniela Poggi amata anche per l’impegno nel sociale. Al Festival porterà un’anteprima importante. Ad un passo dall’uscita nelle sale verrà proiettato, infatti, il film “L’Esodo” che trasferirà per la prima volta sul grande schermo il drammatico tema degli esodati. La Poggi interpreta Francesca, ispirandosi ad una storia vera di una donna costretta a dare una dignità alla sua vita e un futuro ai suoi affetti in estreme condizioni economiche.
A presentare il film con Daniela Poggi il 28 Agosto ci saranno anche il regista Ciro Formisano e le bellissime attrici Kiara Tomaselli e Emanuela Tittocchia
Il 29 agosto, come è abitudine, il Festival tornerà a rivolgere l’attenzione alle colonne sonore d’autore. Ospite sarà il premio Oscar Nicola Piovani con un programma da non perdere. Metterà in scena lo spettacolo “La musica è pericolosa”, un viaggio biografico-musicale nel percorso compiuto dal compositore e che lo ha portato a collaborare con De Andrè ma anche con grandi registi italiani e stranieri. Un’altra occasione unica sul territorio campano targata Villammare Film Festival per scoprire e ascoltare con nuovi arrangiamenti l’eterna opera di Piovani.
Il 30 agosto sarà poi il momento del gran finale per conoscere il vincitore della XVI edizione della gara tra corti. Tanti gli ospiti che animeranno la serata, il regista del film “AEffetto Domino” Fabio Massa, la bellissima Yuliya Mayarchuk, amata interprete di fiction tv, da R.I.S. – Delitti imperfetti a Distretto di Polizia, da Don Matteo a Il commissario Montalbano, e reduce dal successo de “La Porta Rossa”; l’attrice Cristina Donadio , spesso interprete per Pappi Corsicato e personaggio femminile di ferro in Gomorra – La serie dove è Annalisa Magliocca, detta Scianèl, tenebrosa boss; infine, il mattatore Francesco Paolantoni , ideatore di mitici personaggi di Mai dire Goal, interprete di teatro, tv e cinema. La sua simpatia illuminerà la notte del 30 agosto.

sabato 12 agosto 2017

Cazzola: «I 67 anni sono solo uno spauracchio»

In pensione a 67 anni? La politica litiga Ma l’età effettiva è più bassa, 60,9 anni

Tante le via d’uscita per lasciare il lavoro in anticipo. I meccanismi di opzione donna e per gli esodati, gli «scivoli» aziendali. L’esperto Cazzola: «I 67 anni sono solo uno spauracchio». Ma anche la soglia «reale» si sta alzando
di Lorenzo Salvia
Ma, alla fine, in pensione a 67 anni ci andremo davvero oppure no? Ormai se ne discute da settimane: l’età in cui lasciare il lavoro dovrebbe salire di nuovo. E, salvo sorprese, arrivare nel 2019 a 67 anni. Ma forse quel numero che sta facendo discutere e anche litigare è più teorico che pratico.

L’età «effettiva» di uscitaAlmeno a scorrere le tabelle dell’Inps che ci dicono quando andiamo effettivamente in pensione. Non l’età prevista dalla legge, ma quella in cui materialmente salutiamo i colleghi e cominciamo a incassare l’assegno dell’Inps. Nei primi due mesi di quest’anno l’età media al momento del pensionamento di anzianità è stata di 60,9 anni. Molto più bassa rispetto a quanto previsto adesso dalla legge, e cioè 66 anni e sette mesi. Sono quasi sei anni in meno, non un dettaglio. Ed è probabile che una differenza simile ci sia anche in futuro, mano a mano che il traguardo verrà spostato in avanti. Perché?

Le vie di fuga possibiliSono diverse le via di fuga che consentono di anticipare il momento della pensione rispetto alla scadenza naturale. Quella per gli esodati, ad esempio. Sono i lavoratori che, dopo la riforma Fornero, rischiavano di rimanere senza stipendio e senza pensione. E che per questo possono andare via con i vecchi requisiti, quelli più generosi che c’erano prima della stessa riforma Fornero. Ci sono poi i prepensionamenti, che consentono l’uscita anticipata a certe condizioni. E meccanismi come opzione donna, che ha mandato a casa prima del previsto le donne che hanno accettato un assegno più basso, cioè ricalcolato con il sistema contributivo. Sono tutti meccanismi che rendono l’età media ed effettiva della pensione più bassa di quella teorica.

Le uscite anticipate che non lasciano tracciaE in realtà ce ne sono anche altri che restano fuori dalle tabelle dell’Inps. Ad esempio gli scivoli, cioè gli accordi che fanno uscire il lavoratore prima della scadenza naturale in cambio di un incentivo all’esodo, cioè di una somma di denaro. Chi segue questo percorso tecnicamente non è subito in pensione, perché non incassa ancora l’assegno dell’Inps. Ma di fatto lo è, perché al lavoro non tornerà più e i soldi dello scivolo gli servono proprio come cuscinetto per arrivare alla pensione vera e propria.

I nuovi meccanismi in arrivoAlcune vie di fuga, come quella per gli esodati, sono in esaurimento. Ma è possibile che in futuro la differenza tra età effettiva ed età teorica diventi ancora più marcata. Nei prossimi mesi scatteranno una serie di nuovi meccanismi per l’uscita anticipata: l’Ape social, l’anticipo pensionistico fino a tre anni e sette mesi riservato alla categorie deboli come i disoccupati o chi ha un disabile a carico; l’Ape volontaria, che consentirà di uscire prima in cambio di un assegno più basso; e ancora le regole per i lavoratori precoci, quelli che hanno cominciato a lavorare prima dei 19 anni. Tutte strade che abbasseranno ancora di più il momento dell’uscita anche se, proprio come gli scivoli, non tutte saranno tracciabili nelle statistiche Inps. E allora?

I 67 anni solo uno spauracchio? Ma anche la soglia reale sta salendo
«La soglia dei 67 anni viene agitata come uno spauracchio» dice Giuliano Cazzola, grande esperto di previdenza dopo una vita da sindacalista, dirigente ministeriale e parlamentare. Perché uno spauracchio? «Perché si dà l’idea che prima di quell’età sarà impossibile andare in pensione e invece non è così». Resta il fatto che anche l’età effettiva della pensione si sta alzando: nel 2011 era in media di 58,8 anni, quasi due in meno rispetto a ora. La speranza di vita, alla quale è agganciata l’età pensionabile, si starà pure allungando. Ma la speranza di andare in pensione finisce per allontanarsi.
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venerdì 11 agosto 2017

Premi per il Film "L'esodo"

Risultati immagini per l'esodoCiro Formisano comunica...
Ecco link al video https://youtu.be/HL_jy3dqENk con la premiazione, dell'attrice Daniela Poggi, quale miglior interprete al festival del cinema di Santa Marinella.
Anche la miglior colonna sonora va a Roberto Ulino del film ESODO.
La proiezione del film ESODO dovrebbe uscire in tutte le sale italiane i giorni 8/9 novembre p.v.
Qui il Trailer v=80fcDYbsWj0
Condividete pure a tutti. Fatemi sapere. Un abbraccio   
Ciro Formisano

giovedì 20 luglio 2017

Cumulo pensionistico, come si vanifica una conquista di equità

Risultati immagini per huffpostCumulo pensionistico, come si vanifica una conquista di equità
17/07/2017

Claudio Visani Giornalista, scrittore, blogger.

Governo, Inps e Casse professionali uniti per vanificare la conquista di equità rappresentata dalla norma sul cumulo pensionistico gratuito, inserita nella legge di bilancio approvata dal Parlamento a fine 2016. Sembra questo il leitmotiv della serie di prese di posizione, iniziative e incontri sul tema, compreso quello previsto per oggi, lunedì 17 luglio, tra il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, e le Casse previdenziali dei professionisti; un vertice che dovrebbero precedere di poco l'annunciato decreto interpretativo del governo sulla materia.

"Fatta la legge trovato l'inganno", recita un vecchio detto italico. La legge è quella sul cumulo gratuito dei contributi previdenziali che dal 1 gennaio 2017 dovrebbe consentire a centinaia di migliaia di lavoratori che hanno avuto carriere lavorative spezzettate con versamenti a enti diversi (Inps e Casse autonome, gestioni principali e gestioni separate) di poter cumulare tutti i periodi al fine della maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia o anticipata (ex anzianità). È una legge giusta e sacrosanta, che in teoria dovrebbe permettere di cancellare la vergognosa norma sulle ricongiunzioni onerose dei contributi introdotta dal governo Berlusconi nel 2010 che per 6 anni ha costretto chi aveva versato a enti diversi a doversi ripagare i contributi, spesso al quadrato e con cifre da capogiro, per poter conquistare il diritto alla pensione. Una vera e propria norma estorsiva di Stato, definita dall'ex ministro del lavoro Cesare Damiano, ora presidente della Commissione lavoro della Camera, "un delitto contro la persona".

L'inganno è quello portato avanti sottotraccia e mai in modo esplicito dalle casse professionali autonome (ingegneri, architetti, commercialisti, medici, veterinari, avvocati, ragionieri, geometri, geologi, psicologi, consulenti del lavoro, giornalisti), che prima hanno ostacolato in ogni modo l'introduzione della norma sul cumulo gratuito, poi, con l'assist di una discutibile circolare Inps, hanno sostenuto che si può applicare solo con i criteri peggiorativi della legge Fornero (42 anni e 10 mesi di contributi per avere diritto alla pensione anticipata, oppure 66 anni e 7 mesi per poter accedere a quella di vecchiaia) e non con quelli più vantaggiosi riservati ai propri professionisti iscritti (per i giornalisti, ad esempio, il regolamento dell'Inpgi prevede dal 2017 come requisito minimo 38 anni di contributi e 62 di età). Laddove invece i criteri sono peggiori rispetto alla Fornero (ad esempio l'età pensionabile più alta dei 66 anni e 7 mesi), le regole delle Casse valgono.

Paradossi italiani sulla pelle dei pensionandi. L'autonomia delle casse professionali e i diritti degli iscritti vanificati dagli interessi di bilancio. Tanto che si è cominciato a fare circolare stime disastrose del presunto effetto cumulo sui conti delle singole casse autonome, dovuto al maggior numero di pensioni che gli enti dovranno erogare nel breve-medio periodo e al minor gettito delle ricongiunzioni onerose, che sono state in questi anni la gallina dalle uova d'oro degli enti privatizzati.

Dicono - le casse - che il governo ha sbagliato i conti, che per il 2017 la copertura finanziaria per l'applicazione del cumulo è di appena 100 milioni di euro a fronte di un "buco" previsto di due miliardi di euro. Solo per l'Inarcassa degli ingegneri e degli architetti, il maggior esborso dovuto all'uscita lavorativa anticipata di 65-66mila professionisti sarebbe di 550 milioni di euro. Aggiungono che quel "buco" lo deve coprire lo Stato, pena il default degli Enti privatizzati. Parlano di "bomba a orologeria", di un "dossier riservato" tenuto "sotto traccia" dal governo. E arrivano a insinuare che, dal momento che le risorse statali non ci sono, si sarebbe alla "disperata ricerca di un cavillo" per far saltare o comunque per rendere inapplicabile la norma sul cumulo gratuito.

Questa sarebbe la ragione per cui, finora, solo l'Inps si sia esposta con una circolare applicativa, in attesa di un intervento dei Ministeri del Lavoro e dell'Economia che disciplini la materia sull'applicazione del cumulo per i liberi professionisti. Un'interrogazione sul tema del senatore Giorgio Pagliari (Pd) è in attesa da mesi di una risposta. Nei giorni scorsi ne è stata presentata un'altra dal senatore Giuseppe Marinello (Alternativa Popolare).

Ma l'onorevole Maria Luisa Gnecchi, vice di Damiano in Commissione lavoro e principale artefice della battaglia per cancellare le ricongiunzioni onerose ed estendere il cumulo gratuito a tutte le categorie, alle gestioni separate e anche alle pensioni di anzianità, dice che le casse stanno creando un allarmismo ingiustificato.

La storia del presunto buco nei conti è una idiozia ed è anche del tutto fuori luogo - dice -, questi sono enti privatizzati, perché mai dovrebbe essere lo Stato a dare le coperture finanziarie?. La verità - aggiunge - è che le Casse sono sempre state contrarie al cumulo e ora che c'è stanno cercando di rallentarne l'applicazione. Certo, c'è bisogno di una interpretazione del Ministero che chiarisca quali sono i criteri per l'accesso al cumulo dei professionisti, e penso che presto arriverà. Certo, le casse devono adeguare i propri regolamenti, chiarire quali sono i requisiti richiesti ai propri iscritti per andare in pensione col cumulo. Ma in attesa di una regolamentazione complessiva basterebbe che ciascun ente erogasse la propria parte della pensione pro-quota al maturare dei rispettivi requisiti in vigore: quelli della Legge Fornero per gli iscritti all'Inps, quelli dei regolamenti delle diverse Casse autonome per i professionisti.

L'onorevole Gnecchi annuncia che si sta lavorando in Parlamento a una risoluzione per le Casse che non si adeguano. Ma è una posizione in controtendenza rispetto alle mosse del governo e degli istituti previdenziali. Mentre centinaia di migliaia di lavoratori che avevano accolto con un grande sospiro di sollievo la conquista di equità del cumulo, restano sulla graticola.
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domenica 16 luglio 2017

Sacconi: riforma Fornero costata 20 miliardi di euro

Pensioni news, riforma Fornero costata 20 miliardi di euro. Ecco cosa ha detto SacconiPensioni news: bisogna cambiare la Legge Fornero. Per Sacconi è costata fino ad oggi 20 miliardi di euro tra salvaguardie, Ape Social e altre misure di flessibilità.

Anna Maria D'Andrea 15 luglio 2017 · 

Pensioni news, riforma Fornero: per Maurizio Sacconi, ex Ministro del Lavoro, è da ripensare l’attuale sistema previdenziale perché dalla sua entrata in vigore ad oggi il Governo ha dovuto tirar fuori quasi 20 miliardi di euro per provvedimenti in deroga.
Si pensi alle salvaguardie degli esodati o alle recenti news sulle pensioni anticipate, l’Ape social e la Quote 41per i lavoratori precoci. Secondo le ultime notizie per Maurizio Sacconi durante la fase 2 della riforma pensioni è necessario rivedere profondamente quanto previsto attualmente dalla legge Fornero.
Secondo le ultime notizie pubblicate da Maurizio Sacconi sul blog www.amicimarcobiagi.com il sistema previdenziale disegnato dalla “riforma lacrime e sangue”, quella a firma Fornero, è fin tropo rigido e un sistema disegnato in questo modo penalizza le pensioni e lo Stato, costretto a deroghe puntuali - come l’Ape social, le salvaguardie degli esodati e la pensione anticipata per i precoci.
Sono stati spesi dallo Stato quasi 20 miliardi di euro e a scanso di ulteriori novità in tema previdenziale a pagarne le conseguenze saranno anche i giovani. Ecco quali sono le ultime news sulla riforma pensioni e cosa ha detto Sacconi sulle novità che bisognerà discutere in sede di trattativa
Pensioni news, riforma Fornero costata 20 miliardi di euro. Ecco cosa ha detto Sacconi
Le ultime news in tema di pensioni arrivano da un post pubblicato da Maurizio Sacconi per chiedere un appello al Governo: cambiare la riforma Fornero per introdurre un sistema pensionistico meno rigido.
20 miliardi di euro di flessibilità sono troppi per un Paese che, come testimoniato dalle ultime novità in tema di pensioni e dalle news sugli scarsi fondi per Ape social e pensione anticipata ai precoci, ha ben poche risorse in Bilancio da destinare alla previdenza.
Secondo le ultime news sulle pensioni la riforma, nella fase 2 della trattativa tra Governo e sindacati, si sta muovendo su questa linea, tra richiesta di proroga per l’Opzione donna e agevolazioni per i giovani. Inoltre quello che viene richiesto su più fronti è di inserire, tra le novità in materia di pensione con la prossima Legge di Bilancio 2018, incentivi alla previdenza complementare.
Ed è sulla stessa linea che si muove anche il pensiero di Sacconi: nelle novità della fase 2 della riforma pensioni è necessario disegnare un sistema previdenziale flessibile, dove il risparmio complementare abbia un ruolo maggiore e dove la pensione venga modulata sulla base delle esigenze di ciascuno.
E, riprendendo una delle news più scottanti degli ultimi giorni in tema di pensioni, il primo punto su cui intervenire per evitare che la riforma Fornero faccia altri danni è un rallentamento dell’aumento per l’età pensionabile.
Pensioni news, ecco cosa ha detto Sacconi sulla riforma Fornero
Un quadro chiaro di quali sono le opinioni politiche e le news in tema pensioni riportiamo il post pubblicato da Maurizio Sacconi, ex Ministro del Lavoro, nel suo blog:
“Il ripensamento della riforma Fornero è ormai indispensabile tanto nella dimensione congiunturale dei lavoratori già adulti all’atto della sua approvazione, quanto in quella strutturale dei più giovani che avranno percorsi lavorativi discontinui, alternati anche a fasi meritevoli come procreazione, cura, formazione.
D’altronde la rigidità del suo impianto è stata dimostrata dai provvedimenti di deroga che nei soli ultimi tre anni hanno richiesto coperture per quasi 20 miliardi per cui il Governo non può rifiutare ora il confronto.
Fermo restando il vincolo della sostenibilità finanziaria, si tratta di ipotizzare nell’immediato un rallentamento dell’aumento dell’età di pensione e nella prossima legislatura una correzione del sistema affinché, grazie allo sviluppo dei due pilastri, diventi più flessibile tanto in termini di contribuzioni quanto di prestazioni.
Dovremo soprattutto incentivare fiscalmente e promuovere culturalmente il risparmio previdenziale e i versamenti volontari, sostenere i comportamenti socialmente meritevoli, rendere duttili, oltre una base minima, le età di pensione.
Il futuro modello di welfare dovrà essere personalizzabile, ovvero adattabile ai bisogni di ciascuna persona in ciascuna fase di vita.”
Articolo originale pubblicato su Money.it