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lunedì 22 settembre 2014

Pensioni, zero tracce nel Jobs Act




Welfare 19 settembre 2014, 11:06 
pensioniPensioni, zero tracce nel Jobs Act.
Nuove promesse ai Quota 96
Approvate le novità nel welfare, ma i requisiti non cambiano
Mentre si discute di tutele dei lavoratori e dell’articolo 18, che potrebbe essere congelato nel Jobs Act per i primi tre anni di contratto, rimane in sospesa la questione delle pensioni. Al suo interno, non solo il tema dei requisiti sempre più ardui da raggiungere, ma anche l’irrisolto nodo dei Quota 96 e gli esodati ancora in attesa di salvaguardia.
Nonostante la parte attualmente in discussione del Jobs Act si concentri in particolare sul welfare, così come programmato già in primavera, sembra che il tema delle pensioni sia stato ancora rinviato a data  da destinarsi. Il disegno di legge attualmente in discussione in Senato, infatti, prevede deleghe importanti per il governo in fatto di ammortizzatori sociali e misure per il contrasto alle marginalità, ma non si parla di ridurre l’età pensionabile, né di rivedere ik requisiti attualmente in vigore.
Del resto, lo aveva confermato nelle settimane scorse il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, affermando che nessuna revisione della legge Fornero sulle pensioni sarebbe in programma nel breve periodo. Restano, però, due incognite. Da una parte, infatti, lo stesso successore di Enrico Giovannini aveva confermato come la materia pensionistica sarebbe stata al centro dell’azione di governo nella seconda parte dell’anno; dall’altra, la vertenza aperta dei Quota 96, i quali erano arrivati a un passo dal pensionamento in deroga alla riforma entrata in vigore a inizio 2012.
Quota 96 rassegnati?
Mentre sono ricominciate le scuole, i docenti Quota 96, nel frattempo diventati Quota 101 o 103, hanno ripreso le lezioni, per l’ennesimo anno di lavoro in aula, dopo un’estate di vane speranze alimentate dall’emendamento in riforma della Pubblica amministrazione che avrebbe dovuto assicurare a 4mila insegnanti e dipendenti Ata il ritiro dal primo settembre.
Ora ad alimentare nuove speranze in seno ai Quota 96 è la senatrice del Partito democratico Laura Puppato che riconosce come “La pagina dei Quota 96 sia molto brutta nella storia dei rapporti governo-Parlamento. Onestamente non so quando lo risolveremo, vorrei dire presto ma pensavamo allo stesso modo di farcela questa estate e non è stato possibile”.
Il dilemma, come noto, è sempre quello delle coperture: per mandare in pensione i Quota 96 servono 400 milioni di euro in 4 anni che, però, dal prossimo anno potrebbero scendere sensibilmente: forse, allora, la previsione dell’addio alla cattedra arriverà in legge di stabilità 2015? La risposta non tarderà ad arrivare, anche se i Quota 96 hanno ormai esaurito le speranze.
(Leggi)
 

INPS chiarisca su pagamento Buonuscita esodati

Esodati, Inps chiarisca il termine di pagamento della buonuscita
Scritto da 
L'Inps sta inviando le lettere che autorizzano il pensionamento con i requisiti ante 2012 nei confronti di quei lavoratori che nel corso del 2011 hanno fruito della legge 104/1992Ancora non risulta chiaro il termine di pagamento della buonuscita per i lavoratori del pubblico impiego beneficiari delle disposizioni di salvaguardia di cui al decreto legge 102/2013. Il provvedimento, come si ricorderà, ha ampliato di 2.500 unità la platea dei lavoratori salvaguardati dalle nuove regole in favore di coloro che risultavano in congedo ai sensi dell'articolo 42, comma 5, del Dlgs 151/2001 (noto anche come congedo straordinario biennale) o fruitori di permessi ai sensi dell'articolo 33, comma 3, della legge 104/1992 nel corso del 2011. Ulteriore condizione riguarda la decorrenza della pensione che deve collocarsi entro il 6 gennaio 2015.
Ad oggi circa 1500 posizioni sono state certificate e gli interessati stanno ricevendo la comunicazione ufficiale che gli consentirà di accedere alla pensione con le previgenti regole pensionistiche.

Molti lettori di Pensioni Oggi lamentano tuttavia l'impossibilità di conoscere con precisione la data entro cui sarà posta in pagamento l'indennità di buonuscita. Le regole in realtà dovrebbero essere quelle indicate nella Circolare Inps 73/2014. E cioè nei casi di dimissioni volontarie il pagamento avverrà non prima di 24 mesi mentre nei casi di risoluzione da parte della pubblica amministrazione per raggiungimento del limite ordinamentale (65 anni) o dei requisiti per la pensione anticipata i termini vengono accorciati a 12 mesi. Scaduti questi termini, l’istituto ha l'onere di porre in pagamento la prestazione entro 3 mesi (quindi il termine di pagamento è pari a 27 o 15 mesi) pena il pagamento degli interessi.
Per importi superiori a 50mila euro ma inferiori a 100mila euro il pagamento sarà frazionato secondo quanto previsto dalla legge 147/2013. L'erogazione avverrà in due rate di cui la prima erogata con i termini sopra citati e la seconda trascorsi ulteriori 12 mesi. Se la prestazione dovesse risultare superiore a 100mila euro, l'erogazione avverrà in tre rate con l'ultima rata pagata dopo ulteriori 12 mesi dalla seconda erogazione.
Si ritiene, peraltro, che i dipendenti che grazie alla salvaguardia riescano a conseguire un diritto a pensione entro il 2013 i frazionamenti di 50mila e 100mila siano portati rispettivamente a 90mila e 150mila euro. Una precisazione sul punto da parte dell'Istituto nazionale di Previdenza sarebbe tuttavia utile a chiarire la vicenda.

domenica 21 settembre 2014

Opzione donna. C'è un comitato

Ci è stato chiesto di far conoscere questo comitato. 
Pensione anticipata,opzione donna: news 2015?Lo facciamo volentieri anche perché questo argomento in passato è stato oggetto di discussioni da parte dei lettori del nostro Blog.
Buongiorno
Vi pregherei di pubblicare, se possibile urgentemente, la seguente ns.
Trattasi di una richiesta di PREADESIONE PER RICORSO COLLETTIVO avverso le Circolari INPS 35 e 37 del marzo 2012 che impediscono a molte donne, lavoratrici dipendenti e/o lavoratrici autonome e/o disoccupate senza possibilità di trovare nuova occupazione,  di poter accedere alla pensione con la cosidetta OPZIONE DONNA - pensione che viene calcolata interamente con il sistema contributivo.
E' stato pertanto costituito il COMITATO OPZIONE DONNA, si trova su Facebook. Al momento le preadesioni ammontano a 103 Donne, ma siamo sicure che stante i  numeri INPS che parlano di 6000 Donne "fuori" causa loro Circolari, potremmo essere di più nel Ricorso.
Grazie per la collaborazione.
Cordiali saluti
A nome del COMITATO OPZIONE DONNA - Znasi Adria

PREADESIONE RICORSO COLLETTIVO
da COMITATO OPZIONE DONNA  (SU FACEBOOK)
Care amiche, come vi avevo anticipato, possiamo attivare un ricorso collettivo avverso le circolari INPS n 35 e 37 del marzo 2012, per eliminare le parti che introducono la aspettativa di vita ( 3 mesi ) e la finestra di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e di 18 mesi per le lavoratrici autonome, con ciò escludendo chi , pur maturando i requisiti stabiliti dalla legge entro il 31.12.2015, causa l’una o l’altra circolare, si trova esclusa .
Quindi il ricorso riguarda questo aspetto trasversale che interessa tutte e può essere collettivo . Non è necessario avere già una risposta negativa dell’INPS ( molte di noi, oggi,   non hanno ancora maturato i requisiti previsti dalla legge o di età o di contributi ) MA  noi abbiamo comunque un interesse a che la questione si risolva per poter accedere a questa tipologia di pensionamento prevista dall’art .1 comma 9 della legge 243 /2004 salvata dalla riforma Fornero.
IPOTESI RICORSO COLLETTIVO :
- presenza di un cospicuo numero di ricorrenti , quindi almeno 50 rappresentano una base minima per poter procedere; (al momento abbiamo già raggiunto le 103 adesioni)
- interesse comune e ugale per tutte,
- due studi legali : uno amministrativista ed uno giuslavorista per coprire i diversi aspetti della problematica ;
- spesa indicativa 100/300 euro in relazione alle adesioni, ma ovviamente più siamo meno si spende;
- si parte subito con diffida all’INPS ,
- pubblicità e diffusione del ricorso collettivo a livello nazionale.
A questo punto si vede cosa decide l’INPS che ha 90 giorni per rispondere . Nella migliore delle ipotesi ci dà ragione e siamo a posto in caso contrario , se a livello legislativo non hanno ancora fatto niente, decidiamo il da farsi.
CHI DI VOI E’ INTERESSATA A PROCEDERE ,DEVE COMPILARE LA SCHEDA DI PREADESIONE , ALLEGANDO SOLO EVENTUALI ISTANZE GIA’ PRODOTTE NEI CONFRONTI INPS. NON ALLEGARE NULL'ALTRO.
LA SCHEDA DI PREADESIONE SI TROVA AL "COMITATO OPZIONE DONNA" SU "FACEBOOK"   VA POI INVIATA, senza allegati se non istante pregresse fatte singolarmente nei confronti a: comitato.opzione.donna@gmail.com ENTRO MARTEDI’ 23 p.v 

Leggi anche: Blasting News

VI salvaguardia: voglia di fare presto

Ultime notizie esodati della sesta salvaguardia: l'iter di legge mette il turbo
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Niente emendamenti al Ddl Esodati per la sesta salvaguardia per approvarlo entro settembre. 
Gli esodati sotto tutela della sesta salvaguardia sono in attesa dell'inizio dell'iter parlamentare per la legge che riguarderà i 5500 collocati in mobilità, i 12.000 autorizzati a continuare i versamenti volontari dei contributi, gli 8800 fra licenziati e cessati, quelli in congedo dal 2001 che toccano le 1800 unità e altri 4000 a tempo determinato nel periodo 2007/2011. Per tutti questi esodati la Legge di Stabilità 2015 dovrà risolvere in modo strutturale i loro problemi. Anticipazioni provenienti da fonti governative garantiscono che si farà presto.

Nessun emendamento

Il tempo stringe per approvare la Legge di Stabilità nei mille giorni del Governo Renzi e pertanto i deputati hanno deciso di agevolare la velocità di esecuzione della legge che riguarda gli esodati astenendosi dal presentare emendamenti di sorta. La volontà è quella di far presto e cessare con la stantia abitudine della decretazione d'urgenza, approvando la legge che mandi finalmente in pensione questa categoria particolare di lavoratori.

La discussione in Commissione

Durante la seduta in Commissione è stato predisposto un ordine del giorno che nei fatti conclude il capitolo esodati senza provvedimenti ulteriori di salvaguardia. L'ultimo provvedimento relativo assicura che venga rispettata la disciplina esistente circa il pensionamento per tutti coloro che, avendo perso il lavoro in modo involontario nel periodo precedente o anche successivo alla riforma, si aspettavano di essere mandati in pensione entro il successivo quadriennio (2012-2015), includendo anche tutti gli ex occupati esistenti in carico provenienti da altre situazioni di crisi aziendali e/o occupazionali.
Analizzando nel dettaglio le varie proposte emerge in particolare l'idea di istituire incentivi per la permanenza o il reinserimento dei 50-60enni, una miscela di lavori a tempo ridotto con pensionamento parziale, specifiche forme di flessibilità circa il pensionamento, costituzione di incentivi alle imprese che privilegiano l'esperienza per favorire il reinserimento degli over 50, adozione di misure di sostegno al reddito, assistenza mirata alla ricerca e l'adozione di un contributo di natura economica per reinserire gli over 60 rimasti senza lavoro e non hanno ancora i requisiti per la pensione.
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A Milano incontro con Susanna Camusso.

Breve relazione sull'incontro col segretario generale della CGIL Susanna Camusso.
Milano, 19/9/14 c/o Nuova Sede Regionale CGIL Lombardia

      per la CGIL:

Susanna Camusso
Elena Lattuada - Segretaria Generale CGIL - Lombardia
Campagnoli - Segretario Generale CGIL - Lodi

     per gli esodati:

Vincenzo Gnasso
Angelo Moiraghi
Antonio Perna
Fabio Orlando
Franca Carichino
Igor Momente
Antonio Fatuzzo


Vista la necessità di contenere al massimo la durata dell'incontro, si è lasciato a Vincenzo il compito di sintetizzare le diverse esigenze in un unico intervento.
Di seguito i principali punti accennati/trattati:

1 - La 6a salvaguardia è all'esame in Senato. L'unico ostacolo attuale è rappresentato dall'ordine del giorno di Ichino. Si chiede a Camusso, per quanto possibile, di fare pressione con i suoi interlocutori per superare l'ostacolo.

2 - Successivamente alla 6a salvaguardia, per il futuro dei non salvaguardati, si prende atto della piattaforma CGIL che auspica una soluzione strutturale della vicenda esodati.

3 - Si è accennato alle vicende legate ad interpretazioni restrittive da parte INPS relativamente all'opzione donna e Contributori Volontari ante 2007. Si ritiene che possa essere individuato un percorso "amministrativo". Si è accennato anche a casistiche di esodati che sono stati completamente e ingiustamente tagliati fuori dalla precedenti salvaguardie come i mobilitati senza accordo (perché messi in mobilità direttamente dal curatore fallimentare, e come coloro che hanno firmato accordi in sede territoriale. Al riguardo è stato consegnato il documento “domande a Camusso” (allegato). Al proposito si è richiesta la possibile collaborazioni degli Uffici Legali CGIL per valutare eventuali ricorsi. La risposta di Camusso è stata affermativa. Si può proseguire con una verifica più operativa con Rita Cavaterra e Vera La Monica.

4 - Si è espressa viva preoccupazione per i 200.000 esclusi dalle attuali salvaguardie, si auspica il riconoscimento degli accordi pregressi ante legge Fornero e la gradualità di intervento sino al 2018, come peraltro indicato nella legge stessa.

5 - Si è ribadito il rischio mediatico di banalizzare e di dichiarare definitivamente conclusa la vicenda esodati. In questo senso si considerano pericolosissimi i reiterati messaggi lanciati da Ichino e altri.

6 - Si è richiesta la disponibilità di Camusso per un incontro specifico con i nostri coordinatori nazionali. La disponibilità di Camusso è stata confermata, compatibilmente con un agenda di attività molto intensa da qui a fine anno.

7 - Perna ha apprezzato la disponibilità di CGIL che ospita presso la sua sede di Milano lo Sportello Esodati. Ha ricordato l'utilità del supporto informativo e a volta anche psicologico offerto ai molti che in questi anni si sono rivolti allo sportello. Il bagaglio di esperienze acquisite è un valore oggettivo che si suggerisce di mantenere e rendere disponibile anche in futuro.

8 - Si è lasciato una copia del Dossier Esodati e del documento “Questioni aperte” (allegato) sia a Camusso che a Campagnoli.

giovedì 18 settembre 2014

Flessibilizzazione anche per esodati?

Esodati, stop a nuove salvaguardie. Piu' flessibilità per la pensione
Scritto da 
Le Forze Politiche presentano in Commissione Lavoro del Senato un ordine del giorno in cui chiedono lo stop a nuove salvaguardie. Serve maggiore flessibilità in uscita e forme attive di invecchiamento.
Non ci sarà una settima salvaguardia. Il governo dovrà piuttosto cercare forme di invecchiamento attivo per i lavoratori "anziani" che abbiano perso il lavoro senza avere ancora i requisiti per il pensionamento. E' quanto si legge nell'ordine del giorno presentato ieri, in Commissione Lavoro al Senato da diversi esponenti della maggioranza tra cui Pietro Ichino (Sc), Hans Berger (Svp), Giuseppe Pagano (Ncd) e Annamaria Parente (Pd).
"Salvi alcuni casi - si legge nel documento - numericamente assai limitati, che soltanto per circostanze particolari e peculiari non rientrano tra quelli salvaguardati e ai quali dovrà essere dedicata la necessaria attenzione in funzione di soluzioni ad essi rigorosamente circoscritte, con quest'ultimo provvedimento di salvaguardia deve considerarsi conclusa la fase degli interventi legislativi volti a risolvere problemi transitori di applicazione della riforma con l'esenzione dalla nuova disciplina pensionistica in favore di persone interessate da accordi di scioglimento dei rapporti di lavoro in prossimità del pensionamento".
In altri termini il documento chiude le porte all'approvazione di ulteriori provvedimenti che derogano alla Riforma Pensionistica del 2011. Nel documento si sottolinea piuttosto che è "necessario, per altro verso, evitare che l'attesa di provvedimenti ulteriori di salvaguardia induca una parte dei potenziali interessati ad astenersi da possibili opportunità di occupazione".
Le forze politiche chiedono quindi al governo di sviluppare - anche sulla scorta delle migliori esperienze straniere di politiche di active ageing - un insieme organico di interventi volti a incentivare e facilitare la permanenza e/o il reinserimento dei cinquantenni e dei sessantenni nel tessuto produttivo, con forme di flessibilizzazione dell'età del pensionamento, di combinazione del lavoro a tempo parziale con pensionamento parziale, di incentivo economico alle iniziative delle imprese volte a ridisegnare le posizioni di lavoro in funzione della migliore valorizzazione delle doti di esperienza, equilibrio e affidabilità delle persone nell'ultima fase della loro vita attiva.
Inoltre, laddove nessuna delle anzidette misure di promozione dell'invecchiamento attivo possa essere adottata, ad affrontare il problema degli ultrasessantenni che abbiano perduto l'occupazione senza avere ancora i requisiti per il pensionamento e che si trovino in difficoltà nella ricerca di una nuova occupazione, attivando strumenti di sostegno del reddito, di assistenza intensiva nella ricerca e di contributo economico per l'assunzione, mirati a incentivare il loro reinserimento nel tessuto produttivo e non la loro uscita dal mercato del lavoro.
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La Rete scrive a... che...

Rete dei Comitati degli Esodati, Mobilitati, Contributori Volontari, ”Quindicenni”, Donne ESMOL, Esonerati Pubblica Amm.ne, Fondi di Settore e Licenziati senza tutele
 
           On.le  Senatore Maurizio Sacconi Presidente XI Commissione
           On.le Senatore Mario Mauro Relatore DDL  n. 1558
           A tutti i Componenti la Commissione Lavoro del Senato
E, per conoscenza:
           On.le Senatore Pietro Grasso  Presidente del Senato
           On.Dott. Giuliano Poletti Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale
 
Nella seduta di ieri, 16.9.14, della Commissione Senato è ripreso l’esame congiunto della sesta salvaguardia (DDL 1558/2014).
pietro-ichinoCrediamo sia ormai nota a tutti la volontà comune delle parti (comitati esodati e parti politiche) di soprassedere a presentare ulteriori emendamenti onde consentire una rapida emanazione del provvedimento che porterà così al pensionamento, con le vecchie regole, altri 32.100 “esodati”.
In questa sede e come per altro già precedentemente dichiarato, il Sen. Ichino ha presentato un ordine del giorno (quindi non un emendamento) il cui alcuni stralci, per completezza d’informazione, riportiamo sotto alla presente.
Premesso che dal punto di vista dell’iter legislativo questo OdG  non inficia il generale orientamento mirato al contenimento delle tempistiche, come purtroppo accade frequentemente, si rendono indispensabili alcune stigmatizzazioni.
E’ doveroso intanto puntualizzare che non è affatto vero che tra coloro che non rientreranno neanche in questa ultima salvaguardia si annoverino soltanto alcuni casi, numericamente assai limitati, imputabili a circostanze particolari e peculiari. Ci saremmo anche aspettati che il Sen. Ichino avesse voluto verificare bene quali categorie e quanti realmente sono i numeri dei cosiddetti “esodati” magari sostenendo, o promuovendone una nuova, l’interrogazione parlamentare dell’On. Gnecchi (che si allega alla presente) volta a verificare il reale fenomeno.
Realtà numerica che, a distanza di quasi 3 anni dalla manovra, non ci è dato di conoscere esattamente. Gli ultimi numeri ufficiali diffusi dall’INPS, (con relazione accurata del maggio 2012 che si allega alla presente nella quale si dichiara un margine di errore del 2%) e mai smentiti ufficialmente  ma, anzi, utilizzati diffusamente dalla RGS,  parlavano di quasi 400.00 soggetti interessati. Al netto dei sei provvedimenti di salvaguardia ne resterebbero, senza alcun reddito e senza pensione e condannati all’indigenza, a conti INPS, oltre 200.000.
Non ci sembrano, pertanto, “alcuni casi, numericamente assai limitati …” come sostiene l’On. Ichino nel suo documento.
 Altri sono i casi specifici che, sebbene meritevoli di attenzione e cura dal punto di vista umano, vanno trattati in separata sede. In merito è appena il caso di segnalare la distinzione tra “esodati” ed “esodandi” che fanno il Ministro Poletti ed il Sottosegretario Baretta che condividiamo.
Qui si parla di accordi sanciti a suo tempo dallo Stato e di patti elusi dal medesimo sulla pelle dei lavoratori quando questi non erano più nelle condizioni di poter ritrattare la loro disponibilità: perché già erano in mobilità, perché già avevano intrapreso un percorso di contribuzione volontaria o perché semplicemente avevano già sottoscritto con le rispettive aziende accordi ormai non più ritrattabili citiamo per tutti i casi di licenziamento (spesso senza alcun accordo e senza alcun ammortizzatore sociale) nei casi di chiusure aziendali per fallimento od altro.
E’ appena il caso di evidenziare anche il grave problema della discriminazione di genere perpetrata da quella manovra con il repentino innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia delle donne che si ritrovano oltre  5 anni senza alcun reddito e senza la pensione e delle quali spesso nessuno parla compreso l’On. Ichino.
Fu lo stesso premier Renzi a parlare di “patti disattesi” nel suo discorso di insediamento ma, a questo proposito, preferiamo partire dal pesante J’accuse pronunciato da Confindustria attraverso Il Sole 24 Ore, in data 14 aprile 2012 nei confronti dell’allora governo Monti e che si limita ai mobilitati ma il concetto è lo stesso per cessati, licenziati e contributori volontari.
Un mese e mezzo dopo, il Ministro Elsa Fornero emana il primo decreto di salvaguardia. Per mobilitati e appartenenti a fondi di settore non c’è traccia di vincoli temporali, tant’è vero che ci sono mobilitati salvaguardati che andranno in pensione anche dopo il 2020. I pochi rimasti esclusi verranno successivamente recuperati con il secondo e terzo provvedimento.
Diverso è il caso dei contributori volontari, dei cessati, dei licenziati (questi ultimi per lungo tempo neanche presi in considerazione) e delle altre categorie numericamente più esigue, tutti penalizzati da limitazioni e requisiti chiaramente strumentali al solo contenimento delle salvaguardie. Tant’è vero che il Dossier presentato dalla Rete dei Comitati (al Sen. Ichino è stato consegnato più volte proprio in considerazione della sua palese idiosincrasia avverso lo strumento) da sempre sostiene il 2018 come anno limite per una mediazione accettabile e sostenibile e non il 2015. Com’è possibile, per esempio, che vi siano mobilitati da salvaguardare dopo il 2020 e nessun contributore volontario già a partire dal 2016?
Per quanto attiene i contributori volontari essi sono stati sempre derogati dalle norme di TUTTE le riforme previdenziali (vedasi quelle del 2004 L.243,e del 2007 L.247) ed anche tale manovra, alla lettera d) del comma 4 dell’articolo 24, confermava tale prassi consolidata. Fu lo stesso Ministro Fornero con i suoi DM attuativi a cancellare sostanzialmente tale deroga (ponendo tali e quante condizioni per beneficiarne da renderla attuabile solo per pochi fortunati) non in nome di una giustizia sociale ma in nome del “fare cassa” sulla pelle di decine di migliaia di “esodati”. Su questa categoria il Ministro ha anche infierito imponendo all’INPS di non riconoscere le precedenti deroghe mai revocate dalla sua manovra (per i cosiddetti contributori volontari autorizzati ante 2007).
L’incongruenza di chi oggi parla di esodati come di persone quasi beneficiate dallo Stato, che si appresterebbero a cavalcare la tigre al grido di “tutto come prima”, è quindi evidente e meriterebbe qualche argomentazione un poco più solida di quelle che ci propone il Sen. Ichino attraverso il suo sito e i media. Se lo Stato ha creato un vulnus, lo Stato ha il dovere di sanarlo a prescindere dai numeri; in caso contrario non svolge la funzione alla quale è stato chiamato. Il concetto secondo il quale sarebbe impossibile salvare tutti gli aventi diritto perché verrebbero meno i benefici della riforma Fornero è antitetico quindi inaccettabile. Oltretutto  è’ lo stesso INPS (cfr. pag.12 della relazione della Dr.ssa Mundo al X Congresso Nazionale Attuari del 7.6.13) a certificare che i risparmi previsti, nel periodo 2011-2021, dalla manovra sul sistema previdenziale sono 80 miliardi e non i 23 previsti dalla RGS nella relazione alla manovra stessa.
Il disavanzo INPS sappiamo tutti molto bene da dove proviene e sappiamo altrettanto bene che non è stato causato dalla previdenza. Sappiamo altrettanto bene invece che il disavanzo in questione è la immediata e diretta conseguenza dell’improvvido quanto consapevole incorporazione del più colossale debito contributivo della storia; debito che ora verrà inevitabilmente socializzato a discapito dei pensionati di oggi e, ancor più, di quelli di domani (che sono poi i lavoratori di oggi). La riforma pensionistica è stata quindi provocata dalla necessità di far cassa e a riprova basterebbe andarsi a leggere le relazioni di bilancio dell’Istituto a cavallo della riforma pensionistica (e del lavoro). Piuttosto la riforma era già nella famosa lettera della BCE dell’agosto precedente ed era chiaramente indirizzata al superamento del regime retributivo tout court, come era chiaramente rivolta a depotenziare lo statuto dei lavoratori.
La Rete dei Comitati chiede fermamente a tutti i senatori di votare contro l’ordine del giorno in oggetto per le suesposte argomentate e documentate ragioni.
La Rete dei Comitati ribadisce il suo forte appello, a tutti i parlamentari ed al Governo, affinché venga attuata, anche a partire dalla Legge di Stabilità di prossima discussione, una urgente soluzione, unicamente di tipo previdenziale e non assistenziale, per i cosiddetti “esodati” non ancora salvaguardati e non ricompresi nel DDL 1558.
Per la “Rete” dei Comitati degli Esodati, Mobilitati, Contributori Volontari, ”Quindicenni”, Donne ESMOL, Esonerati Pubblica Amm.ne, Fondi di Settore e Licenziati senza tutele
Francesco FLORE  -  comitatiesodatinrete@gmail.com
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mercoledì 17 settembre 2014

Si procede senza intoppi

Riforma pensioni 2014, Quota 96, esodati e precoci: Senato e Buona Scuola, svolte in vista
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Riforma pensioni 2014, il Senato approverà la sesta salvaguardia pro esodati: Quota 96 entrano nella Buona Scuola.
Prosegue senza soluzione di continuità il dibattito in tema di riforma pensioni 2014 e previdenza: le ultime notizie su Quota 96, esodati e precoci paiono positive, con gli esodati in particolare ormai vicino ad un importante traguardo e i lavoratori precoci messi in condizione di guardare alla Legge di Stabilità con maggiore ottimismo in seguito alle dichiarazioni rilasciate dal Commissario INPS Vittorio Conti. Riforma pensioni 2014 invece lontana per i Quota 96 che comunque non mollano: gli esodati del comparto Istruzione hanno messo a punto il messaggio condiviso che ciascun membro della categoria dovrà inviare nel caso decida di prendere parte alla consultazione pubblica indetta da Renzi nell’ambito del pacchetto di riforma La Buona Scuola. Dovessimo leggere i segnali in senso assoluto, potremmo dire che qualcosa sembra muoversi in vista di una Legge di Stabilità che sarà comunque decisiva: per il momento a Palazzo Chigi tutto tace, ma l’impressione è che la partita vera si giocherà tra il governo e Cottarelli con quest’ultimo investito di pieni poteri decisionali in vista della stessa Legge di Stabilità. Fondamentale sarà allora comprendere in che direzione vorrà andare il commissario alla spending review: gli spiragli per una riforma delle pensioni 2014 condivisa ci sarebbero, tutto sta a capire se il governo Renzi e lo stesso Cottarelli decideranno di sfruttarli o se invece passeranno oltre volgendo lo sguardo ad interventi ritenuti prioritari. 

Riforma pensioni 2014, Quota 96: via a La Buona Scuola, ecco il messaggio condiviso
Come accennato una riforma delle pensioni 2014 è ben lontana dal concretizzarsi per i Quota 96 che comunque continuano a portare avanti la propria lotta. Tramite la pagina Facebook, la categoria ha in particolare diffuso il messaggio condiviso che dovrà essere inviato nell’ambito della partecipazione alla consultazione pubblica indetta da Renzi in riferimento a La Buona Scuola: ‘La buona scuola inizia dal rispetto delle leggi - si legge sulla pagina ufficiale dei Q96 - Nessuno dei Quota 96 della Scuola mollerà finchè la propria richiesta di ottenere giustizia non verrà accolta. Renzi, se ama la giustizia e la legalità, deve provvedere subito, in corso d'anno!’. Un canale istituzionale dunque, al quale i Quota 96 della Scuola continuano comunque ad affiancare moti di protesta: la prossima manifestazione si terrà giorno 10 ottobre e vedrà ancora una volta impegnati fianco a fianco gli stessi Quota 96 e i Cobas. 

Riforma pensioni 2014, esodati: dal Senato un via libero certo
Riforma pensioni 2014 lontana anche per gli esodati che sono però vicini ad un importante traguardo: la Commissione Lavoro del Senato ha infatti esternato l’intenzione di non presentare emendamenti in merito alla sesta salvaguardia approvata in prima lettura dalla Camera lo scorso 4 luglio. Si va dunque verso un approvazione rapida, con oltre 30mila esodati che fruiranno del provvedimento. 

Riforma pensioni 2014, precoci: dall’INPS segnali confortanti
Giungono infine segnali confortanti per i lavoratori precoci, con il Commissario INPS Vittorio Conti ad aver sottolineato come l’idea sia quella di costruire un sistema più flessibile che lascerà ai lavoratori stessi ampi margini di scelta su quando decidere di uscire dall’impiego. Una nuova forma di pensione anticipata insomma che potrebbe fare al caso degli stessi lavoratori precoci, categoria al momento prigioniera di un’età pensionabile fissata dalla Fornero a quote proibitive (impensabile chiedere a chi lavora da quando aveva 15 o 16 anni di uscire dall’impiego a 67 anni). Seguiremo gli sviluppi, se desiderate rimanere aggiornati su riforma pensioni 2014 e previdenza cliccate il tasto ‘Segui’ in alto a destra.
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