Indirizzo mail

Puoi contattarci scrivendo a: cumpustela@gmail.com

sabato 13 febbraio 2016

Esodati vergogna di Stato

Esodati vergogna di Stato
La settima salvaguardia ha escluso, ancora una volta, una schiera di ex lavoratori che erano stati colti dalla contro riforma delle pensioni quando già avevano lasciato il lavoro, il più delle volte a seguito di forti pressioni da parte del datore di lavoro, ed erano in iter di accompagnamento alla pensione. Può apparire talvolta lezioso ribadire continuamente gli stessi concetti ma sovente diventa opportuno. Non si può infatti comprendere il dramma di queste persone, insolentemente definite “esodati”, come si direbbe di chi, deliberatamente magari anche incoscientemente, avesse intrapreso un percorso lungo ed irto di imprevisti, se non si coglie che invece si sta parlando di lavoratori letteralmente messi alla porta con le buone o con le cattive; in molti casi senza nemmeno una integrazione a sostegno (è il caso, per esempio, delle aziende fallite o delocalizzate) o, nel migliore dei casi, con una percentuale sullo stipendio che a mala pena sarebbe bastata per il sostentamento fino alla prevista decorrenza della pensione. Non si può comprendere la disperazione di queste persone se si continua a prendere a modello i casi, del tutto occasionali, di quei dirigenti caduti nella mattanza scudati da principesche buonuscite e che i media, di tanto in tanto e con gran parte del sentimento rivolto all’audience, non disdegnano di esporre al pubblico ludibrio. Se riusciamo, una volta per tutte a comprendere chi sono gli “esodati” riusciremo anche a cogliere la rabbia e non di rado la disperazione che, ormai da più di quattro anni, accompagna queste persone, questi lavoratori, queste famiglie, che ora hanno sintetizzato in questo coinvolgente video la violenza compiuta dallo Stato nei loro confronti. Una violenza che non si è affatto placata se, ancora dopo più di quattro anni, rimangono quasi 24.000 persone private del loro futuro se, dopo più di quattro anni, anziché restituire un diritto costituzionale negato, si pensasse di risolvere “a sconto” l’intera questione trasformando le prevaricazioni dello Stato in pretestuose formule di anticipo pensione. Sarebbe perseverare nella vergogna. Sarebbe appunto una vergogna di Stato; l’ennesima.
(Leggi)


Ricongiunzioni onerose: un problema irrisolto

Pensioni, Ricongiunzioni onerose: nuove dichiarazioni di Cesare Damiano al 12 febbraio 2016
Autore: Antonella Viviano -
12 febbraio 2016
PENSIONI, RICONGIUZIONI ONEROSE – Il Presidente della Commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano, nel suo intervento durante la trasmissione Coffee Break di La7, ha affrontato il tema delle ricongiunzioni onerose dei contributi previdenziali, ricordandone innanzitutto la genesi:” I ricongiungimenti onerosi furono introdotti con la legge 122 del 2010 e furono un errore del Governo Berlusconi. Furono introdotte perchè avemmo la richiesta dall’Europa di uniformare le condizioni previdenziali di uomini e donne. Si decise di partire dal pubblico impiego in cui le donne andavano in pensione a 60 anni e gli uomini a 65. Si portarono, dunque, ai 65, piuttosto speditamente anche le donne. Il Governo, per impedire che le donne del pubblico impiego potessero passare gratuitamente tutti i loro contributi all’Inps e continuare ad andare ad andare in pensione a 60 anni aggirando la norma, misero uno sbarramento che però coinvolgeva tutti, rendendo le ricongiunzioni onerose“.

PENSIONI, RICONGIUZIONI ONEROSE – Secondo Cesare Damiano: “Bisognerebbe che il Parlamento, mettesse dei soldi da parte, un fondo per riparare agli errori della politica, perché ci troviamo di fronte ad errori del legislatore che fanno pagare conti salatissimi”. Damiano ha sottolineato che le risorse provento dell’operazione dei ricongiungimenti onerosi finiscono”nella voragine del debito pubblico” ed ha aggiunto che “quando si fa una legge e si stanziano dei soldi, il mio desiderio sarebbe quello venissero davvero spesi, invece tornano nuovamente da dove sono arrivati e vengono dispersi”. Le cifre stimate allora per riparare all’errore commesso, ha spiegato Damiano, non furono univoche. La cosa chiara, in ogni caso è che:”L‘errore c’è stato e bisogna riparare, secondo me non dovrebbero esserci dei costi”. Ed in conclusione ha affermato che la volontà politica di riparare al danno è condivisa da tutte le forze politiche, deve diventare solo una “questione del Parlamento“.
(Leggi)

venerdì 12 febbraio 2016

Ancora dal bresciano: ecco l'appello per l'ottava salvaguardia

iN Chiari Week, il periodico settimanale del sud-ovest bresciano replica l'appello degli esodati


giovedì 11 febbraio 2016

Cgil, Cisl e Uil a Renzi: aprire il confronto sulle pensioni

Previdenza 
Cgil, Cisl e Uil a Renzi: aprire il confronto sulle pensioni11 febbraio 2016 ore 16.36
Camusso, Furlan e Barbagallo scrivono al premier. "Non è più rinviabile una discussione sul tema, sulla flessibilità in uscita e i problemi aperti: esodati, ricongiunzioni onerose, lavori usuranti, quota 96, donne e giovani. L'esecutivo si confronti"
Aprire subito un confronto sulle pensioni. Questa la richiesta dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, nella lettera che hanno inviato oggi (11 febbraio) al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e per conoscenza al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.
“Riteniamo necessario ed urgente affrontare il tema pensioni. Non è più rinviabile una discussione di merito sulla flessibilità in uscita e sull'insieme dei problemi aperti (il completamento delle salvaguardie degli esodati, le ricongiunzioni onerose, le questioni dei lavori precoci, di quelli usuranti, delle donne, la quota 96 della scuola, i requisiti per i macchinisti) e, soprattutto, delle future pensioni dei giovani”, scrivono i sindacati.
“È di tutta evidenza, come del resto da lei più volte affermato, che cambiare l'attuale sistema previdenziale, consentirebbe di dare risposte al tema centrale dell'occupazione, soprattutto giovanile, e di sottrarre il mondo del lavoro alle pesanti iniquità che si sono determinate”, prosegue la lettera.
“Il nostro obiettivo è di ricostruire un sistema pubblico solidale, che riconosca la diversità dei lavori e delle condizioni sia rispetto all'accesso che alla dignità dei trattamenti. A questo fine abbiamo proposto una ‘piattaforma’, che le alleghiamo, e svolto, lo scorso 17 dicembre, importanti iniziative di presentazione della nostra proposta ai lavoratori. Siamo con la presente a chiederle l'apertura di un confronto volto a definire una proposta del governo in grado di affrontare i temi proposti”, concludono Cgil, Cisl e Uil.
(Leggi)

Il silenzio non elimina gli esodati

A Brescia gli organi di informazione sono attenti  e pronti a dare lo spazio ed il rilievo dovuto al problema degli esodati.

Una storia da L'Aquila in TV

In pochi minuti la storia di un esodato aquilano
Nella puntata odierna di Ceffee Break condotto in studio da Andrea Pancani su LA7, la storia dell'esodato aquilano Bruno Fuschi, una delle nostre tante, raccontata con tanta dignità.
Video (frame dal minuto 51).


mercoledì 10 febbraio 2016

Esodati: sul piano del PD, il governo resta cauto

RIFORMA PENSIONI 2016, ESODATI: ECCO IL PIANO DEL PD, MA IL GOVERNO RESTA CAUTO
É sempre il tema riforma pensioni a tenere banco: il PD studia l'ottava salvaguardia per gli esodati, anche se il Governo resta cauto.
É sempre il tema riforma pensioni a tenere banco e, di giorno in giorno, arrivano nuove indiscrezioni importanti, come quella dello stop alle penalizzazioni sull'uscita anticipata . Oggi, però, vogliamo informarvi sulla questione esodati, in particolar modo sul piano del PD, intenzionato a giungere all'ottava salvaguardia per favorire questa categoria di individui che, dopo lariforma compiuta dal Governo Monti, si sono ritrovati senza alcuno stipendio e senza neanche una pensione.

Riforma pensioni, il piano del PD per gli esodatiLa proposta sarebbe nelle mani di due esperti in materia di riforma pensioni, che sono Maria Luisa Gnecchi e il noto Cesare Damiano. Anche se ancora è tutto da stabilire, il Governo però rende note le sue prime perplessità, perché la paura principale è quella legata ad un eventuale costo troppo eccessivo per rendere effettivo tale intervento. La questione non è facilmente risolvibile, in quanto il Governo ritiene che un'ottava salvaguardia potrebbe sottrarre risorse importanti per le altre politiche che si vogliono mettere in atto.
In ogni caso, il piano per gli esodati non potrà essere attuato prima di marzo, quando verranno chiusi i termini per la partecipazione all'ultima salvaguardia. Secondo quanto afferma il Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, il costo del piano corrisponderebbe a zero per le casse dello stato, anche perché verrebbero utilizzati i risparmi residuali del fondo.
Ricordiamo che fino a questo momento sono stati oltre 172.000 gli esodati messi in sicurezza con i precedenti provvedimenti, per una spesa vicina agli 11 miliardi di euro. Il problema principale però, è quello che molti altri lavoratori potrebbero diventare esodati nel corso dei mesi a venire, sempre a causa dello spostamento dell'età pensionabile e delle condizioni sull'uscita anticipata che sono stati firmati antecedentemente alla riforma Fornero. Il numero degli esodati non è certo, ma le ultime stime parlano di quasi 30.000 individui ancora fuori dalla salvaguardia. Urge un intervento.
(Leggi)

domenica 7 febbraio 2016

Maria Luisa Gnecchi (PD) presenta interrogazione per un censimento

Riforma pensioni 2016 ultime novità: esodati e ottava salvaguardia, Maria Luisa Gnecchi presenta interrogazione per un censimento
7-2-2016
La settima salvaguardia degli esodati inserita nella Legge di Stabilità non è stata risolutiva perché ancora diversi migliaia di lavoratori rimasti senza reddito e senza pensioni sono fuori dalle tutele. L’onorevole Maria Luisa Gnecchi del Pd chiede al Governo di definire con precione la platea degli esclusi per predisporre l’ottava e definitiva salvaguardia di questi lavoratori esodati
Oltre alla Rete dei Comitati degli Esodati che ha avviato un censimento dei lavoratori rimasti senza lavoro e senza reddito, anche l’onorevole Maria Luisa Gnecchi ha presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro perché venga quantificato in maniera precisa il numero dei lavoratori interessati per preparare un provvedimento di ottava salvaguardia. Nell’atto ispettivo depositato in Commissione Lavoro alla Camera, si ricorda che già: “é stato richiesto al Ministero del Lavoro quanti sono i lavoratori suddivisi per sesso, inseriti in mobilità a seguito di accordi stipulati in sede governativa o non governativa entro il 31 dicembre 2011 e che matureranno i previgenti requisiti pensionistici entro due ovvero tre anni dalla fine del periodo di mobilità”.
La risposta fornita dal ministero attraverso il sottosegretario che ha la delega è stata: “Per quanto concerne lo specifico quesito posto nel presente atto parlamentare rappresento che sono circa 158 mila i lavoratori interessati da accordi governativi, sottoscritti tra il 2008 ed il 2011, che prevedono la mobilità non oppositiva finalizzata al raggiungimento dei requisiti pensionistici. Da ultimo rappresento che l’INPS, specificatamente interessato della questione, ha reso noto che sono in via di completamento le ulteriori analisi dei dati in possesso dell’istituto, peraltro particolarmente complesse e laboriose, al fine di fornire in maniera più dettagliata le informazioni richieste”.
La Gnecchi sottolinea che dal 17 dicembre 2015, ancora l’Inps non ha portato i dati richiesti pertanto si rende necessario determinare al più presto in maniera esatta: “Questa platea di soggetti, fino ad oggi non quantificati e di conseguenza considerati che attendono di capire quale potrà essere il loro destino, considerando che già con i provvedimenti in vigore, sono ammessi alla salvaguardia i lavoratori che maturano i previgenti requisiti entro un anno dalla fine della mobilità”.
(Leggi)