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mercoledì 28 marzo 2012

Se vi sembran pochi...

“Esodati e fregati”: i 350mila che si sono licenziati contando su incentivi “fantasma”
Mario Monti chiede al paese di “essere pronto” alle riforme che il suo governo sta portando avanti. Si riferisce in particolare alla polemica sull’articolo 18 e alla riforma del mercato del lavoro. Ma il discorso potrebbe valere anche per i cosiddetti esodati la cui situazione sintetizza come si possano creare veri e propri danni in nome del rigore. Un rigore, tra l’altro, a senso unico se è vero, come documenta la Cgia di Mestre che le nuove aliquote Imu per le seconde case penalizzano redditi intorno ai 25 mila euro e beneficiano, invece, redditi da 100 mila euro (con uno sconto di 14 euro).

Lavoratori esodati è un nome terribile che la stampa ha scelto per descrivere la vicenda di quei dipendenti incentivati a uscire dalla propria azienda o fabbrica con la prospettiva di poter approdare alla pensione in un numero certo di anni. Licenziamenti concordati, dunque, in cui un certo numero di lavoratori ha scelto di rimanere disoccupato in cambio di una quota di reddito sufficiente ad accompagnarli alla condizione pensionistica. Solo che questo avveniva con le vecchie regole del sistema previdenziale, prima che, in un solo colpo, il governo Monti portasse l’età minima per la pensione a 66-67 anni. Uno “scalone” che ha imposto a molti di quei lavoratori una prospettiva di vita, non breve, da passare senza reddito. Gli incentivi erano infatti tarati per periodi di due-tre anni e non basterebbero per cinque-sei o addirittura nove anni come raccontano alcuni casi che abbiamo raccolto su ilfattoquotidiano. it che qui riassumiamo. Il problema è che non si tratta di pochi casi. Le stime oscillano tra 100 e 350mila e la differenza è data dal conteggio o meno dei lavoratori “autorizzati ai contributi volontari” che costituiscono una parte cospicua. Per tutti i casi presi in considerazione dal governo al momento della riforma – lavoratori in mobilità, contributi volontari, in regime di Fondo di solidarietà – il “Salva Italia” aveva individuato deroghe e stabilito un finanziamento (dai 240 milioni del 2013 si saliva ai 1220 milioni nel 2016).

Ma nell’elenco mancava la tipologia specifica dei lavoratori incentivati all’esodo. Questi sono poi stati aggiunti con il “mille-proroghe” ma a saldo invariato. E ora le risorse non bastano e forse non bastano nemmeno per tutti gli altri. E così, al momento, ci sono centinaia di migliaia persone nel limbo in attesa di una soluzione che il ministro Fornero ha annunciato realizzarsi “entro il 30 giugno”. Ma che soluzione? Intervistata dalla trasmissione Report di Milena Gabanelli, Elsa Fornero non si è mostrata particolarmente sensibile al tema dimostrando di avere più a cura il proprio ruolo di ministro rigorista. “Siamo stati chiamati a fare un lavoro sgradevole non a distribuire caramelle” ha spiegato a Bernardo Iovene che l’intervistava, contestando che la riforma pensionistica nel suo complesso sia solo “contro”. “Io mi sforzo di far capire – ha detto – che c’è molto per… molto a favore”. Certo, la “riforma della pensione è severa… sì, sì, severa, anzi di più, dura”. Ma l’Italia, ricorda, rischiava di finire in fondo al baratro. E noi, i tecnici, l’abbiamo salvata. Ma torniamo al caso degli esodi rimasti senza pensione. Fornero vuole aggiustare la situazione, ma “non con il vecchio metodo delle promesse”. Non si può, “si perderebbe credibilità”. Un’ipotesi avanzata è che quei lavoratori ritornino al loro posto di lavoro. Eventualità accademica perché non esiste nessuna azienda disposta a tanto. Alle Poste, ad esempio, i sindacati raccontano che “l’azienda rifiuta di accogliere qualsiasi ripensamento di chi ha già firmato l’uscita incentivata e ha ultimamente chiesto di rimanere in servizio”. “Figurarsi se aderirà a riammettere in servizio chi è già uscito” scrive una nota della Ugl. Il massimo che l’azienda postale è disposta a fare è firmare un Avviso comune con i sindacati per chiedere al governo di estendere da 24 a 36 mesi la copertura contributiva e di utilizzare il Fondo di solidarietà interno per un sostegno al reddito.

Se il rientro in azienda non è possibile, il ministro, sempre a Report, fa intravedere una seconda soluzione, il sussidio di disoccupazione. La nuova “Aspi”, del resto, è stata annunciata come in grado di arrivare dove la disoccupazione non è arrivata anche se i criteri sono gli stessi. Ma l’Aspi copre 12 mesi, 18 per gli over 55. Può bastare a chi rimane scoperto per un anno e mezzo, ma per gli altri avrebbe bisogno di una deroga. Senza contare che molti di questi lavoratori, come si legge dalle loro testimonianze, hanno appena concluso il periodo di disoccupazione seguente al licenziamento.
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Mobilitazione del 13-4-2012 a Roma: le motivazioni




Ricongiunzioni onerose

L'incredibile storia delle ricongiunzioni onerose.
Il caso dei cugini di POSTEL:
70.000 €uro per poter andare in pensione
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Alla fine sarà un'iniziativa unitaria

Pensioni, Cgil, Cisl, Uil e Ugl in piazza contro la riforma

Dopo anni i sindaca tornano a protestare in maniera unitaria. Gli "esodati" e le ricongiunzioni onerose fra gli obiettivi della protesta. Per Camusso è il segnale di una ritrovata unità. Napolitano: "Sulle questioni sollevate il governo sta studiando una soluzione"

ROMA - 28 marzo 2012 - Manifestazione unitaria, di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, il 13 aprile a Roma, contro "l'intervento disastroso sulle pensioni 1", per il nodo della "platea di esodati", e sul "tema delle ricongiunzioni onerose". Lo annuncia la leader Cgil, Susanna Camusso, spiegando che sarà quindi anticipata l'iniziativa Cgil prevista per il 17.

Parlando a margine di un incontro alla stampa estera, Camusso ha spiegato: "Abbiamo comunemente deciso, con Cisl e Uil, di anticipare al 13 aprile una manifestazione di tutti i lavoratori per l'intervento della cosiddetta riforma delle pensioni, per gli esodati e di tutti quei lavoratori che si trovano a dover riaffrontare ricongiunzioni molto onerose. Tutti quei soggetti che pagano un prezzo altissimo a una riforma che è stata fatta senza tener conto di una realtà presente e dei diritti in essere dei lavoratori", ha detto il segretario della Cgil.

Poco dopo l'annuncio, anche l'Ugl ha reso noto che si unirà agli altri sindacati nella protesta di piazza. "Resta fermo il nostro no a un provvedimento iniquo, che ha colpito categorie già deboli, dai lavoratori interessati da accordi di mobilità lunga, i cosiddetti 'esodati', a coloro che erano ormai vicini alla pensione", ha detto il segretario generale Giovanni Centrella. "Le modifiche attuate successivamente - prosegue il sindacalista - non sono sufficienti
a colmare l'ingiustizia di una riforma che non tiene conto dei sacrifici già affrontati da chi è già stato colpito dalla crisi".

Secondo Camusso, la manifestazione unitaria può rappresentare un segnale di una ritrovata unità sindacale. "Proviamo a interpretarlo così", ha risposto ai giornalisti a margine di un incontro alla stampa estera sulla possibilità che la manifestazione possa, appunto, essere il segnale di una ritrovata unità.

Sul nodo degli "esodati" è intervenuto anche il presidente della Repubblica: "C'è una questione aperta della quale i sindacati chiedono una modifica e credo che il governo stia studiando la soluzione", ha detto Giorgio Napolitano.




Pensioni tra dubbi e certezze a "La vita in diretta"

A "La vita in diretta" 
pensioni tra dubbi e certezze (frame da 2:27:00 a 2:48:10)
in specifico sugli esodati
(vedi da 2:32:45 a 2:33:47)

Quanti sono gli esodati?

A. Mastrapasqua
Pensioni: Inps, difficile dire quanti sono gli esodati
Ci sono difficoltà a definire la platea dei cosiddetti esodati, ma c'è un tavolo al ministero del Welfare che sta lavorando cui partecipa anche l'Inps. Lo dice il presidente dell'Istituto di previdenza, Antonio Mastrapasqua, dopo un'audizione alla Camera. "C'è un impegno che il ministro Fornero ha preso - continua il dirigente riferendosi al decreto entro il 30 giugno -. Il fatto certo è che c'è un tavolo che sta lavorando. Sarà rispettato il mandato del Parlamento".
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Esodato ad Agorà

Il breve intervento di Luigi, esodato IBM e le dichiarazioni di Savino Pezzotta - UDC
(frame da 9:12:00 a 1:17:05)

Dal Blog di Cesare Damiano

Oggi, mercoledì 28 marzo, su IL FATTO QUOTIDIANO un’intervista a Cesare Damiano «PER SALVARLI SERVE 1 MILIARDO SOLO PER IL 2013»

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