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lunedì 20 maggio 2013

Ecco chi deve fare domanda entro il 21 maggio

Esodati: domanda entro il 21 Maggio 2013. Ecco chi la deve fare
Termina domani la possibilità di presentare domanda pensione per 55mila esodati. Chi sono
C’è tempo ancora fino a domani, martedì 21 maggio, per presentare domande all'Inps da parte degli esodati per ricevere la pensione. Nel caso in cui la domanda non venga presentata entro il termine prefissato si rischia di perdere ogni diritto a ricevere la pensione. Possono presentare domanda per la pensione coloro che appartengono alla seconda platea dei 55mila tutelati dal secondo decreto varato dell'ex governo Monti. In particolare, possono fare richiesta i 40.000 lavoratori che hanno fatto richiesta di mobilità o cassa integrazione entro il 2011; i 7.440 lavoratori che hanno ricevuto il consenso al versamento dei contributi volontari alla data del 4 dicembre 2011 e che matureranno i requisiti contributivi entro il 31 dicembre 2014; i 6.000 lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro in base ad accordi individuali o collettivi di incentivo all’esodo; e 1.600 lavoratori del Fondo solidarietà.
Bisognerà inoltrare la domanda alle Direzioni territoriali del lavoro (DTL) competenti, cioè a quelle della zona in cui è stato firmato l’accordo individuale o quella di residenza dell’esodato. Una volta ricevuta la domanda, presso la DTL vengono istituite commissioni specifiche che si occupano di esaminarla e sarà poi l’Inps a comunicare all’esodato l’accoglimento o meno della domanda, le cui tempistiche di esame e verifica non sono ancora note.
In caso di rifiuto della domanda, l’esodato può presentare un ricorso entro 30 giorni. Intanto, la questione esodati continua ad essere priorità del premier Enrico Letta che ha presentato il piano del nuovo governo facendo riferimento a “forme circoscritte di gradualizzazione del pensionamento, come l’accesso con 3-4 anni di anticipo e con una penalizzazione proporzionale”, il che significa adottare un sistema di incentivi e disincentivi simile a quello in vigore per le attuali pensioni anticipate.
Chi, per esempio, non ha ancora raggiunto la soglia anagrafica dei 62 anni ma decide comunque di andare in pensione, subirà un taglio dell'assegno maturato dell'1% per ogni anno che precede il compimento dei 62 anni e del 2% per ogni anno che precede invece il compimento dei 60.
Con questo meccanismo che regola le pensioni anticipate, potrebbe essere salvaguardata anche la platea dei lavoratori esodati, permettendo loro di mettersi a riposo con regole più elastiche. (Leggi)

Reimpiego esclusde la salvaguardia. Si attende il terzo decreto

Esodati, il reimpiego ha escluso dalla salvaguardia. Si attende il terzo decreto
È stato il divieto di reimpiego ad aver pesato in modo particola­re nell'ammissione al primo provvedimento di salvaguar­dia dalla riforma previdenziale. In base ai dati diffusi la scorsa settimana dall'Inps, le posizioni certifica­te sono complessivamente 62mila a fronte di 65mila posti disponibili. Il dettaglio dei numeri per le singole categorie di lavoratori, però, evidenzia come gli am­messi alla salvaguardia siano sensibilmente meno del previ­sto nel caso degli autorizzati al versamento volontario dei con­tributi e dei lavoratori cessati in base ad accordi individuali o collettivi di incentivi all'esodo (2 delle sette categorie di salvaguardati con il decreto dello scorso 1° Giugno).
Per i primi erano previsti 10.250 posti (su un bacino poten­ziale ipotizzato in 120-130mila persone), ma ne sono stati asse­gnati 7.960. Per i secondi il con­tingente era di 6.890 ma sono state certificate 3.888 posizioni. In entrambi casi per accedere al­la salvaguardia era necessario non aver ripreso attività lavora­tiva dopo l'esodo o l'autorizza­zione alla contribuzione volon­taria. In effetti, la stessa Inps, nella recente circolare 76/2013 ha affermato che per tali categorie la ripresa dell'attività lavorativa è stata una del­le cause più frequenti di esclu­sione dalla platea dei potenziali beneficiari. Per avere un'idea della "sele­zione" che è stata compiuta in fase di verifica dei requisiti, si deve considerare che le direzio­ni territoriali del lavoro hanno ricevuto 18.701 istanze a fronte dei 6.890 posti disponibili per i "cessati", mentre gli ammessi sono 3.888.
Va precisato, però, che nel dettaglio fornito la settimana scorsa dall'istituto di previdenza le cer­tificazioni effettive sono 59.050 e ne restano 2.950 da definire e assegnare ai rispettivi contin­genti. Poiché è probabile che gran parte di tali 2.950 posizioni riguardino gli esodati postali per cui le operazioni di verifica sono sostanzialmente iniziate solo a marzo di quest'anno, il contingente potrebbe essere completato nei prossimi giorni.
Attesa per il terzo decreto - Tuttavia gli esclusi non pos­sono rientrare nel secondo provvedimento di salvaguar­dia (55mila), in quanto anch'esso preve­de il divieto di reimpiego. Le lo­ro domande, come precisato dall'Inps, saranno riesaminate solo nell'ambito del terzo provvedi­mento, dove il ritorno al lavoro è consentito seppur con limita­zioni (sono previsti 1.590 posti per i contributori volontari e 5.130 per i cessati). In tale pro­spettiva, però, i comitati di eso­dati già ora chiedono che venga­no "riallocati" nella terza salva­guardia i 3mila posti non utiliz­zati nella prima (65.000-62.000).
Con la circolare 76/2013 l'Inps ha anche fornito indica­zioni per un altro gruppo di la­voratori che non erano rimasti esclusi. Si tratta di persone in mobilità ordinaria per le quali l'applica­zione della speranza di vita all'età pensionabile determina l'esclusione dalla salvaguardia in quanto perfezioneranno i re­quisiti richiesti oltre il termine della mobilità stessa. Per queste per­sone (stimate in 600 unità) si provvederà con un allungamen­to della mobilità a carico del Fondo per l'occupazione e la formazione.
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domenica 19 maggio 2013

Per 55.000 ancora poche ore per istanza a DTl

Scade dopodomani, martedì 21 maggio, il termine di presentazione domande all'Inps
La circolare Inps chiarisce che "per l'accesso al beneficio della salvaguardia dei 55.000, anche se già in possesso di un provvedimento di accoglimento da parte delle Direzioni Territoriali del Lavoro devono presentare istanza entro il 21 maggio alla Direzioni stesse". 
Una volta ricevuta la domanda, la commissione istituita persso la DTL la esamina. In caso di rifiuto, si può presentare un ricorso entro 30 giorni.

Giovannini convoca le parti sociali

 ( Foto: AFP)Giovannini convoca per mercoledi le parti sociali
Monitoraggio su riforma Fornero e politiche giovanili
Milano, 18 mag. (TMNews) - Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha convocato per mercoledì prossimo le parti sociali per un "monitoraggio sulla riforma Fornero del mercato del lavoro e delle politiche giovanili". L'appuntamento, secondo quanto si apprende, è per le 16 al Ministero di via Veneto: al tavolo Cgil, Cisl, Uil e Ugl assieme alle associazioni industriali, Confindustria, Abi, Ania, Rete Imprese Italia, Confcommercio e Confcooperative.
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Santanche': legge elettorale dopo misure anti crisi e riforme

Legge elettorale: Santanche', viene dopo misure anti crisi e riforme
ultimo aggiornamento: 18 maggio
Roma, 18 mag. (Adnkronos) - "La gente non campa di pane e legge elettorale. Dobbiamo essere onesti. Prima e' necessario rimettere in moto il sistema Italia, fare ripartire l'economia, ridare speranza a famiglie e imprese sanando la questione esodati e mettendo risorse nella cig. Solo allora si puo'parlare di legge elettorale. E a mio parere dopo aver deciso il percorso di riforma dello forma dello Stato". Lo dichiara Daniela Santanche' del Pdl.
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Riceviamo da Marialuisa On. Gnecchi e pubblichiamo

Da: Marialuisa On. Gnecchi/cameradep/IT
Data: 18/05/2013 07.57
Oggetto:
- 5103 corretta e ripresentata x salvaguradati
proposta di legge sulla flessibilità 62/70 

continuano ad arrivare email con la richiesta dei testi sia della 5103 corretta e ripresentata sia sulla flessibilità 62/70, mi sembra utile che abbiate i testi, visto che non sono ancora visisbili nel sito della Camera, si tratta di 2 proposte diverse, una è nel solco delle salvaguardie, l'altra è per tutti coloro che ancora per la crisi si sono ritrovati senza lavoro dopo il gennaio 2012 e per chi è al lavoro, è ripristinare una possibilità di uscita, ci tengo molto a sottolineare che noi proponiamo i 41 anni per uomini e donne senza aspettativa di vita, senza finestra, slegata dall'età anagrafica, si tratta ovviamente di proposte di legge, tutti sappiamo cosa vuol dire trattare con la ragioneria, ma questi sono i 2 percorsi che vogliamo seguire.
Cordiali saluti luisa gnecchi
-----Inoltrato da Marialuisa On. Gnecchi/cameradep/IT il 17/05/2013 23.24 -----

Da: Marialuisa On. Gnecchi/cameradep/IT
Data: 13/04/2013 20.41
Oggetto: 5103 corretta e ripresentata   

molti stanno scrivendo per avere il testo della 5103 ripresentata, nel sito della Camera non c'è, abbiamo ancora il problema della copertura, come ben sapete noi pensiamo che i calcoli che la Ragioneria di Stato ha fatto in termini di risparmi nell' AC 4829, come arrivato alla Camera, non sono compatibili con le coperture che ci sono già state richieste per i 130000 salvaguardati. Vogliamo che sui conti ci sia un chiarimento, noi vogliamo che si possa realmente trovare una soluzione al dramma che si è creato.
Nell'attuale riproposizione della proposta di legge abbiamo mantenuto la stessa copertura, ben sapendo che ci verrà contestata, ma vogliamo che tutti coloro che continuano a dire che si deve risolvere il problema degli esodati lo dimostrino e quindi che si concordi la copertura da trovare.
Voglio anche precisare che questa proposta non è quello che noi avremmo voluto fare se fossimo andati al Governo, perchè siamo assolutamente convinti che si sarebbe dovuto rivedere tutto, perchè la crisi continua, i licenziamenti, i fallimenti, la cig, la mobilità sono in aumento, quindi si dovrebbe ripensare tutto, si dovrebbe ripristinare una reale gradualit à di uscita.
Per le donne i 5 anni della legislatura scorsa sono stati una penalizzazione insopportabile sia nel settore pubblico che in quello privato e azzerare anche i 5 anni di differenza tra uomini e donne per la pensione di vecchiaia senza aver previsto niente di compensativo è uno sbaglio e non tiene conto di tutte le discriminazioni subite dalle donne nella propria vita lavorativa, in questa proposta manca ancora tutta questa riflessione.
Per i lavoratori autonomi e le lavoratrici autonome non c'è nulla, ma anche gli autonomi stanno soffrendo la crisi.
Quindi voglio veramente che sia chiaro che questa proposta è fondamentale per ribadire che si deve riprendere la discussione e che tutti coloro che almeno sugli esodati hanno fatto grandi promesse devono dimostrare la loro volontà, questa NON è la proposta di soluzione di tutti i problemi, è riaprire la discussione.
Le parti importanti, ma non ancora sufficienti rispetto a tutti i danni della manovra Monti/Fornero :
1) eliminare sia la finestra che l'aspettativa di vita, quindi maturazione dei requisiti e non decorrenza del trattamento (questo è fondamentale anche per l'opzione donna, superare la circolare restrittiva dell'inps e tornare a giustizia, quindi maturazione del requisito entro il 31.12.2015) ;
2) la risoluzione del rapporto di lavoro vale per tutti, quindi anche licenziati, senza accordo, senza ammortizzatori sociali o esodo incentivato, CHE QUESTI LAVORATORI NON ABBIANO NESSUN TIPO DI SALVAGUARDIA E' LA COSA PIU' GRAVE E INGIUSTA CHE POTESSE ESISTERE, va assolutamente risolta e questa è la cosa più importante, che noi chiediamo dall'inizio ;
3) eliminare ogni riferimento ad attività lavorativa successiva alla sottoscrizione dell'accordo o all'autorizzazione alla volontaria ;
4) eliminare il requisito di un versamento volontario ante entrata in vigore del salvaItalia ;
5) correzione per i familiari dei disabili.
Come vedete non è tutto, già così i problemi saranno molti e la difficoltà di copertura impegnerà molto, aver previsto la costituzione del fondo nella legge di stabilità per poter andare avanti oltre il 2014 è importante, è almeno una strada aperta, ma bisogna eliminare le barriere che sono state introdotte sia dalla 214/2011, sia dai dm successivi, bisogna proseguire con le correzioni che abbiamo già conquistato per la riduzione del danno.
Non si prevede nulla per gli esoneri, perchè si deve trovare una strada di correzione amministrativa, perchè il loro esonero parte da una legge che deve essere rispettata e non devono essere le persone che hanno chiesto l'esonero dal servizio nei tempi previsti dalla legge a pagare la colpa delle amministrazioni, nè può una legge nazionale rendere automaticamente inefficaci leggi regionali, quindi si tratta di una situazione che si dovrà risolvere senza imporre ulteriori ricerche di coperture, visto che l'esonero era stato pensato da Brunetta come "risparmio" della pubblica amministrazione.
Solo se si riuscirà a fare un governo, più sensibile ai problemi veri di lavoratori e lavoratrici e non con forze che hanno già dimostrato di essere più favorevoli ai risparmi "rubando" fondi all'inps invece che far pagare chi ha di più, come si sarebbe potuto fare con una patrimoniale o con una lotta vera contro l'evasione fiscale, riusciremo ad intervenire positivamente sul sistema previdenziale.
Cordiali saluti luisa gnecchi


Proposta di legge

 XVII LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI
PROPOSTA DI LEGGE
Damiano, Baretta, Gnecchi.
Disposizioni per consentire la libertà di scelta nell’accesso dei lavoratori al trattamento pensionistico

Onorevoli Colleghi! -  La drammatica crisi economica che ha colpito il nostro Paese negli ultimi anni ha comportato il succedersi di una serie  di gravi crisi occupazionali e reso ancora più incerto il futuro di milioni di lavoratrici e lavoratori. Le sicurezze relative al proprio futuro pensionistico, che hanno accompagnato le generazioni precedenti, non esistono più. Molto spesso l’attività lavorativa delle persone è frammentata, intervallata da periodi di disoccupazione, solo nei migliori dei casi coperti da forme di ammortizzatori sociali.
Le manovre pensionistiche del quadriennio 2008-2011, spostando l’età di pensionamento molto in avanti e aumentando il numero di anni di contributi necessari per il raggiungimento della pensione, hanno acuito lo stato di insicurezza e instabilità delle persone.
La presente proposta di legge si pone l’obiettivo di ripristinare certezza nella possibilità di età di pensionamento effettivo di milioni di lavoratrici e lavoratori, restituendo loro quella serenità perduta nel corso degli ultimi anni, caratterizzati da un completo stravolgimento del sistema previdenziale.
Intendiamo, inoltre, garantire modalità omogenee di uscita dal mondo del lavoro a tutte le categorie di lavoratori, pubblici, privati e autonomi. Infatti, in un contesto di recessione cosi profondo e duraturo - che ha visto entrate in profonda difficoltà settori fino a pochi anni fa al riparo da ogni vento di crisi, quale il pubblico impiego, e che ha inferto colpi durissimi al mondo delle piccole imprese e del lavoro autonomo - riteniamo necessario prevedere forme di flessibilità di pensionamento, le quali, attraverso un sistema di penalizzazione e premialità in tema di assegno pensionistico, consenta alle lavoratrici e ai lavoratori di poter decidere, all’interno di un range  variabile tra i 62 e i 70 anni di età, il momento della cessazione dell’attività lavorativa.
Ciò contribuirà ad agevolare anche un ricambio generazionale, che le recenti riforme pensionistiche  hanno contribuito a disincentivare.
Il comma 1 del singolo articolo dispone che, dal 1 gennaio 2014, le lavoratrici e i lavoratori – pubblici, privati e autonomi –  tra i 62 e i 70 anni di età, che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e il cui importo dell’assegno, secondo l’ordinamento previdenziale di appartenenza, sia almeno pari a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, possano accedere a forme di pensionamento flessibile.
Il comma 2 prevede che la determinazione dell’importo della pensione si applichi considerando l’importo massimo conseguibile, secondo l’ordinamento previdenziale di appartenenza di ciascuno, al quale viene applicata una riduzione o maggiorazione a seconda che l’età di pensionamento sia inferiore o superiore ai 66 anni.   
Il comma 3 stabilisce che le disposizioni dei commi precedenti non si applichino, se meno favorevoli, ai soggetti impiegati nei cosiddetti lavori “usuranti”.  Inoltre per le lavoratrici e i lavoratori che abbiano maturato almeno  41 anni di anzianità contributiva è prevista la possibilità di pensionamento prescindendo dall’età anagrafica.
Il comma 4, infine, prescrive che, sino al 31 dicembre 2016, derogando dalla disciplina in materia, l’ incremento dell’età pensionistica dovuto all’allungamento della speranza di vita sia determinato nella misura di 3 mesi complessivi, 

PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1. A decorrere dal 1o gennaio 2014, le lavoratrici e i lavoratori che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni, possono accedere al pensionamento flessibile al compimento del requisito minimo di 62 anni di età fino al requisito massimo di 70 anni di età, purché l'importo dell'assegno, secondo i rispettivi ordinamenti previdenziali di appartenenza, sia almeno pari a 1,5 volte l’importo dell'assegno sociale.         
2.  Ai fini della determinazione dell'importo della pensione si calcola per ciascuna lavoratrice  o lavoratore l'importo massimo conseguibile a requisiti pieni secondo i rispettivi ordinamenti previdenziali di appartenenza, e a tale importo si applica la riduzione o la maggiorazione di cui alla tabella A allegata alla presente legge, in relazione all'età di pensionamento effettivo, al fine di conseguire l'invarianza dei costi tra i due sistemi.
3. Sono fatte salve, se più favorevoli, le disposizioni in materia di accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti di cui al decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, nonché le disposizioni in materia di esclusione dai limiti anagrafici per i lavoratori che hanno maturato il requisito di anzianità contributiva di almeno quarantuno anni. 
4. In via transitoria, sino al 31 dicembre 2016, l’adeguamento dei requisiti anagrafici di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita è determinato nella misura di tre mesi complessivi, in deroga alla disciplina prevista dall’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 201, n.78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni.
 
TABELLA A
(Articolo 1, comma 2)
ETA’ DI PENSIONAMENTO EFFETTIVO
PERCENTUALE DI RIDUZIONE/MAGGIORAZIONE
62
-8%
63
-6%
64
-4%
65
-2%
66
0
67
2%
68
4%
69
6%
70
8%

 

sabato 18 maggio 2013

Le ipotesi percorribili su esodati e pensione anticipata

Esodati e pensione anticipata: le ipotesi percorribili
In vista nuove tutele per gli esodati e cambiamenti alla riforma delle pensioni che privilegino le staffetta generazionale e scoraggino la pensione anticipata: ecco i piani del Governo. 
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Per tutelare gli esodati il Governo pensa a nuove misure – non immediate e non prima di aver stime precise sulla platea degli interessati – e per limitarne il numero mira a scoraggiare la pensione anticipata, introducendo nella Riforma Fornero elementi di flessibilità sull’età pensionabile e meccanismi del tipo staffetta generazionale. Si potrebbero riassumere così le linee guida illustrate a più riprese dal ministero del Lavoro, Enrico Giovannini (leggi qui).
Cerchiamo di fare il punto.
Esodati
Il problema riguarda chi è vicino all’età pensionabile (ma che per effetto della Riforma Fornero, non l’ha raggiunta) e chi rischia di trovarsi in analoga situazione nei prossimi anni. Innanzitutto bisogna «migliorare il sistema informativo»: davanti a stime più precise (attese dall’INPS la prossima settimana, su sollecito di Giovannini), il governo prenderà le sue decisioni.
Ma non si tratta di una cosa immediata: insomma, nessuna nuova salvaguardia in vista. Il punto, spiega Giovannini, non è soltanto «la tutela degli esodati, ma la transizione a un sistema pensionistico che, a causa della riforma, ha subito un brusco cambiamento».
Su 130mila lavoratori tutelati, ad oggi sono solo 7mila gli esodati che hanno ottenuto la pensione. Giovannini ha quindi fornito indicazioni sul completamento delle salvaguardie previste.
Per il primo decreto (scarica il testo), a fronte dei 65mila soggetti che dovevano essere salvaguardati, ne sono stati salvaguardati 62mila» (leggi chi sono). Ma «non significa che le risorse relative a questi ulteriori 3mila soggetti verranno perdute, perché i decreti successivi indicano chiaramente che le eventuali economie possono essere impiegate in essi».
Per il secondo decreto (scaricalo), «le imprese avrebbero dovuto comunicare entro il 31 marzo le liste dei soggetti che si prevede verranno licenziati (quindi perderanno il posto di lavoro) entro il 31 dicembre, ma in realtà non l’hanno fatto (leggi qui). Perché? Perché non c’è incertezza, anche dal punto di vista delle imprese, se questi soggetti effettivamente verranno espulsi dal sistema produttivo entro quest’anno, o se invece si andrà all’anno prossimo».
Pensioni
L’esecutivo pensa di rendere più flessibili le misure che consentono la pensione anticipata, continuando a consentirla ma sempre con decurtazione dell’assegno, e magari incentivare chi invece rimane al lavoro più a lungo.
La legge prevede per le donne con 35 anni di contributi e 57 anni di età la possibilità di ritirarsi ma calcolando la pensione con metodo contributivo (significa un assegno più basso di almeno il 30% rispetto al retributivo o misto). La riforma Fornero prevede anche un ritiro anticipato per uomini e donne prima dei 62 anni, ma con un prelievo dell’1-2% per ogni anno in meno rispetto all’età pensionabile. Per la pensione anticipata senza decurtazioni bisogna avere 42 anni e 5 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e cinque mesi per le donne (qui tutte le regole).
Il governo pensa poi di introdurre meccanismi di staffetta generazionale (vai al dettaglio): l’idea è quella di un part-time per i lavoratori vicini all’età pensionabile, che manterrebbero la contribuzione piena (a carico dell’ente previdenziale) mantenendo i requisiti pensionistici. Le aziende risparmierebbero ma dovrebbero in cambio assumere un giovane per ogni part-time di un lavoratore anziano, per esempio in apprendistato o a tempo indeterminato.
Sono strumenti già in uso e previsti in parte dalla riforma del Lavoro (leggi qui). La misura va comunque studiata, e probabilmente anche discussa con le parti sociali, per capire se e quali potrebbero essere le resistenze (sindacali e imprenditoriali).
(Leggi)