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martedì 1 settembre 2015

La verità sugli esodati

logoScrive Elide Alboni: 
La verità sugli esodati 

Pubblicato il 31-08-2015
Vorrei riepilogare la situazione del fondo esodati. Sulla carta ci sono i famosi 11.600 milioni della legge 228/2012. Un miliardo e 600 milioni dicono servano per la settima salvaguardia fino al 6 gennaio 2017, che nel ddl ha dentro sì esodati, ma anche quota 96, ferrovieri, marittimi e un numero elevato di legge 104. Poi viene lasciato tutto nel vago devastante su cosa faranno dopo per i due anni successivi sebbene ci siano i 3 miliardi e 300 milioni risparmiati nelle sei salvaguardie.
Ne sono stati salvati 114.000 e già pensionati 78.000. Ora si attende di sapere in questo guazzabuglio di interviste e vari deliri dei politici come pensano di salvare altri 49.500 esodati che ne hanno diritto, se con l’accetta per mettere dentro svariate altre categorie non esodate o facendo solo ciò che è equo e civile: usare davvero tutte le risorse rimaste – quei 3 miliardi e oltre – nel fondo esodati per quelli veri, trovando fondi per le altre criticità che pur devono trovare risposta, ma stanno ancora lavorando.
Il punto cruciale è questo e la nostra rivendicazione dopo 4 anni è chiudere il dramma esodati con le riserve del fondo che sono più che sufficienti per 49.000 persone. Poi che li stanzino a Natale o Pasqua o per il compleanno di Damiano o Poletti o del commesso della Camera non è importante! Importante è salvaguardare tutti gli esodati del transitorio 2011/2018 avendo certezza delle rimanenze sul fondo senza firmare, come ha fatto una onorevole, un ddl con dentro categorie che non sono esodate. Bisogna impedire pericolosissime emorragie e giungere alla fine del transitorio, il 6 gennaio 2019, evitando che la lotta continui a essere estenuante per chi si ritrova senza un euro. Questo disastro sociale non si può più tollerare.
Elide Alboni

lunedì 31 agosto 2015

Fine degli alibi: la verità sul fondo esodati

Fine degli alibi: la verità sul fondo esodati
di Elide Alboni 
VORREI riepilogare la situazione del fondo esodati. Sulla carta ci sono i famosi 11.600 milioni della legge 228/2012. Un miliardo e 600 milioni dicono servano per la settima salvaguardia fino al 6 gennaio 2017, che nel ddl ha dentro sì esodati, ma anche quota 96, ferrovieri, marittimi e un numero elevato di legge 104. Poi viene lasciato tutto nel vago devastante su cosa faranno dopo per i due anni successivi sebbene ci siano i 3 miliardi e 300 milioni risparmiati nelle sei salvaguardie.
Ne sono stati salvati 114.000 e già pensionati 78.000. Ora si attende di sapere in questo guazzabuglio di interviste e vari deliri dei politici come pensano di salvare altri 49.500 esodati che ne hanno diritto, se con l’accetta per mettere dentro svariate altre categorie non esodate o facendo solo ciò che è equo e civile: usare davvero tutte le risorse rimaste – quei 3 miliardi e oltre – nel fondo esodati per quelli veri, trovando fondi per le altre criticità che pur devono trovare risposta, ma stanno ancora lavorando.
Il punto cruciale è questo e la nostra rivendicazione dopo 4 anni è chiudere il dramma esodati con le riserve del fondo che sono più che sufficienti per 49.000 persone. Poi che li stanzino a Natale o Pasqua o per il compleanno di Damiano o Poletti o del commesso della Camera non è importante! Importante è salvaguardare tutti gli esodati del transitorio 2011/2018 avendo certezza delle rimanenze sul fondo senza firmare, come ha fatto una onorevole, un ddl con dentro categorie che non sono esodate. Bisogna impedire pericolosissime emorragie e giungere alla fine del transitorio, il 6 gennaio 2019, evitando che la lotta continui a essere estenuante per chi si ritrova senza un euro. Questo disastro sociale non si può più tollerahttp://pensioni.quotidiano.net/news/2015/08/30/fine-degli-alibi-la-verita-sul-fondo-esodati/re.
/Leggu)

domenica 30 agosto 2015

Il fondo esodati e la settima salvaguardia

damiano-wIl fondo esodati e la settima salvaguardia

Mano a mano che passano i giorni, dagli articoli di giornale e dai dibattiti che si intrattengono nelle 
trasmissioni televisive colgo una preoccupante, crescente banalizzazione intorno alle problematiche che riguardano i “senza lavoro e senza pensione” (gli esodati) e coloro che invece non hanno argomenti per rivendicare altro che una maggior gradualità nell'applicazione delle attuali regole pensionistiche. Una generalizzazione in parte sicuramente figlia di quella collettiva disinformazione che fin dall'inizio incombe sul dramma degli esodati ma in parte, inizio a temere, figlia anche di una mirata strumentalità.
La discussione circa i provvedimenti legislativi da adottarsi a favore di queste due casistiche non può invece esimersi dal considerare che esistono attualmente due ben distinte esigenze, che un paese civile non può eludere:
  • restituire un diritto, di fatto acquisito, a coloro ai quali è stato materialmente sottratto;
  • introdurre criteri di gradualità nei restanti casi, proporzionalmente alla misura in cui incidono gli aspetti draconiani della contro riforma Fornero.
Premesso che la nostra Costituzione stabilisce che lo Stato provveda affinché chi abbia concluso il suo iter lavorativo possa contare su una restante esistenza dignitosa e in sostanziale conservazione del tenore di vita precedente, cosa della quale gli ultimi governi, eletti ai sensi di una legge elettorale che la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale bolla come illegittima, non sembrano proprio tener conto, bisogna distinguere tra chi si è visto cambiare le regole del gioco quando ormai gli atti erano stati sottoscritti e le decisioni irrevocabili erano state assunte e chi invece,in prossimità ormai dell’agognato traguardo, ma in costanza di un rapporto di lavoro, si vede allungare, seppure a dismisura e con discutibile equità, i termini per la quiescenza.
Ecco quindi che salvaguardare un diritto e graduare l’inasprimento di una legge non possono e non devono essere confusi o peggio, essere accomunati in una grossolana generalizzazione delle problematiche. Confondere esodati con precoci, quota 96, ferrovieri, ex fruitori della legge 104 e quant’altri lavoratori tutt’ora in attività, sarebbe stravolgere la natura stessa di una problematica, sarebbe scambiare una condizione di estrema povertà, indotta dalla scelleratezza di una legge frutto di un governo incostituzionale per proprietà transitiva, con la delusione di una pur legittima aspirazione mancata.
Non vi è dubbio che un lavoratore precoce abbia diritto a non vedersi addebitare la sua precocità come fosse una colpa, come non v’è dubbio che chi ha programmato la sua vita in base alle leggi vigenti al momento delle scelte, come per esempio le lavoratrici quindicenni, abbia diritto a che lo Stato ora rispetti i patti a suo tempo tacitamente intercorsi. La contemporaneità di due distinti diritti non implica però che le motivazioni siano sovrapponibili. Nel primo caso infatti siamo di fronte ad un caso di iniquità nei confronti di un lavoratore ancora in attività quindi, in senso generale, non siamo in presenza di uno stato di necessità indotto dalle circostanze. Nel secondo caso invece lo stato di necessità è del tutto palese, dal momento che la lavoratrice, privata della pensione, non è più attiva al lavoro e lo stato di necessità è diretta conseguenza del disconoscimento, da parte unilaterale dello Stato, delle leggi a suo tempo vigenti.
Si tratta perciò di applicare principi di equità in un caso e di costituzionalità nell’altro perché, nel tempo, è addirittura auspicabile che le leggi possano evolvere, ma le stesse leggi, ai sensi del dettato costituzionale, non possono intervenire retroattivamente sulla vita dei cittadini. Ecco quindi che diventa essenziale la distinzione tra “salvaguardia” e “gradualità”. In un caso si tratta di restituire tout-court un diritto, quindi la sostanza che da esso discende; nell’altro si tratta invece di integrare la legge con disposizioni coerenti ai principi di equità e di gradualità per quelle situazioni originariamente mal valutate dal legislatore.
Attualizzando il concetto: non si può fare un tutt’uno della settima salvaguardia, alla cui elaborazione è impegnata la Commissione Lavoro della Camera, con l’istituzione di un transitorio previdenziale che dovrebbe vedere la luce con l’approvazione della prossima Legge di stabilità. Stante l’evidente stato di necessità degli esodati, non ravvisabile invece in quei lavoratori tuttora in attività, le due problematiche non sono sovrapponibili concettualmente; tanto meno lo sarebbero ai sensi di legge, dal momento che la Legge 228 del 24 dicembre 2014, al comma 235, riconosce la specificità della condizione di esodato laddove dispone un fondo economico, con relative fonti di finanziamento, destinato esclusivamente a finanziare le future salvaguardie.
Non si possono quindi confondere i restanti 49.500 esodati, dichiarati da INPS in risposta alla ormai famosa interrogazione parlamentare della On. Gnecchi, con altre realtà quali, per esempio, i “Quota 96″ del comparto scuola o, peggio ancora, gli esuberi del comparto pubblico, ferroviario e gli stessi lavoratori precoci. Per tutti costoro, lo ribadisco, è doveroso individuare soluzioni eque e rispettose tanto della dignità delle persone quanto dei sacrifici da esse effettivamente sostenuti; soluzioni che potrebbero probabilmente concretizzarsi con l’istituzione di un regime transitorio, ma non devono interferire, in nessuna maniera, con i fondi destinati alla salvaguardia di quelle 49.500 persone che rispondono ai requisiti che, in combinato tra loro, connotano appunto la condizione di esodato e che di seguito riprendo dal Dossier della Rete dei Comitati:
  • non essere più occupati al 31.12.2011 per avvenuta risoluzione contrattuale a qualsiasi titolo, oppure avere entro quella data sottoscritto accordi collettivi o individuali che come esito finale prevedano il futuro licenziamento;
  • maturare il requisito pensionistico con le previgenti norme entro il 31.12. 2018.
Non è affatto difficile intuire che, qualora l’abnorme accavallarsi di contrastanti pseudo notizie di questi giorni, molte delle quali accomunate da uno stridente contrasto con gli elementari principi di cui sopra e sfornate a tambur battente da ogni sorta di media, dovessero trovare conferma nei prossimi atti di governo, più d’un comitato esodati, in special modo quelli fuorusciti dalla Rete dei Comitati, non esiterebbero ad avviare numerosi contenziosi, di certo lunghi e gravosi ma altrettanto promettenti, la cui soluzione non potrebbe essere demandata che alla Corte Costituzionale.

mercoledì 26 agosto 2015

Finalmente in arrivo la 7^ salvaguardia per i lavoratori esodati

FINALMENTE IN ARRIVO LA SETTIMANA SALVAGUARDIA PER I LAVORATORI ESODATI
Aggiornamento al 24 agosto 2015 della situazione della settimana salvaguardia per i lavoratori esodati. 
24 agosto 2015 
ANTONIO BALDASSARRE
Sembra sia vicina la soluzione per 26.000 ex-lavoratori esodati rimasti fuori dai sei precedenti provvedimenti di salvaguardia che hanno consentito l'accesso alla pensione secondo le regole in vigore prima della legge Fornero. Il provvedimento dovrebbe essere messo a punto entro ottobre e sfrutterà 3,3 miliardi di euro risparmiati sui fondi stanziati per le precedenti salvaguardie. I destinatari dovrebbero essere tutti i lavoratori appartenenti alle categorie già individuate nei sei provvedimenti fin qui emanati, consentendo l'accesso alla pensione a coloro che matureranno la pensione nel corso del 2016.
Parte integrante del provvedimento dovrebbe essere anche "l'opzione donna"  che consentirebbe alle donne l'uscita anticipata dal mondo del lavoro optando per il passaggio al sistema contributivo, meno favorevole rispetto al retributivo. 

Esodati: una soluzione non per tutti

Il provvedimento a cui si sta pensando non rappresenta una soluzione definitiva al problema degli esodati poiché i numeri forniti dai comitati vanno ben oltre le 26.000 unità di cui si parla per la settima salvaguardia, tuttavia dimostra la volontà del governo di continuare il percorso di tutela avviato dopo l'entrata in vigore della legge Fornero. La volontà di risolvere il problema definitivamente é chiara anche perché si parla da piú di un anno di Pensione Anticipata. L'obiettivo sarebbe quello di fornire uno strumento legislativo per consentire un turn over anticipato dei lavoratori delle aziende, che consenta ai giovani di entrare nel mondo del lavoro dando alle aziende la possibilità di incrementare la produttività e recuperare competitività. Purtroppo le rigide posizioni europee in tema di previdenza e conti pubblici rendono molto difficile l'individuazione di misure strutturali compatibili con gli obiettivi di bilancio del nostro Paese. È quindi piú probabile che si prosegua con la tutela degli esodati attraverso le salvaguardie o altri provvedimenti mirati. 
Il mese di Ottobre sarà dunque decisivo per molti lavoratori in cerca di decifrare il proprio futuro.
(leggi

venerdì 21 agosto 2015

Nuove chances con la settima salvaguardia

Pensioni / Esodati, nuove chances con la settima salvaguardia

Scritto da  Franco Rossini
Ho scoperto soltanto da qualche giorno di essere in possesso dei requisiti per accedere alla sesta salvaguardia della legge 104/14 lettera g)- come mi posso cautelare? è bene che invii la documentazione relativa, anche se in ritardo? verrà bocciata dall'INPS ? cosa mi consigliate?
Le domande per la fruizione della sesta salvaguardia sono state chiuse lo scorso 5 gennaio. Pertanto la lettrice non può piu' fare domanda per l'accesso alla tutela prevista dalla legge 147/2014. Si consiglia ora di seguire l'evoluzione della settima salvaguardia, a settembre, che dovrebbe in sostanza riaprire i termini per la presentazione delle domande. Nei progetti di legge in discussione in Parlamento si intende infatti concedere una ulteriore ciambella di salvataggio anche a chi nel 2011 fruiva dei congedi e dei permessi per assistere un familiare disabile. Se questo progetto di legge sarà approvato la lettrice potrebbe quindi ripresentare la domanda nei prossimi mesi. 
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martedì 18 agosto 2015

Né lavoratore né pensionato: i problemi psicologici degli esodati

Né lavoratore né pensionato: i problemi psicologici degli esodati17/08/2015
Gli esodati si sono sentiti improvvisamente mancare la terra sotto i piedi, quella terra fatta di una certa stabilità economica e sociale che avrebbe garantito loro una vecchiaia più serena.
Il termine Esodato è stato uno dei termini più utilizzati durante questo periodo di crisi economica. Esodato è colui che ha interrotto il proprio rapporto di lavoro, spesso accettando pacchetti o incentivi economici volti a tutelarlo fino al raggiungimento della pensione. E’ colui che avrebbe dovuto maturare i requisiti per andare in pensione nel 2012, con possibilità di pensionamento a partire dal 2013 dunque, ma che, a seguito della Riforma Fornero e dell’innalzamento dell’età pensionabile, ha visto drasticamente allungarsi l’attesa per raggiungerla. Spesso l’esodato, persona ormai adulta, ha a carico famiglie, figli non ancora autonomi, genitori malati o mutui.
Evidente è dunque il duro colpo economico che gli esodati hanno subito, ma cosa dire dei risvolti psicologici?

In un periodo di transizione quale il passaggio dal sentirsi lavoratore al sentirsi pensionato, l’individuo rimette nuovamente in gioco se stesso e i suoi progetti, pian piano comincia a prepararsi alla sua nuova identità sociale; organizza mentalmente le attività da fare, con i risparmi di una vita di lavoro, quando sarà finalmente libero dagli impegni professionali, e forse fantastica già su quello sfizio che si sarebbe tolto una volta in pensione.
Gli esodati, invece, si sono sentiti improvvisamente mancare la terra sotto i piedi, quella terra fatta di una certa stabilità economica e sociale che avrebbe garantito loro una vecchiaia più serena. I soldi dunque mancano, le responsabilità familiari si accavallano e non si è più in grado di ridefinirsi socialmente, non si ha più un ruolo. Anche il duro colpo psicologico si fa ora più chiaro.
Nell’ambito del suo lavoro di tesi, il giovane psicologo Lorenzo Aragione, ha studiato gli effetti della riforma Fornero sulla salute psico-fisica degli esodati.
Nell’articolo consigliato, nel quale è riportata un’intervista al Dott. Aragione, si può leggere a fondo come è stata organizzata e come si è svolta la ricerca e gli importanti risultati emersi. Alcuni tra tanti? Gli esodati hanno mostrato una significativa presenza, maggiore rispetto ai coetanei lavoratori, di ansia, insonnia, depressione e malattie cardiovascolari. Sorgono sfiducia, scoraggiamento e la sensazione di essere inutili e impotenti. Per la vergogna, soprattutto gli esodati di sesso maschile, non si confidano fino in fondo né con la famiglia né con i conoscenti, è così dunque che si isolano dagli altri.
Quali azioni si fanno per contrastare gli effetti psicologici di tale crisi? Quale effetto avrà quest’ultima sul Sistema Sanitario Nazionale dato che gli scompensi sul piano sia fisico che psicologico degli esodati richiederanno un elevato livello di assistenza sanitaria?
Per un interessante approfondimento sul tema vi consiglio di proseguire con la lettura dell’intervista.
Le testimonianze raccolte nel corso della ricerca sono emblematiche di migliaia di storie di donne ed uomini, fuoriusciti dal mercato del lavoro, per motivi diversi e nel rispetto delle regole vigenti fino al dicembre 2011, ma che, a seguito dei provvedimenti della riforma Fornero, sono approdati gioco-forza in una «terra di nessuno». Pur nella diversità dei singoli vissuti, le testimonianze raccolte in questo lavoro presentano aspetti comuni e ricorrenti.
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lunedì 17 agosto 2015

Damiano ottimista dopo gli interventi di Renzi e Padoan

Riforma pensioni: Damiano ottimista dopo gli interventi di Renzi e Padoan, le novità                                                 Riforma pensioni Damiano su esodati e flessibilitàIl presidente della commissione Lavoro di Montecitorio ricorda che il 9 settembre prossimo si terrà l'incontro sulla pensione anticipata delle donne.
                      

Pensioni, Damiano fiducioso dopo dichiarazioni del premier e del presidente Inps

Lo ha ricordato nel corso di questa settimana il presidente della commissione Cesare Damiano, parlamentare della minoranza riformista del Pd che ha lavorato a lungo affinché si sedessero attorno a un tavolo i tecnici e i rappresentanti del ministero dell'Economia e della Ragioneria dello Stato, del ministero del Lavoro e dell'Inps. I primi due incontri si sono già svolti la scorsa settimana, il prossimo incontro dovrebbe essere quello definitivo per consegnare le proposte ufficiali da introdurre nella legge di Stabilità che tra non molto sarà discussa dalla Camere. Proroga Opzione donna e questione esodati sono i due punti da affrontare nel "primo tempo" della manovra previdenziale del Governo Renzi. La speciale seduta della commissione Lavoro sarà utile a certificare, come in una sorta di conferenza di servizi, quali siano gli effettivi risparmi sulle salvaguardie degli esodati, che l'Istituto nazionale per la previdenza sociale presieduto da Tito Boeri stima in 3,3miliardi di euro fino all'anno 2022. Risparmi che si cercherà probabilmente di poter utilizzare per affrontare il problema degli over 55 che hanno perso il lavoro e necessitano di un "ponte" per la pensione.
DVERTISEMENT

Novità su Opzione donna, esodati e pensione anticipata per tutti nella prossima legge di Stabilità

"Intendiamo realizzare la settima salvaguardia esodati - ha spiegato Damiano in un comunicato - includendo nuove famiglie attualmente non tutelate". In merito alle pensioni delle donne il punto è la correzione della circolare dell'Inps che interpreta le norme sull'opzione contributivo in maniera "molto restrittiva"; l'obiettivo è quello di permettere di accedere alla pensione anticipata a 57-58 anni anche alle lavoratrici (dipendenti e autonome) che raggiungono i requisiti attualmente richiesti entro la fine del 2015. Il "secondo tempo" della partita sulle pensioni, sicuramente quello più importante e decisivo per riparare ai guasti provocati dalla legge previdenziale del Governo Monti, "riguarderà il confronto sulla flessibilità in uscita - ha sottolineato l'ex sindacalista della Cgil - che si aprirà invece in vista della legge di Stabilità". Damiano si dichiara ottimista alla luce delle recenti dichiarazioni di "Renzi, Padoan, Poletti, di Boeri e da ultimo - ha detto - di Filippo Taddei", il responsabile economico del Pd.
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domenica 16 agosto 2015

Sarà un autunno caldo

IL CANTIERE PENSIONI NON VA IN VACANZA, SARÀ UN AUTUNNO CALDO, ECCO SU COSA SI LAVORA
Tutti in ferie ma lavorando: INPS, Ministeri, Commissioni e Governo, si lavora per le riforme delle pensioni da quota 41 alla flessibilità.Esodati e settima salvaguardia, opzione donna, quota 41 e precoci, questi i punti focali su cui sta lavorando il Governo per modificare il sistema pensionistico nostrano. Diversi incontri preparatori sono stati già tenuti in questi giorni con il lavoro in sinergia del Ministero del Lavoro e dell’Economia, dell’INPS, delle Commissioni della Camera e della Ragioneria di Stato. Gli interventi previsti prescinderanno dalla Legge di Stabilità perché alcuni punti in lavorazione sono urgenti e quindi vanno approvati subito. Il Ministro Padoan sta trattando conBruxelles un’ allargamento delle maglie dell’austerità che consenta di provvedere alla riforma delle pensioni senza l’assillo delle severe norme di bilancio della UE enello stesso tempo di applicare la diminuzione delle tasse promessa da Renzi.

Opzione donna e salvaguardia esodati subito al viaTra le azioni urgenti c’è senza ombra di dubbio la cosiddetta “opzione donna” che va approvata immediatamente per consentire alle lavoratrici di poter andare in pensione entro il 31 dicembre 2015. Inserirla nella futura legge di stabilità porterebbe il provvedimento ad essere posticipato all’anno venturo. Le lavoratrici che raggiungono 58 anni di età e 35 di contributi devono poter uscire dal lavoro già entro la fine di quest’anno ed in quest’ottica pare che un accordo sia già stato trovato con appuntamento fissato per il 9 settembre. Per gli esodati sembra in dirittura d’avvio la settima salvaguardia, la possibilità concessa ad altri 26mila lavoratori di accedere alla pensione con le regole antecedenti la riforma Fornero. Si tratterebbe di allungare di un anno i benefici concessi con la sesta salvaguardia, e portare perciò la decorrenza della pensione dal 6 gennaio 2016 al 6 gennaio 2017.

Precoci e quota 41Per Damiano, massima attenzione ai lavoratori precoci cui dovrebbe essere concessa la possibilità di uscire dal lavoro anticipatamente. Si valuta la possibilità di concedere la pensione ai lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni, a prescindere dall’età anagrafica di uscita, ma con il solo requisito di aver raggiunto i 41 anni di contributi. Punto cruciale è che l’assegno pensionistico venga concesso senza alcuna penalizzazione per questi soggetti. Questo provvedimento porterebbe il Governo ad ottenere il doppio risultato di mandare in pensione gente che da troppi anni è nel mondo del lavoro, e permettere ad altri di sostituirli e quindi di dare spazio a nuova occupazione.
Flessibilità in uscita
La discussione più consistente per la riforma delle pensioni, si ha per la flessibilità in uscita, il permettere ai lavoratori di uscire prima con piccole penalità di importo dell’assegno. Per la flessibilità, probabilmente si dovrà attendere la nuova legge di Stabilità da approvare entro la fine dell’anno. Si lavora per permettere ai lavoratori di scegliere quando uscire dal lavoro a partire dai 62 anni con il sistema contributivo e rinunciando al 2% di pensione ogni anno di anticipo. Bisognerà anche correggere il tiro sull’aspettativa di vita per fare in modo da non costringere i lavoratori a continuare a prestare servizio fino ai 70 anni e naturalmente alle aziende di permettere nuove assunzioni con un ricambio generazionale più repentino.
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