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giovedì 12 aprile 2012

Accoratamente

Gentili signore e signori,
probabilmente conoscete il mio impegno sulla questione che vi riguarda. Ero il relatore  al Senato del decreto di proroga termini in cui, nel passaggio alla Camera, sono state risolte alcune situazioni, lasciando le altre in sospeso. In sede di Commissione abbiamo elaborato , sulla base delle dichiarazioni del ministro Fornero, il seguente ordine del giorno:
G/3124/100/1 e 5
ACCOLTO DAL GOVERNO il 13 febbraio 2012

Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge… di conversione del decreto-legge "proroga termini", sono state presentate alcune proposte emendative finalizzate ad estendere le deroghe alle nuove norme in materia pensionistica di cui al comma 14 del decreto-legge 201/2011 ("salva-Italia")…;

Sen. Lucio Malan - PDL


ritenuto… che le ragioni sottese alle richiamate proposte emendative derivano da problematiche sociali dì obiettiva gravità e rilevanza cui appare necessario fornire una risposta compatibile con i problemi rappresentati, attraverso l'utilizzo degli strumenti di tutela più pertinenti
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di soddisfare le esigenze dei lavoratori i quali abbiano aderito ad accordi di esodo volontario o collettivo stipulati entro il 31 dicembre 2011, attraverso adeguate forme di sostegno al reddito, facendo in particolare ricorso alle tipologie esistenti di ammortizzatori sociali, se del caso modellate sulle esigenze di cui al presente atto.


A seguito di ciò, ho avuto diversi contatti con il ministro Fornero , che si è certamente impegnato a fondo sull’argomento. Il ministro stesso il 3 aprile, rispondendo ad interrogazioni, ha affermato: «Entro una settimana ci saranno date stime precise e sarà mia cura, certamente entro il termine stabilito dalla legge ma vorrei augurami molto prima, dare una soluzione al problema degli esodati che angoscia molti italiani».


Nel frattempo, però, il 24 marzo, veniva pubblicato il decreto-legge 29, il cui titolo è totalmente incomprensibile: “
Disposizioni urgenti recanti integrazioni al decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e al decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 ”. Il comma 2 dell’unico articolo del decreto è anche assai poco chiaro. Interviene sul decreto detto “salva Italia”, quello che ha spostato in avanti il traguardo della pensione per tanti italiani, aggiungendo un periodo all’articolo, di iniziativa parlamentare, che ha finalmente ridotto a 298mila euro all’anno gli stipendi di chi – nella pubblica amministrazione - prendeva di più. Il periodo introdotto è questo:
«Resta in ogni caso fermo che ai fini previdenziali le disposizioni di cui al presente comma operano con riferimento alle anzianità contributive maturate a decorrere dalla data di entrata in vigore del predetto decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con riferimento ai soggetti che alla data del 22 dicembre 2011 abbiano maturato i requisiti per l’accesso al pensionamento, non siano titolari di altri trattamenti pensionistici e risultino essere percettori di un trattamento economico imponibile ai predetti fini superiore al limite stabilito dal presente comma, purché continuino a svolgere, fino al momento dell’accesso al pensionamento, le medesime funzioni che svolgevano alla predetta data.».

Sembra di capire, insomma, che chi prendeva più di 298mila euro all’anno  di stipendio e ora se lo vede ridotto, se rientra nelle condizioni previste, prenderà la pensione sulla base del vecchio compenso , senza tenere conto della riduzione, neanche “pro quota”. Voci ministeriali dicono sia un diritto che verrebbe riconosciuto comunque, ma di certo non si tratta di persone in difficoltà economiche: sono uomini e donne, probabilmente pochissimi, che ora prendono quasi 25mila euro al mese e, fino allo scorso dicembre,  anche molto di più e che non resteranno neppure un giorno senza reddito poiché da un lauto stipendio passeranno a una lauta pensione. Il paracadute introdotto nel decreto sarà pure un loro diritto, ma di certo non c’è urgenza, di certo non si tratta di una “problematica sociale di obiettiva rilevanza” , come invece il ministro Fornero ha riconosciuto essere la Vostra.


Non appena ne ho avuto l’occasione, in sede di parere sul decreto in Commissione affari Costituzionali il 3 aprile , ho fatto rilevare queste cose. Ecco il sunto del mio intervento, come contenuto nel resoconto della commissione


“Il senatore
MALAN  ( PdL ), dopo aver rilevato la disomogeneità della seconda parte del comma 1 e del comma 2 rispetto all'unica norma effettivamente necessaria e urgente… commentando il comma 2 , nota che esso non reca alcuna copertura finanziaria, pur disponendo un beneficio in favore di alcuni soggetti, ed è in contrasto con un ordine del giorno approvato dal Senato cha ha impegnato il Governo a trattare unitariamente le situazioni previdenziali anomale determinatesi a seguito dell'entrata in vigore del decreto-legge cosiddetto "salva Italia"  (n. 214 del 2011).”

Se si ricorre addirittura a un decreto per salvare l’importo di qualche super-pensione diventa davvero difficile chiedere agli esodati di aspettare la stima complessiva
. È peraltro indicativo che il decreto 29, pur recando norme in materia previdenziale, porta la firma del solo Presidente del Consiglio e non quella del ministro del lavoro e delle politiche sociali, che evidentemente è stata scavalcata.  
Di conseguenza, ho presentato un emendamento per cancellare dal decreto la norma “salva maxipensioni” e un ordine del giorno per impegnare il governo a trattare la materia dei super pensionati insieme alla vostra e non prima. Questo è il testo:

ORDINE DEL GIORNO
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge AS 3221 (di conversione del decreto-legge n. 29/2011),
constatato che l’articolo 1, comma 2 del testo originale del decreto-legge introduce, per un numero ristrettissimo di persone a reddito superiore ai duecentonovantottomila euro annui, una deroga alle nuove norme in materia pensionistica di cui al comma 14 del decreto-legge 201/2011 ("salva-Italia"), volta a preservare da riduzioni trattamenti previdenziali che comunque verrebbero erogati nei tempi previsti;
richiamato l’ordine del giorno G/3124/100/1 e 5 a proposito dei cosiddetti “esodati”
, accolto dal governo in febbraio, in cui si riconosceva che le situazioni trattate costituiscono “ problematiche sociali dì obiettiva gravità e rilevanza cui appare necessario fornire una risposta compatibile con i problemi rappresentati , attraverso l'utilizzo degli strumenti di tutela più pertinenti”, ricalcando peraltro le parole del ministro del lavoro e delle politiche sociali espresse in sede di discussione dell’argomento nelle Commissioni;
ritenuto che le situazioni di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto legge 29/2011, pur meritevoli di attenzione, non costituiscono problematiche sociali  di obiettiva gravità;
impegna il Governo
ad affrontare le esigenze di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto in discussione contestualmente a quelle dei lavoratori i quali abbiano aderito ad accordi di esodo volontario o collettivo
 stipulati entro il 31 dicembre 2011, unitamente ad eventuali altre situazioni di particolare disagio venutesi a creare in seguito alle nuove norme in materia pensionistica di cui al comma 14 del decreto-legge 201/2011 ("salva-Italia"), compatibilmente con le risorse reperibili.


Ho ritenuto di comunicarvi quanto sopra proprio perché ritenni e ritengo ragionevole e sincero, per quanto difficile da accettare per Voi, il ragionamento del ministro Elsa Fornero: affrontiamo il tema tutto insieme, dopo aver fatto un quadro chiaro. Ma questo deve valere per tutti, anche i super funzionari della pubblica amministrazione, i quali magari hanno trovato qualche collega in grado di introdurre un comma in un decreto di tutt’altro argomento.


Contate su di me: seguirò la questione fino a che si troverà e approverà una soluzione.


Cordialmente


Lucio Malan

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